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La marche di Macron è appena iniziata


Francia

La marche di Macron è appena iniziata

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Prima di diventare ministro dell’economia nell’agosto del 2014, Macron è un perfetto sconosciuto.
Classe 1977, formatosi nelle grandi scuole d‘élite francesi, arriva all’Eliseo con François Hollande, di cui è prima segretario generale e poi ministro dell’economia.
Una carriera fulminea che fino a questo momento non era passata al vaglio del voto popolare.

Poco più di un anno fa, nel marzo 2016, fonda il suo movimento En Marche, per poi dimettersi a sorpresa dall’esecutivo socialista e candidarsi all’Eliseo.

Al governo ha finalizzato la legge che porta il suo nome, un testo di oltre 300 articoli, con cui vuole stimolare il settore imprenditoriale per far ripartire l’economia in Francia. L’altra Francia, quella dei lavoratori, scende in piazza per contestarlo.
Poco socialista per alcuni, troppo liberale per altri, lui in realtà guarda lontano. E molti lo spronano a fare il grande passo.
Ha la stoffa di un presidente della repubblica, dice di lui Jacques Attali.

Il suo movimento En Marche vuole incarnare una via altra del socialismo, roba vecchia? Macron si isipera al modello scandinavo e propone un’offerta politica progressista e europea.

E l’Europa è uno dei temi caldi della sua campagna elettorale.

Macron vuole un’Europa forte per una Francia forte.

Per questo motivo Macron è il candidato sostenuto dall’Unione europea e non solo, lo stesso ex presidente Usa Barack Obama l’ha chiamato, a qualche giorno dal ballottaggio, per sostenere la sua candidatura.

Alle frontiere chiuse, lui risponde con programmi di accoglienza e integrazione, vuole meno burocrazia e più tecnologia.

Vuole essere il presidente di tutti.

Nel suo programma per una Francia del futuro è prevista una transizione energetica che punta al rispetto dell’ecologia, a partire dai veicoli inquinanti; la scuola riveste un caposaldo per il giovane presidente che vuole rinforzare insegnamento e dare più mezzi alla scuola primaria, nonché rintrodurre il latino alle medie.

Presidente senza un partito dovrà adesso pensare a trovarne uno o a trovare una coalizione che gli eviti la coabitazione e quinquennio di governo senza intoppi.

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