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Colombia, Santos: "Il processo di pace con le FARC è ormai irreversibile"


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Colombia, Santos: "Il processo di pace con le FARC è ormai irreversibile"

Dopo più di mezzo secolo di guerra civile con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, note come FARC, la conclusione del conflitto sembra essere vicina. Questo grazie ad uno storico accordo, per cui il presidente Juan Manuel Santos ha vinto il Nobel per la pace.


Juan Manuel Santos

  • È stato per due volte presidente della Colombia
  • Santos ha vinto il Premio Nobel per la pace nel 2016
  • Ha firmato un accordo di pace con le FARC nel 2016
  • Proviene da una delle famiglie colombiane più influenti politicamente

Isabelle Kumar, euronews:
Ci sono dunque buone notizie dalla Colombia? Il processo di pace sta andando avanti come nei piani?

Juan Manuel Santos, presidente della Colombia:
Sì, è accaduto qualcosa di veramente importante. Il 100 per cento delle armi nelle mani delle FARC sono state consegnate alle Nazioni Unite. È veramente la fine delle FARC, perché erano un gruppo armato e ora non hanno armi. Non ci sono più guerriglieri, ma un partito politico che è entrato nella sfera della legalità, ed è la base della pace.

euronews:
Come fa a sapere che il 100 per cento di quelle armi sono state consegnate, come fa ad esserne così certo?

Santos:
Nessuno sa se si tratta del 100 per cento o no, ma ogni guerrigliero è stato registrato. Hanno sottoscritto un impegno a non imbracciare di nuovo armi in futuro. Ogni arma è stata registrata. È un processo molto rigoroso. Se lo paragonate ad altri processi di pace nel mondo, questo è il più dettagliato in tema di controllo del disarmo.

euronews:
Chi la critica dice che è stato troppo clemente con le FARC nel tentativo di arrivare a questo accordo, a questo disarmo. Cosa risponde?

Santos:
Chi mi critica vorrebbe che io eliminassi le FARC militarmente. Questo prolungherebbe la guerra di altri 30-40 anni. Oppure vorrebbero che li mettessi in galera per 40 anni. Se li imprigioni per 40 anni, non rinunceranno mai alle loro armi. In un processo di pace bisogna sempre tracciare una linea tra pace e giustizia.

euronews:
Il paradosso è che lei ha detto che il mondo le riconosce questo processo di pace e il modo in cui viene condotto, ma in patria lei non è molto popolare, i suoi indici di consenso sono molto bassi… Come spiega questo?

Santos:
Perché fare la guerra è molto più semplice e demagogico. Sono stato ministro della Difesa, ed ero molto efficiente. Per questo sono stato eletto presidente. Fare la pace vuol dire che tu siedi con i tuoi nemici e avvii negoziati per ottenere quella pace. Le FARC sono odiate, hanno commesso ogni tipo di atrocità negli ultimi 50 anni; vedere quindi una persona, che imbracciava le armi contro la gente, sedere a un tavolo e fare concessioni è qualcosa che non è molto popolare e facilmente accettabile.

euronews:
Lei dice questo, ma le elezioni del prossimo anno sono vicine, lei non potrà correre e l’opposizione spera di disfare l’accordo. È convinto che ci sarà un seguito dopo di lei?

Santos:
A questo punto il processo di pace è irreversibile. Chiunque vinca le elezioni, non potrà tornare indietro. Il solo pensiero che le FARC si riarmino e tornino sulle montagne, continuino a sparare…

euronews:
Ma ciò che sconvolge è che le FARC possano entrare a far parte di un governo ad esempio…

Santos:
La Costituzione ora permetterebbe ai membri FARC di entrare in parlamento. Ma questo accade negli accordi di pace ovunque nel mondo. Ma se paragona quello colombiano con altri processi di pacificazione, è la prima volta nella storia di un conflitto armato che un gruppo di guerriglieri consegni le armi e accetti di essere giudicato e condannato. Non era mai successo. Non è vero che non ci sarà impunità.

euronews :
Questo è un processo di pace che riguarda la Colombia, ma ha dovuto cercare l’appoggio della comunità internazionale. Lei ha recentemente incontrato Donald Trump alla Casa Bianca… In che misura stima il suo appoggio?

