Elettrica sì, virtuosa dipende. Quanto è verde la mia batteria?

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Di Diego Giuliani
Da rispetto dei diritti umani nelle miniere e costi energetici della produzione ai limiti del riciclo: i costi sociali e ambientali delle batterie per le auto elettriche
Da rispetto dei diritti umani nelle miniere e costi energetici della produzione ai limiti del riciclo: i costi sociali e ambientali delle batterie per le auto elettriche   -   Diritti d'autore  AFP

Riciclare il litio? Costa meno estrarne di nuovo

Più virtuose dei combustibili fossili sì, ma a che prezzo? Necessario, con il boom della mobilità elettrica, chiedersi anche quanto siano davvero verdi le batterie. Tra i punti più critici, insieme all’impatto ambientale dell’estrazione di materie prime come il litio, anche il rispetto dei diritti umani e il lavoro minorile nelle miniere di cobalto, l’elevato costo energetico della loro produzione e una riciclabilità che fatica a raggiungere il 10%. La ragione risiede nello scarso interesse economico del riciclo di materie prime critiche come il litio, contenute dalle batterie. "Il problema dipende dal fatto che il riciclo risulta al momento ancora più costoso dell’estrazione ex-novo. Il risultato è quindi che si continuano a estrarre e consumare nuove risorse, piuttosto che recuperare quelle già in circolazione".

Il problema del riciclo è che per alcune materie prime come il litio è ancora più costoso dell’estrazione ex-novo
Rita Tedesco
Responsabile transizione energetica, ECOS

Tanta acqua e tanta energia: quanto costa all’ambiente una batteria

La fase più critica sul piano dell’impatto amentale è invece quella della produzione. Inserito dall’Unione Europea nella lista delle "materie prime critiche" insieme al cobalto, che è peraltro proporzionalmente ancora più presente nelle batterie delle auto elettriche, il litio viene estratto soprattutto in Australia o nelle regioni andine di Argentina, Bolivia e Cile con procedure che richiedono l’uso di grandi quantità d’acqua. "L’intero processo – aggiunge poi Tedesco – è estremamente energivoro. Le cosiddette 'gigafactories' che producono batterie elettriche dispongono oggi tutte di vasti impianti fotovoltaici, ma spesso il consumo eccede la produzione solare e costringe quindi a riposare anche sulla fornitura della rete".

La fase più critica sul piano dell’impatto ambientale è la produzione perché molto energivora
Rita Tedesco
Responsabile transizione energetica, ECOS

Scavato a mani nude e con manodopera infantile. Il caso del cobalto

La problematicità del cobalto è invece soprattutto legata alle condizioni di estrazione e al rispetto dei diritti umani. Da anni diverse ONG denunciano violazioni sistematiche in particolare nella Repubblica Democratica del Congo, da cui proviene oltre il 50% del cobalto immesso sul mercato mondiale. "Le nostre ricerche dimostrano che c’è un serio rischio che nelle miniere si faccia ricorso al lavoro minorile – si legge in un rapporto di Amnesty International -. Per il 20% l’estrazione avviene poi a mani nude". Il cobalto è però il principale componente delle batterie elettriche che viene riciclato, spiega ancora Tedesco. "Il resto viene sostanzialmente triturato e poi incenerito, smaltito in discarica o inviato in altri Paesi al di fuori dell'Unione Europea".

Il 20% dell’estrazione di cobalto, nella Repubblica Democratica del Congo, viene effettuato a mano. Serio il rischio che a lavorare siano anche bambini
Amnesty International

Lunga vita alle batterie di seconda mano: fra i 10 e i 15 anni in più

Per ridurre l’impatto ambientale e sociale della produzione di batterie per le auto elettriche, un’azienda spagnola ne ha testato il ricondizionamento e il rimpiego nell’ambito di Stardust, un progetto europeo volto a sviluppare un ampia gamma di soluzioni, per decarbonizzare l’ambiente. Recupera cioè quelle ormai esauste e inutilizzabili per le auto e le impiega per stoccare l’energia solare prodotta in surplus da impianti fotovoltaici presenti su immobili, ma anche grandi impianti industriali. "Diciotto delle nostre batterie di seconda mano hanno fornito prestazioni decisamente al di sopra delle aspettative – spiega Carlos Larrea, reponsabile dell’ingegneria di BeePlanet -. Temevamo che avrebbero perso in capacità di ricarica più rapidamente, ma non è stato così: le batterie delle auto elettriche durano più del previsto. E questo prova che la nostra soluzione è efficace. Che possono avere una seconda vita".

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BeePlanet recupera le batterie esauste e inutilizzabili per le auto e le impiega per stoccare l’energia solare prodotta in surplus da impianti fotovoltaiciAFP
Per le batterie delle auto elettriche, il riuso che ne facciamo è una 'rilassante pensione'. Essendo un impiego meno stressante, permette di utilizzarle ancora per 10-15 anni
Carlos Larrea
Responsabile ingegneria BeePlanet

"Una rilassante pensione che fa bene all’ambiente". Il riuso delle batterie elettriche delle auto

Risultato: un impiego meno "stressante" di quello automobilistico, che le costringe a improvvisi e intensi stress, consente alle batterie di seconda mano una nuova vita di altri 10-15 anni. "Rispetto all’uso primario per cui sono concepite – spiega ancora Larrea – questa soluzione equivale per le batterie delle auto elettriche a una 'rilassante pensione'. All’acquisto possono costare il 30% in meno di quelle nuove, ma il vantaggio principale si misura in termini di sostenibilità: il riuso ci permette di evitare consumo ed estrazione di ulteriori materie prime e l’intero processo non richiede l’emissione di CO2". Ulteriore vantaggio: lo smaltimento di stock di batterie, che altrimenti rischierebbero di finire in discarica, talvolta prima ancora di essere utilizzate. "Grazie a una serie di accordi con diversi produttori automobilistici recuperiamo delle batterie per modelli ormai fuori produzione, di cui devono sbarazzarsi. Invece quindi di pagare, per ottenerne lo smaltimento, vengono pagati per liberarsene e regalare quindi loro una nuova vita".

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"Il riuso delle batterie esauste ci permette di evitare consumo ed estrazione di ulteriori materie prime e l’intero processo non richiede l’emissione di CO2"AFP
All'acquisto le batterie ricondizionate costano il 30% in meno di quelle nuove, ma il vantaggio è soprattutto ambientale: niente estrazione di nuove materie prime e zero emissioni di CO2
Carlos Larrea
Responsabile ingegneria BeePlanet

La legislazione europea arranca, ma prova a uscire dal tunnel: verso un regolamento sulle batterie

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Al momento esiste solo una direttiva europea del 2006, che non contiene neanche una definizione delle batterie per i veicoli elettriciAFP

Ostacolo al diffondersi di pratiche virtuose e sostenibili nel riciclo delle batterie è però al momento un quadro legislativo ampiamente sorpassato dalla realtà. "La situazione è purtroppo molto semplice – spiega Tedesco -. Al momento esiste solo una direttiva europea del 2006, che non contiene neanche una definizione delle batterie per i veicoli elettrici”. Di recente la Commissione Europea ha però proposto di trasformare questa direttiva in un regolamento che dovrebbe entrare in vigore il prossimo anno. "I numeri non sono ancora certi, ma in merito al riciclaggio ci si sta orientando verso soglie minime obbligatorie dell’80% per il litio e il 90% per il cobalto – prosegue Tedesco -. Verrebbe poi regolamentata l’intera catena produttiva, dall’estrazione delle materie prime, fino ai processi di riciclaggio e riutilizzo".