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Fetullah Gülen parla dall'esilio

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Fetullah Gülen parla dall'esilio

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Non solo problemi sul fronte siriano. Ankara ha anche difficoltà su quello interno con Fetullah Gülen, il clerico che il presidente Erdogan accusa di essere il cervello del fallito colpo di stato in Turchia.

Nel suo esilio autoimposto in Pennysilvania, dove vive dal 1999, il clerico continua a temere per la sua vita e si difende dalle accuse del governo turco: "Non è stato un colpo di stato. Il palazzo del governo è stato danneggiato ma non è stato un golpe".

E continua: "Se ci fosse stata un'indagine internazionale queste accuse sarebbero cadute".

Ecco com ene parlano dei vicini: "Alcune persone qua attorno lo considerano un terrorista. Altri no. È il governo turco che lo dipinge come un criminale".

"Ho incontrato qualche volta lui e i suoi seguaci. Sono membri della nostra comunità. Sono buoni amici, sono persone per bene".

Gülen ha dovuto rafforzare la sicurezza attorno alla sua residenza per timore di attentati. Lui stesso dice che il governo turco lo vuole morto: "Potrei essere ucciso da una bomba dalla turchi".

Continua il clerico: "Se ti chiami Gülen la condanna è già scritta. Uno dei miei fratelli è latitante. Un altro è agli arresti. Mi vorrebbero gettare in cella e ho bisogno di molte medicine ogni giorno, Medicine che non mi darebbero. Potrei resistere forse una settimanaa, ma alla fine verrebbe trovato un cadavere nella cella. Queste cose accadono nel mio paese".