Santos:
È stato molto chiaro nella conferenza stampa e il processo di pace…

euronews:
Non ha menzionato il processo di pace nella conferenza…

Santos:
Ha detto che sostiene la Colombia, abbiamo avuto l’appoggio del Congresso, il partito repubblicano ha votato l’aumento degli aiuti nella fase post-conflitto, non potevano essere più chiari nelle loro intenzioni. Fortunatamente avevamo ottime relazioni bipartisan con i democratici e i repubblicani, e quello che ho fatto nella mia ultima visita a Washington è ratificarle.

euronews:
Naturalmente lei sta lavorando con gli Stati Uniti anche per combattere il traffico di stupefacenti, e questo sembra abbia maggiormente attirato l’attenzione di Donald Trump più che l’accordo di pace. È stato abbastanza categorico nel suo approccio alla questione, e ha detto che “i muri funzionano”. È d’accordo con lui?

Santos:
Il traffico di droga è come una catena, e noi dobbiamo combattere ogni anello di questa catena con metodi appropriati. Dobbiamo essere durissimi con i trafficanti, con quelli che fanno profitti, meno con i contadini e i consumatori qui in Europa e negli Stati Uniti, che sono anche parte del problema. È un discorso di co-responsabilità, Stati Uniti ed Europa hanno un ruolo in questo, e ciò che la Colombia sta cercando di ottenere è un approccio più efficace e pragmatico nella lotta alle droghe…

euronews:
Costruire muri fa parte di questo pragmatismo?

Santos:
Se si costruisce un muro, la droga lo arginerà. Ciò di cui c‘è bisogno è un approccio più pragmatico che sia più efficace. I migliori muri che si possono costruire sono lo sviluppo economico del Centro e Sud America, perché le persone non siano incentivate ad andare a nord, negli Stati Uniti o in Europa. Il migliore muro lo crea lo sviluppo economico di quelle aree.

euronews:
Se si parla di sviluppo economico, il commercio di cocaina è un problema per la Colombia. Il Paese è il maggiore esportatore nel mondo di cocaina…

Santos:
Lo siamo ancora, e gli Stati Uniti e l’Europa ne sono i più grandi consumatori.

euronews:
Quindi lavoreranno al vostro fianco?

Santos:
Lavoreremo di concerto con Stati Uniti ed Europa. Questo è un problema globale, e deve essere affrontato su scala globale. Un paese da solo non può vincere la guerra contro le droghe. L’approccio deve essere multilaterale, ed è quello che stiamo cercando di fare in Colombia, di scardinare ogni anello della catena del traffico di stupefacenti.

euronews:
Lei ha menzionato la partnership con l’Unione Europea. Vi ha promesso circa 95 milioni a sostegno del processo di pace. Come userete questi soldi?

Santos:
In molti modi, per lo sminamento ad esempio. Siamo il secondo paese al mondo, dopo l’Afghanistan, per la presenza di mine. Dobbiamo dare ai contadini e alle persone che vivono nelle aree del conflitto un’alternativa: costruire strade, scuole, ospedali. Dobbiamo far diventare i guerriglieri dei cittadini normali, ci sono molte sfide da affrontare nel post-conflitto.

euronews:
Naturalmente il processo di pace è un percorso non facile. Quali sono stati i suoi modelli? E quali considera siano stati i suoi punti di forza e anche di debolezza?

Santos:
Come essere umano ho molte debolezze, sono a volte impaziente, divento matto se qualcosa accade o non accade… Questo processo di pace è stato difficile, ma non ce ne sono mai di facili. Ne abbiamo studiati molti, e da ognuno abbiamo preso ciò che poteva essere applicato in Colombia: quello con l’IRA, quello del Sudafrica, di El Salvador, dello Sri Lanka. Ho avuto un gruppo di consiglieri molto bravi con grande esperienza, che hanno lavorato con me fin dall’inizio. Se hai un obiettivo e lo vuoi raggiungere, devi essere perseverante. Sono stato nella Marina e ho imparato a navigare. Bisogna avere un porto, una destinazione e usare i venti per arrivarci. È quello che abbiamo fatto in questo processo di pace.

Per vedere la versione integrale dell’intervista:
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