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L'Europa si fa grigia. Chi curerà gli anziani del vecchio continente?


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L'Europa si fa grigia. Chi curerà gli anziani del vecchio continente?

Maithreyi Seetharaman per Euronews:
“Un saluto da Maithreyi Seetharaman. Un’onda ha definitivamente invaso la popolazione europea facendola diventare sempre più grigia . Alta aspettativa di vita, poche nascite, baby boomers in pensione e la nostra economia è sotto pressione. In questa puntata di real economy ci focalizziamo sul nostro sistema sanitario, sempre pùi in discussione man mano che passano gli anni”.

Ma in primo luogo facciamo un corso accelerato su quanto l’Europa è destinata a invecchiare.

Entro il 2060 gli europei avranno più bambini rispetto ad oggi ma non sarà sufficiente a compensare l’allungamento dell’aspettativa di vita per maschi e femmine.

Anche il saldo migratorio, che continuerà ad essere positivo, è destinato a scendere dopo il 2040

Il risultato sarà che la popolazione più anziana dipendente dai giovani lavoratori raddoppierà nel lungo termine.

Questo significa che se oggi ci sono quattro persone in età lavorativa per ogni 65enne, a causa del progressivo invecchiamento, ce ne saranno appena due. E così tra il 2023 e il 2060 le persone in età lavorativa in Europa diminuiranno di 9 milioni.

Il quadro è più chiaro se ragioniamo su tre periodi
Tra il 2007 e il 2011 la popolazione in età lavorativa è cresciuta ma i posti di lavoro disponibili sono diminuiti, tra il 2012 e il 2022 l’occupazione per i più giovani è in aumento e compensa che i baby boomers vadano in pensione, ma dal 2023 in poi inizieranno a diminuire sia gli occupati sia le persone in età lavorativa.

Maithreyi Seetharaman:
“Una popolazione più anziana significa costi più alti per il sistema sanitario, con il rischio di sostenibilità fiscale per 16 paesi europei sia sul medio che sul lungo termine. Se si mettono in relazione l’età della popolazione e la spesa sanitaria, si puo’ presupporre che quest’ultima crescerà del 2% del pil entro il 2060”.

Guillaume Desjardins è andato in Slovenia per dare un’occhiata al loro sistema sanitario e capire cosa gli ha insegnato.

Franci, un uomo sloveno:
“Sono 79enne e sono molto attivo : vado in bicicletta, scio, guido la macchina e faccio passeggiate”

Purtroppo non tutti gli anziani sono sani come Franci e prendersi cura di loro significa costi alti per le famiglie europee e per i sistemi sanitari nazionali.

Franci:
“Io pago 660 euro al mese per una stanza più bagno. Non ho spese extra né altre esigenze.”

Natasa Schwartbartl, Infermiera di Lubiana:
“Agli anziani viene chiesto di provvedere a sé stessi. Se non possono lo fanno i figli e nel peggiore dei casi, se anche loro sono impossibilitati, allora paga il governo.”

Guillaume Desjardins, Euronews:
“Secondo le proiezioni, la popolazione dell’Unione europea aumenterà del 3% nei prossimi anni. Ma gli anziani saranno il 60% in più entro il 2060. Essi dovranno essere curati, occupati, intrattenuti e questo significa più posti di lavoro.”

La dipendenza del sistema sloveno di assicurazione sanitaria obbligatoria dai contributi dei salariati, lo rende suscettibile alle variazioni del mercato del lavoro. Oggi far si che il sistema sanitario in Europa sia sostenibile, significa puntare sulla prevenzione, come con la diagnosi precoce del cancro, su assicurazioni a lungo termine e cure integrate.

Guillaume Desjardins
“La Slovenia sta già lavorando su come assorbire i costi aggiuntivi implicati dalla piramide delle età. L’invecchiamento della popolazione potrebbe costare l’UE fino a 1,4 punti percentuali del PIL entro il 2060; alla Slovenia fino a 6,8.”

Natasa andrà ad allargare le fila dei pensionati nei prossimi decenni. Lei e quelli della sua età, avranno bisogno di un sistema in grado di sostenere il peso di una più numerosa popolazione anziana. Per farlo sembra inevitabile una ripartizione degli oneri tra governo e cittadini. In Slovenia il sistema sanitario pubblico è ora parzialmente privatizzato – con nuove case per gli anziani non sovvenzionate. In altri paesi europei, anche l’età di pensionamento viene spinta più in là.

