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Fmi: "L'area euro cresce poco anche a causa dell'Italia"

Fmi: "L'area euro cresce poco anche a causa dell'Italia"
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Nell'ottobre scorso il Fondo Monetario Internazionale ha ridotto le previsioni di crescita globale sulla base dell'aumento delle tariffe commerciali tra Cina e Stati Uniti: secondo l'FMI, una contrazione riconducibile in parte anche alla debolezza delle case automobilistiche tedesche, a causa dei nuovi standard sulle emissioni inquinanti, e alla fiacca domanda interna in Italia, legata ai rischi finanziari prodotti dalla nuova stagione politica sovranista.

Parabola dunque in discesa per le economie avanzate che arrancano: si prevede, in generale, una crescita del 2% quest'anno e dell'1,7% nel 2020. Con alcune incognite, come sottolinea Gian Maria Milesi-Ferretti, vice direttore del dipartimento di ricerca del Fondo Monetario Internazionale: "Se guardiamo alle prospettive a medio termine - spiega Milesi-Ferretti - è chiaramente possibile ritenere che - per un' economia come quella britannica, molto aperta al commercio, in particolare molto aperta ai servizi commerciali -la decisione di allontanarsi dai suoi principali partner commerciali, sia qualcosa che si tradurrà in costi".

Uno scenario che è il contesto di riferimento del World Economic Forum di Davos.

L'analisi di Sasha Vakulina, Euronews, a Davos: "La previsione di crescita economica dell'Europa è stata rivista tenendo in considerazione anche le tre maggiori economie, Germania, Francia e Italia, per la quale si prevede una crescita più lenta rispetto alle previsioni iniziali dell' FMI, e poi - da lì - per tutta l'area euro in rallentamento nel 2019".