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Cecilia Bartoli si cimenta in Ariodante


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Cecilia Bartoli si cimenta in Ariodante

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Ariodante, ruolo maschile e femminile nell’opera eponima di Händel, è stato una scommessa per Cecilia Bartoli. Una scommessa che il più famoso mezzosoprano del mondo ha vinto a mani basse sulla scena di Salisburgo

Sconvolgente, trasgressiva, Cecilia Bartoli ha dato il meglio di sé a Salisburgo nei panni di Ariodante, protagonista dell’opera eoponima di George Frideric Händel (1685-1759). Un’opera inedita nella città di Mozart, e inserita dal mezzosoprano italiano al Festival di Pentecoste di cui è la direttrice artistica.

“Per me si trattava di provare una nuova parte, di lanciarmi nel travestitismo. L’ho già fatto quand’ero molto giovane, ho fatto il Cherubino di Mozart, naturalmente, poi ho cantato anche un altro ruolo maschile di Rossini. Ma trovo che mostrare la mascolinità sia una sorta di sfida, ma che ne valga la pena, perché Ariodante è un’opera magnifica”, è il suo commento entusiasta.

Un riconoscimento tardivo

Composta tra l’agosto e l’ottobre del 1734, Ariodante, ispirata a un episorio dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, puntava a rilanciare la carriera lirica del compositore tedesco a Londra. Händel era già celebre in Gran Bretagna, ma aveva dovuto lasciare la sua compagnia, e attraversava quindi un momento di crisi.

L’opera viene rappresentata la prima volta l’8 gennaio 1735 a Covent Garden, il protagonista è interpretato dal castrato Giovanni Carestini, mentre il ruolo di prima donna è coperto dal soprano italiano Anna Maria Strada del Pò. Non ha grande successo, e viene rappresentata in totale 11 volte, e ripresa due volte nel 1736, senza successo. È solo nel 1928 perché Ariodante cominci a essere considerato un capolavoro.

Lo Shakespeare della Musica

Per Gianluca Capuano Ariodante è l’opera della maturità di Händel: “Io considero Händel un po’ lo Shakespeare della musica. Sa davvero dominare il linguaggio musicale, e lo sa fare in un modo che riflette la psicologia dei personaggi. E quindi con la musica può arrivare all’anima più profonda del personaggio”.

La regia di Christof Loy mette in rilievo le tenisioni di classe esplorate da Händel attraverso la lente dell’amore e della sete di potere. La sua fonte d’ispirazione è l’Orlando di Virginia Woolf, biografia su quattro secoli di un personaggio androgino e immortale che si risveglia in un corpo di donna dopo un lungo sonno.

“Ariodante comincia come un giovane uomo, per cui vediamo Cecilia travestita da giovane uomo, e, attraverso la successione degli eventi nell’opera, alla fine torna a essere donna -, spiega Gianluca Capuano. – Abbiamo cercato anche sul piano musicale di adattarci un po’ a questa trasformazione, di rendere le arie in cui è uomo un po’ più mascoline, per così dire, e quelle in cui è donna, alla fine, un po’ più dolci, un po’ più morbide”.

Vocalmente difficile

Brillante o tragica, Cecilia Bartoli resta convincente dall’inizio alla fine. Anche se, ammette, “È un ruolo da attore, e al tempo stesso bisogna reggere fino alla fine, è un ruolo lungo, vocalmente è difficile”.

L’opera di Händel esplora tutte le emozioni, continua Bartoli: “Si ride con Ariodante, si soffre, si piange con Ariodante. È un viaggio. È raro trovare un ruolo così completo”.

Ariodante sarà di ritorno a Salisburgo, per il festival estivo, dal 16 al 28 agosto.

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