Parigi pensa a uno status di collaboratore di giustizia sul modello italiano per quanto riguarda i cosiddetti "pentiti" appartenenti alla criminalità organizzata. La norma potrebbe essere introdotta entro giugno
La Francia si prepara a introdurre uno "status di pentito all'italiana", ha annunciato questa settimana il ministro della Giustizia Gérald Darmanin.
Il sistema sarà simile allo status di collaboratore di giustizia previsto dal sistema giuridico italiano e dovrebbe essere introdotto entro giugno.
Sarà rivolto a persone "che vogliono allontanarsi dal crimine aiutando il sistema giudiziario con la trasmissione di informazioni importanti", ha detto il ministro. In cambio, loro e le loro famiglie riceveranno protezione legale.
"Ciò che ci manca di più sono le prove delle accuse, le persone che parlano", ha detto Gérald Darmanin.
Ma per aderire a un modello "all'italiana", non è sufficiente la sola introduzione delle misure di protezione, che includono ad esempio un cambio completo di identità.
Per la docente di studi italiani all'Università Jean Moulin Lyon 3, Charlotte Moge, è "fondamentale" anche la riduzione della pena.
Inoltre, il termine da utilizzare dovrebbe esere "collaboratore di giustizia" piuttosto che "pentito".
I dati italiani
Intervistata da Euronews, la specialista di mafie italiane ha spiegato che in Italia i collaboratori di giustizia possono ottenere sconti di pena "anche con alle spalle decine di omicidi".
"Finché non sapremo se la riduzione della pena è stata incorporata nella legge francese", avverte la docente, "è impossibile paragonare l'arsenale preparato dalle autorità francesi con quello d'oltralpe, che ha permesso a Roma di ottenere "grandi successi" nella lotta al fenomeno mafioso.
In Italia, al 31 dicembre 2024, erano 3.090 persone che beneficiavano del regime di protezione, si legge in una relazione firmata il 14 novembre 2025 dal Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.
Di questi, 707 collaboratori di giustizia: 217 appartenuti alla Camorra, 156 alla Società foggiana (anche conosciuta come Quarta Mafia), 143 a Cosa Nostra, 126 alla Ndrangheta e 65 ad altre organizzazioni.
Nonostante l'evoluzione delle strutture e delle strategie mafiose negli ultimi trent'anni, "il fenomeno della collaborazione con la giustizia ha dimostrato costantemente una centrale rilevanza lungo l’asse dell’inarrestabile rafforzamento dell'azione di contrasto ad ogni forma di criminalità organizzata", si legge nel documento.
La criminalità organizzata francese è diversa da quella italiana
Sebbene lo status di collaboratore sia una disposizione"fondamentale" della legislazione italiana, osserva Charlotte Moge, "è collegato ad altre norme di pari valore", tra cui il reato di associazione mafiosa, la confisca dei beni, l'isolamento, lo scioglimento delle amministrazioni pubbliche in caso di infiltrazioni mafiose, il sostegno agli imprenditori che denunciano il racket e programmi di educazione alla legalità.
Anche in Francia lo status di "repenti" (pentito), creato per la prima volta nel 2004, non è una misura isolata.
Nel giugno 2025 è stata introdotta una nuova legge "volta a far uscire la Francia dalla trappola del traffico di droga", che ha istituito la Procura nazionale contro la criminalità organizzata.
Questo organismo sarà responsabile dei casi più gravi di criminalità organizzata, tra cui il traffico di droga - un fenomeno considerato sempre più violento e strutturato in Francia.
La nuova legge rafforza anche la confisca dei beni appartenenti alla criminalità organizzata e alle reti di trafficanti.
Per quanto riguarda lo status di "pentito", la legge del 2025 stabilisce che "le persone che hanno diritto a sconti di pena [...] possano beneficiare, nel corso delle indagini o dell'istruttoria, dello status di collaboratore di giustizia".
Anche se questa formulazione rimane transitoria, in attesa del decreto che ne specificherà i termini di applicazione, la legge francese appare meno mirata dell'equivalente italiana.
Il sistema italiano si rivolge esplicitamente ai membri delle organizzazioni mafiose, mentre in Francia il testo riguarda teoricamente qualsiasi tipo di reato previsto dal codice penale.
"Lo status di collaboratore è un'arma formidabile per spezzare il legame associativo che caratterizza le associazioni mafiose", ha dichiarato Charlotte Moge a Euronews, sottolineando che in Francia la criminalità organizzata non ha la stessa struttura di quella italiana.
"Di fronte al traffico di droga come lo conosciamo in Francia, dove non ci sono legami associativi né senso di appartenenza - in particolare con le pratiche di esternalizzazione e di eccessivo subappalto - dubito che sarebbe possibile trasferire questo status così com'è".