Nella zona euro l’inflazione torna all’obiettivo del 2% a dicembre. Segnale rassicurante per la BCE e i responsabili della politica monetaria, con pressioni sui prezzi in calo.
L’inflazione nella zona euro è scesa al 2% a dicembre, centrando l’obiettivo di stabilità dei prezzi della Banca centrale europea (Bce) e rafforzando i segnali che l’impennata degli ultimi anni continua ad attenuarsi.
Le stime flash pubblicate da Eurostat mercoledì mostrano che il tasso annuo di crescita dei prezzi al consumo è rallentato dal 2,1% a novembre al 2,0% a dicembre, in linea con le attese del mercato.
Si sono attenuate anche le pressioni di fondo. L’inflazione core, che esclude le componenti volatili di alimentari ed energia ed è seguita da vicino dai responsabili della politica monetaria, è scesa al 2,3% su base annua dal 2,4% a novembre, il livello più basso da agosto.
Su base mensile, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,2% a dicembre, rimbalzando dal calo dello 0,3% del mese precedente.
La scomposizione dell’inflazione mette in evidenza un copione noto. I servizi continuano a segnare l’aumento annuo più marcato, al 3,4%, seppur in lieve calo rispetto a novembre.
L’inflazione di alimentari, alcol e tabacco è salita al 2,6%, mentre i beni industriali non energetici hanno registrato aumenti di appena lo 0,4%.
I prezzi dell’energia restano ben in territorio negativo, in calo dell’1,9% rispetto a un anno fa, un fattore chiave dietro il rallentamento più ampio dell’inflazione complessiva.
BCE: la politica monetaria resta ben impostata
Con l’inflazione complessiva e quella core in fase di stabilizzazione, i mercati finanziari vedono margini limitati per un intervento immediato da parte della Bce.
Secondo la piattaforma di scommesse Polymarket, c’è una probabilità del 97% che i tassi restino invariati alla prossima riunione del Consiglio direttivo a febbraio.
Le probabilità di un taglio dei tassi nel 2026 sono al 45%, mentre un aumento è considerato più improbabile, all’11%.
«Il punto chiave è che le pressioni sui prezzi si stanno normalizzando dopo anni turbolenti», ha dichiarato in un commento via email Joe Nellis, professore emerito e consulente economico di MHA.
«Inflazione complessiva e core si muovono ora in un intervallo relativamente ristretto, il che suggerisce che l’estrema volatilità del passato recente è alle spalle, anche se i rischi non sono scomparsi», ha aggiunto.
Per Nellis, la cautela resterà probabilmente il tema dominante.
«È comprensibile che i decisori siano riluttanti a dichiarare vittoria troppo presto», ha detto.
«La dinamica dei salari, i movimenti nei mercati energetici globali e una domanda disomogenea tra gli Stati membri continuano a rappresentare rischi per le prospettive. La Bce è quindi più propensa a mantenere invariati i costi di finanziamento, a meno che le condizioni economiche non peggiorino sensibilmente.»
Inflazione al 2%: cosa significa per famiglie e imprese
Il quadro di inflazione più morbida offre un po’ di sollievo alle famiglie, il cui potere d’acquisto è stato eroso da anni di rapidi aumenti dei prezzi.
Prezzi più stabili aiutano anche le imprese a pianificare investimenti e personale con maggiore fiducia. Tuttavia, il ritorno dell’inflazione all’obiettivo coincide con una dinamica economica ancora debole.
La spesa delle famiglie resta fiacca in diversi Paesi, la produzione industriale fatica a ritrovare slancio e il commercio transfrontaliero mostra segni di inerzia.
Nellis ha avvertito che questa combinazione pone una sfida delicata per i decisori. «La stabilità dei prezzi sta tornando, ma la crescita resta fragile», ha detto.
«Il compito della Bce ora è sostenere la ripresa senza riaccendere l’inflazione. Questo equilibrio definirà il dibattito di politica economica nei prossimi mesi.»
DAX ai massimi storici
Sui mercati azionari, il DAX tedesco ha esteso il rally, salendo dello 0,5% a 25.150, nuovo massimo storico, e punta al settimo giorno consecutivo di rialzi.
Siemens e Siemens Energy hanno guidato l’avanzata, con rialzi rispettivamente del 2,2% e dell’1,8%.
Gli altri principali indici europei hanno registrato risultati misti, con i mercati in Francia e in Italia in lieve calo.
L’euro è rimasto stabile a 1,1685 dollari, mentre i rendimenti dei titoli di Stato dell’area euro sono scesi leggermente.
I rendimenti dei Bund tedeschi sono scesi di cinque punti base al 2,78%, segnale della fiducia degli investitori che l’inflazione resti sotto controllo e che la Bce manterrà, per ora, l’attuale impostazione.