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Crisi migranti: il pattugliatore italiano operativo in acque libiche


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Crisi migranti: il pattugliatore italiano operativo in acque libiche

Il pattugliatore Generale Borsini si trova già in acque territoriali libiche per lavorare di concerto con i guardiacoste locali contro i trafficanti di uomini.

Dopo l’approvazione da parte del Parlamento italiano, la missione di contrasto all’immigrazione clandestina entra dunque in fase operativa, malgrado le minacce giunte dal generale libico Kalifa Haftar, l’uomo forte di Tobruk e della Cirenaica, che minaccia di bombardare le navi italiane.

Il portavoce dell’entità di Tobruck, Abdallah Bilhaq, ha tra l’altro dichiarato:

La Camera dei rappresentanti libica mette in guardia l’Italia dall’esportare l’immigrazione illegale dal suo territorio al nostro, rinviandoci decine di migliaia di migranti illegali, con pericolose conseguenze economiche e sociali, vista la difficile situazione che stiamo vivendo.

Un accordo con Serraji

L’intesa, il premier italiano Paolo Gentiloni l’aveva raggiunta con Fayez Al Serraji, il capo del governo di Tripoli, in visita a Roma il 26 luglio.

“L’Italia ha nostalgia del suo passato coloniale”, questo il commento di Salif Al Islam Gheddafi, figlio del colonnello.

Anche l’Europa sembra andarci con i piedi di piombo. A una radio tedesca, il presidente della commissione Jean-Claude Juncker ha detto: La Libia è uno stato sovrano, anche se non funziona come tale. Quindi non è cosa facile prendere la decisione di andare nelle sue acque territoriali. Non siamo i padroni del mondo, ci sono delle procedure che devono essere seguite. ha concluso Juncker.
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