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"Hard Brexit", ora il parlamento che dirà?


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"Hard Brexit", ora il parlamento che dirà?

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Stop. O meglio fermi tutti. Per la Brexit arriva un nuovo ostacolo al femminile. Il suo nome è Gina Miller, donna d’affari di origine sudamericana. I giudici della suprema corte hanno riconosciuto come valide le argomentazioni di un gruppo di cittadini capeggiati dall’imprenditrice che da tempo sostiene che il referendum è consultivo. a Miller si era rivolta a un prestigioso studio legale londinese, portando il caso fino al massimo organo giudiziario, e ha vinto la sua prima battaglia. E ora?

“Solo il Parlamento può concedere diritti alle persone, sostiene la Miller. Nessun primo ministro, nessun governo, possono aspettarsi di essere incontestabili e avere poteri induscussi. Solo il Parlamento è sovrano”, ha dichiarato davanti ai media la Miller.

Il Regno Unito si interroga su cosa accadrà adesso. Le affermazioni della premier Theresa May su una hard Brexit, stanno provocando qualche resistenza da parte di diversi parlamentari che, pur risconoscendo inevitabile l’uscita dall’Unione e dal mercato unico europeo, non sono disposti ad alzare bandiera bianca. Come il leader laburista Jeremy Corbyn, che ha già annunciato una serie di emendamenti. “C‘è il rischio che la Gran Bretagna diventi una economia offshore in Europa”, tuona Corbyn. “Non si tratta necessariamente di danneggiare l’UE, ma è un danno per questo paese, per le imprese, i posti di lavoro e per il servizio pubblico.”

La May non si arrende nonostante il verdetto della Corte Suprema, almeno sulla carta, fermi il processo dell’esecutivo. Da Downing Street la premier, pur rispettando la decisione, fa sapere che si andrà avanti con il processo di uscita secondo il calendario stabilito, cioè entro il 31 marzo. Niente passi indietro rispetto al suo discorso ufficiale della scorsa settimana.

La Corte ha anche stabilito che non servirà l’approvazione dei dei deputati di Scozia, Galles e Irlanda del Nord, per l’attivazione dell’articolo 50. Intanto mentre i magistrati hanno deciso che il governo non può fare nulla senza il voto delle due Camere perché violerebbe l’accordo con cui Londra ha aderito alla UE nel 1972, il vero obiettivo a questo punto non sarebbe bloccare la Brexit ma lavorare sulle singole clausole. Una battuta d’arresto per la Scozia di Nicola Sturgeon, europeista convinta e voce leader del “Remain.”

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