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L'eco di Trump alla COP22


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L'eco di Trump alla COP22

All’indomani della vittoria di Donald Trump, la Conferenza sul clima a Marrakesh fa i conti con questa realtà ingombrante. Consapevoli che la lotta al surriscaldamento del pianeta avrà un sostenitore in meno, i partecipanti alla COP22 vogliono comunque rimanere ottimisti.

Difficile fare promesse, soprattutto per chi rappresenta gli Stati Uniti.

“Non sono preoccupata, ma consapevole che il nostro compito è molto difficile”, dichiara Tina Johnson, dell’U.S. Climate Action Network. “Non sarà una passeggiata, ma siamo pronti ad affrontare la sfida e pensiamo di avere la storia, il momento e il mondo dalla nostra parte, perché ogni Paese sta agendo su questo fronte.”

Donald Trump ha dichiarato più volte di voler liberare le imprese americane dai vincoli imposti dagli accordi internazionali in materia ambientale.
Se gli Stati Uniti non faranno nulla per il clima, altri Paesi potrebbero seguirne l’esempio.

GREENPEACE CHINA POLICY ADVISOR:
“Il cambiamento climatico” osserva Li Shuom, consulente di Greenpeace per la Cina “è diventato un problema non solo ambientale, ma geopolitico tra i due Paesi più importanti del mondo, gli Stati Uniti e la Cina. Chiediamo al prossimo presidente americano di tenerne conto.”

Donald Trump ha affermato di voler far risparmiare all’economia statunitense 100 miliardi in otto anni tagliando tutti i contributi, su scala nazionale e internazionale, per la lotta ai cambiamenti climatici.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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