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Sarsot 5:UNHCR,"Tunisia è porto sicuro,migranti non possono rifiutarsi per offerte migliori altrove"

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Sarsot 5:UNHCR,"Tunisia è porto sicuro,migranti non possono rifiutarsi per offerte migliori altrove"

Sarsot 5:UNHCR,"Tunisia è porto sicuro,migranti non possono rifiutarsi per offerte migliori altrove"
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La Sarost 5 è ancora ferma. Da quasi 20 giorni è bloccata con 40 migranti a largo della Tunisia. Sabato la notizia che il primo ministro tunsino Chahed ha autorizzato lo sbarco, poi il silenzio. Ieri e oggi il Capitano della nave Ali Hagdi ha confermato che a bordo non è ancora arrivata una comunicazione ufficiale sulle modalità, il giorno e l'ora dello sbarco.

Prima Il salvataggio avvenuto il 13 luglio in Sar maltese, con La Valletta e Roma che non danno l'autorizzazione, poi Tunisi che dice inizialmente no poi sì per ragioni umanitarie. Intanto, mentre continua il rimpallo di decisioni si discute se la Tunisia possa classificarsi come place of safety o porto sicuro un paese dove, come in Libia i diritti umani vengono violati e dove non c'è una legge nazionale sull'asilo. Per il Professor Vassallo docente di diritto d'asilo presso l'Università di Palermo non si tratta di un porto sicuro e il rischio è che l'episodio venga sfruttato per la creazione dei centri di raccolta di cui parla da tempo l'Europa e il governo Italiano. Secondo l'Unhcr invece la Tunisia è un porto sicuro e i migranti non possono scegliere dove presentare domanda:

Charlie Yaxley, Portavoce UNHCR, Asia e Europa:

"Si tratta di un posto sicuro per lo sbarco, .......non ci si può trovare in una situazione in cui la disponilità di fare domanda d'asilo ....viene rifiutata perchè si cercano offerte migliori in altri paesi"

Il Professor Vassallo docente di diritto d'asilo presso l'Unversità di Palermo spiega perchè il porto più vicino non è necessariamente quello più sicuro e chiarisce perchè la Tunisia non rientra in questa categoria:

"La differenza da chiarire è tra porto più vicino e porto più sicuro o place of saftey nelle convenzioni internazionali si fa riferimento all'esigenza si sbarcare i naufraghi in un place of safety che non è necessariamente il porto più vicino"

"Nel caso della Tunisia coloro che ottengono lo status di asilo ex convenzione di Ginevra come rifugiati non hanno diritto ad un permesso di soggiorno, coloro che ricevono protezione internazionale dall'UNHCR, non ricevono lo status legale, e poi rischierebbero di essere trasportati in altri paesi come il Niger, in caso di esito negativo della loro richiesta, qui potrebbero essere esposti a torture ed abusi da parte delle milizie che controllano i territori di questi paesi non appena fuori i centri d'accoglienza controllati dall'UNHCR".

"E' noto che il Niger non è un paese sicuro e dunque l'operazione dell'UNHCR potrebbe essere funzionale alla creazione di quei centri di raccolta in Niger di cui parla da tempo tanto il governo italiano tanto la commissione europea .. un paese è sicuro quando garantisce uno status di soggiorno legale e una sicurezza effettiva alle persone che ottengono un riconoscimento di protezione e da questo punto di vista la Tunisa ha ampiamente dimostrato che, pur essendo più sicura della Libia dal punto di vista fisico, non garantisce alcuno status di protezione legale"

In queste ore la nave dell'Ong Proactiva Open Arms si era avvicinata alla Sarost 5, per poi allontanarsi infine dalle acque tunisine, il portavoce dell'Unhcr per l'Asia e per l'Europa spiega che l'impegno delle Ong è salvare vite umane e non assistere i migranti nella scelta del luogo dove presentare domanda d'asilo:

Charlie Yaxley, Portavoce UNHCR, Asia e Europa:

"Le Ong hanno un ruolo fondamentale nelle operazioni di ricerca e soccorso nel mediterraneo, offrendo assistenza alle persone che ne hanno bisogno mettendo in salvo quelle che si trovano in diffcoltà in mare, ma il loro impegno non puo' arrivare fino all'offerta di assistenza alle persone facendo attività di lobby su dove la richiesta d'asilo debba essere presentata".

Nelle ultime ore uan decina di Ong tra cui Pro Activa Sea Watch e Medici Senza Frontiere, hanno firmato una lettera indirizzata all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi in cui con riferimento al caso Sarost 5 viene chiesto all'UNHCR di "assumere una posizione risoluta riguardo al blocco delle navi umanitarie nel Mediterraneo centrale e insistere sulla necessità di sbarcare in un luogo in cui siano pienamente garantite la dignità e la protezione delle persone".