ULTIM'ORA

Lettura in corso:

Robo-Mate: un esoscheletro per sollevare carichi pesanti


futuris

Robo-Mate: un esoscheletro per sollevare carichi pesanti

In partnership con

Non c‘è bisogno di essere Iron Man per sollevare carichi pesanti. Ma un esoscheletro anche un po’ più rudimentale di quello del supereroe della Marvel potrebbe aiutare a scongiurare una piaga comune nel mondo dell’industria: oltre il 25 per cento degli europei è vittima di infortuni alla schiena sul posto di lavoro. È così che nasce il progetto Robo-Mate.

Spiega Maja Hadziselimovic, una dei tecnici coinvolti nello sviluppo di Robo-Mate: “Questa tecnologia ci aiuta a prevenire gli infortuni alla schiena, ci permette di muoverci in diverse direzioni tutto il giorno e in conclusione consente a uomini e donne di eseguire lavori difficili in modo uguale”.

12 partner provenienti da 7 paesi hanno aderito a questo progetto europeo, prevalentemente orientato verso le applicazioni industriali. Qui ad Augusta, in Germania, i tecnici sono impegnati nelle ultime fasi dello sviluppo di questa tecnologia.

Ma non sono solo i lavoratori dell’industria ad avere bisogno di aiuto nel sollevare carichi tutto il giorno. Ecco perché sono previsti nuovi sviluppi per i prototipi di esoscheletro, dice Peter Heiligensetzer, amministratore delegato di MRK-Systeme: “Per esempio nel settore della logistica, negli aeroporti, per la gestione dei bagagli, c‘è un grande bisogno. O nel settore medico, della cura degli anziani, gli infermieri che devono sollevare pazienti pesanti sarebbero felici di avere un sistema Robo-Mate”.

L’Istituto italiano di tecnologia di Genova è fra i partner coinvolti nel perfezionamento del prototipo finale per il modulo che copre il busto, in tre aree principali: comfort, peso e controllo dei movimenti. In effetti, la forza non basta se l’operatore non può gestire facilmente il carico e sentirsi fisicamente a suo agio anche dopo diverse ore di lavoro.

Per ottenere un esoscheletro più leggero, si sono cercate soluzioni alternative per ogni componente: struttura, batteria, motore… Parte dell’ispirazione è arrivata anche da tecniche tradizionali, come ricorda il progettista meccanico Jorge Fernández García-Llera: “Nell’ambito del progetto penso che la maggiore difficoltà sia stato cercare di rendere il sistema il più leggero possibile. Normalmente ci ispiriamo a oggetti standard, come gli zaini usati dagli Sherpa per esempio, che sono progettati per trasportare carichi molto pesanti ed essere al tempo stesso confortevoli”.

Per avere un controllo affidabile della forza dell’esoscheletro, una soluzione viene dal campo della medicina. Si tratta di una procedura ampiamente usata in biomeccanica, che si basa sulla valutazione dell’attività elettrica prodotta dai muscoli, spiega l’ingegnere biomedico Stefano Toxiri: “La tecnica che si usa è l’elettromiografia di superficie. Si mette un elettrodo sulla pelle, che legge l’attività dei muscoli sottostanti, si processano questi segnali e si ottiene l’informazione voluta, cioè in un dato momento quanta forza serve all’utente perché l’esoscheletro lo aiuti al meglio”.

Ci vorrà tempo prima che Robo-Mate possa diventare una presenza quotidiana nelle industrie europee. Una presenza che i lavoratori dovranno accettare come un normale strumento di lavoro e non come una sorta di accessorio per aspiranti supereroi.

La nostra scelta

Prossimo Articolo

futuris

I robot al servizio degli anziani