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Il Giappone ignora l'emergenza profughi, nel 2016 accolti solo 28 rifugiati


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Il Giappone ignora l'emergenza profughi, nel 2016 accolti solo 28 rifugiati

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Gli Stati Uniti di Trump promettono di chiudere le frontiere, altri Paesi, come il Giappone, non le hanno mai aperte. Nel 2016, anno record per le domande di asilo, Tokyo ha accolto appena 28 rifugiati.

Numeri che accendono i riflettori sulla riluttanza dei giapponesi ad accettare gli stranieri. La Germania, per esempio, nello stesso periodo ha ricevuto 745.545 richieste e ne ha approvate più di 256.000.

Nel 2016, 10.901 persone hanno chiesto asilo, un aumento del 44% rispetto al 2015, quando i profughi accolti sono stati 27. Il gruppo di rifugiati più numeroso accolto l’anno scorso arriva dall’Indonesia, seguono Nepal, Filippine e Turchia. Pochissime le persone accolte da Afghanistan, Etiopia ed Eritrea. Nessuna dalla Siria, dove da quasi sei anni è in corso una guerra civile.

L’immigrazione è un argomento poco amato in Giappone, un Paese orgoglioso della propria omogeneità etnica e culturale, nonostante una forza lavoro sempre più ridotta a causa dell’invecchiamento della popolazione. Tokyo preferisce fare donazioni alle organizzazioni umanitarie internazionali – è uno dei Paesi più generosi – piuttosto che accogliere. Tra gennaio e settembre dello scorso anno, il Giappone è stato il quarto più grande finanziatore dell’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite.

L’Unhcr ha annunciato che il Giappone ospita 2.419 rifugiati. Gli Stati uniti ne ospitano 267.222 e la Turchia 1,8 milioni.

“Il Giappone decide della mia vita”, confessa alla Reuters Yucel Suleyman, 32 anni, richiedente asilo curdo proveniente dalla Turchia. “Il sistema d’accoglienza è così difficile qui”, aggiunge spiegando che la sua richiesta è stata respinta per la terza volta in aprile. Yucel non può lavorare ed è sottoposto a severe restrizioni.

L’Associazione giapponese per i rifugiati ha detto che, nonostante i progressi degli ultimi anni, bisognerebbe fare di più. “Speriamo che il Giappone discuta con l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) e che con le organizzazioni non governative e prenda in considerazione misure per certificare rifugiati in linea con gli standard internazionali”, dicono i responsabili.

Lo scorso anno, un’inchiesta giornalistica svelò come alcuni richiedenti asilo lavoravano in alcuni cantieri per costruzioni pubbliche per sopperire alla carenza di operai edili. Il Giappone, paradossalmente, sta attraversando una delle sue peggiori carenze di manodopera e i politici stanno studiando la possibilità di accettare più lavoratori stranieri per le mansioni di infermiere e collaboratore domestico.

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