Boštjan Vasle, direttore Imad:
“Non saremo in grado di risolvere questo problema senza l’immigrazione. Dobbiamo trovare una strategia per attirare persone provenienti dall’estero e farle rimanere in Slovenia. Perché vivano, lavorino e, certo, alla fine vadano anche in pensione in Slovenia.”

Come si diventa una economia d’argento con potenziale, è la sfida di oggi. Perché una cosa è certa: Franci, i suoi amici e noi, beh, stiamo innegabilmente invecchiando.

Maithreyi Seetharaman:
“Il caso sloveno ci porta a un altro punto importante: che la popolazione diminuirà nella metà dei Paesi europei entro il 2060. Cosa significa per i nostri sistemi sanitari?
Pedro Barros è professore di economia alla Nova School of Business and Economics di Lisbona. Cosa ci mostra la riforma del sistema sanitario portoghese? Cosa insegna all’Europa?

Pedro Barros:
“Bene, la nostra esperienza dimostra che è difficile fare queste riforme. Ci vuole molto tempo. Anche la creazione di una nuova rete di assistenza a lungo termine, come abbiamo fatto nell’ambito del nostro sistema sanitario nazionale, richiede almeno 10 anni. Siamo ancora a metà strada. È difficile capire esattamente come muovere le pedine, far aderire le persone al nuovo sistema e coinvolgere professionisti e anziani nella transizione verso diversi modelli. Questa, in realtà, è la sfida più grande.”

Maithreyi Seetharaman:
“È possibile trasferire un modello al resto d’Europa? I sistemi sanitari sono molto diversi…”

Pedro Barros:
“Si, certamente. Noi siamo intenzionati a fronteggiare questa diversità di idee e preferenze. Le persone sono la sfida più grande. Probabilmente riorganizzeremo l’assitenza domiciliare, le cure primarie in casa, prima che gli ospedali e gli ospizi. Coinvolgeremo non sono medici ma anche infermieri, fisioterapisti e altre categorie professionali.”

Maithreyi Seetharaman:
Bene, sembra che la riforma sanitaria offra un sacco di possibilità di fare affari e di crescita economica.

Pedro Barros:
“A volte abbiamo troppe pretese organizzative rispetto alla vita delle persone ma se diamo loro la possibilità di scegliere tra diverse alternative, probabilmente non sceglieranno per la soluzione più costosa. Questo finanziariamente aiuta. Inoltre avremo l’opportunità di accogliere nuove idee e testarle, coinvolgendo i pazienti e le persone più anziane le cui proposte potrebbero aprire possibilità di lavoro. Abbiamo in parte iniziato a osservare questo fenomeno con alcune imprese fornitrici di dispositivi per l’assistenza e il monitoraggio delle persone. Dobbiamo riuscire a integrare questo col sistema sanitario nazionale: si apriranno delle opportunità”.

Maithreyi Seetharaman:
“Bene per le opportunità, ma come si fa con i rischi legati ai costi dell’estensione dell’assistenza a lungo termine? “

Pedro Barros:
“La cosa bella è che se si pensano nuovi asset organizzativi, si puo’ cambiare la situazione in modo da spendere meno. Ad esempio: uno dei rischi è la caduta in casa. Ma se l’anziano preferisce stare nella propria abitazione e sostenere tale rischio avendo, magari, una forma di accompagnamento, qualcuno che lo visiti o gli telefoni per controllare come sta, beh, probabilmente questo sistema sarà anche meno costoso che mettere le persone in una struttura istituzionale con assistenza 24 ore su 24, sette giorni alla settimana. Tra l’altro a casa loro gli anziani possono muoversi, cucinare, proseguire le normali attività quotidiane. Quindi ci saranno rischi, ma non credo che quelli finanziari saranno maggiori se si accetta la nuova visione”.

Maithreyi Seetharaman:
“Crede che in Europa stiamo fronteggiando il problema nel modo giusto?”

Pedro Barros:
“È difficile avere politiche che vadano bene per tutti. Ma forse avere una nuova visione comune a tutti i Paesi, puo’ essere un punto d’inizio. Probabilmente pensare a quel che le persone vogliono per la vecchiaia, a come vogliono essere trattate, a quali cure desiderano ricevere, è la prima importante questione. Se si ha una visione le persone potrebbbero anche fare uno sforzo per stare bene e pensare al sistema in cui sono inserite. Questo a sua volta si preoccuperà di rispondere ai loro bisogni e preferenze prima che a sé stesso e questa è la migliore policy, credo.”

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