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Giornata della sindrome di Down: non bisogni "speciali" ma umani


Francia

Giornata della sindrome di Down: non bisogni "speciali" ma umani

Mélanie è francese, ha 21 anni, e il 14 marzo ha presentato il meteo in televisione. Un sogno per lei, affetta dalla sindrome di Down.

Un sogno che aveva promesso di realizzare se avesse raggiunto i 100 mila like su Facebook. Ne ha raccolti più di 200 mila in dieci giorni. E quel giorno incollati allo schermo per lei c’erano più di cinque milioni di spettatori.

Un’esperienza unica in vista del 21 marzo, giornata mondiale della sindrome di Down, ci dice Paolo Grillo, presidente dell’Associazione italiana persone Down: “È un’esperienza significativa perché identifica una forte volontà di ottenere un risultato. Se questo risultato è maturato con un appoggio diffuso è ancora più bella la sensazione. È chiaro che ci sono determinati sbocchi lavorativi che sono molto più semplici e più consoni per chi è affetto da sindrome di Down. Questa è un’eccezione: molto bella, ma penso che rimanga un’eccezione”.

Un’eccezione che però ha permesso di dare visibilità a una condizione su cui persistono molti preconcetti, nonostante gli enormi progressi compiuti: dai dieci anni di sopravvivenza media all’inizio del Novecento si è passati oggi a oltre 50 per circa l’80 per cento delle persone colpite.

La sindrome di Down, o trisomia 21, colpisce circa un neonato su mille, ricorda l’Oms. In Italia le persone affette sono circa 40 mila.

Il presidente dell’Aipd ricorda alcune delle iniziative attivate per combattere i pregiudizi e aiutare le persone con sindrome di Down a inserirsi nella società: “Abbiamo dei progetti in comune sull’introduzione nell’ambito lavorativo, negli alberghi, delle persone con la sindrome di Down. Esistono dei progetti europei che sono sposati da Italia, Spagna, Portogallo, in parte anche Francia dove un’insiemistica di hotel aiuta a inserire con tirocini – che molte volte diventano poi lavori definitivi – le persone con la sindrome di Down”.

Poter fare un tirocinio, trovare un lavoro, ricevere un’istruzione, andare a vivere da soli… tutti bisogni che nessuno si sognerebbe di definire “speciali”, ma semplicemente umani. Per questo #notspecialneeds è l’hashtag scelto dalle associazioni internazionali per la Giornata mondiale della sindrome di Down.

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