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Contro tutti i pronostici, vince Trump


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Contro tutti i pronostici, vince Trump

Nessuno o quasi aveva all’inizio scommesso sull’imprenditore miliardario politicamente scorretto, dagli eccessi verbali e toni aggressivi. Eppure Donald Trump alla convention di Cleveland nel luglio scorso è stato incoronato candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti.

“Sono con voi, lotterò per voi e vincerò per voi”

Già in passato Trump aveva buttato lì l’ipotesi di candidarsi, ma non lo aveva mai fatto. Il 16 giugno del 2015 si è deciso:

“Mi candido ufficialmente alla presidenza degli Stati Uniti, faremo grande di nuovo il nostro Paese”

Trump, 69 anni e a capo di un vero impero commerciale, si è presentato all’elettorato come un imprenditore di successo e un uomo estraneo al mondo della politica. La sua campagna elettorale è stata caratterizzata dai toni duri contro la crescente immigrazione clandestina. La sua proposta di un muro per sigillare i confini col Messico gli ha alienato il voto latino.

“Il Messico non ci manda i suoi uomini migliori. Arrivano qui persone che portano droga e criminalità. Si tratta di stupratori che vengono da tutta l’America del Sud, dall’America Latina e probabilmente dal Medio Oriente. “Io costruirà un grande muro nel nostro confine a sud. E sarà il Messico a pagare per questo muro”

La prima vittima degli attacchi del candidato repubblicano è stata senza dubbio la rivale democratica Hillary Clinton definita ‘disonesta’, ‘corrotta ‘, ‘incapace’ e ‘bugiarda’. Donald Trump crolla nei sondaggi, travolto dalle critiche a causa delle frasi volgari e sessiste nei confronti delle donne. Accuse dalla quali cerca di difendersi contrattaccando

“Non ne vado fiero, ma sono cose successe. Bill Clinton è stato di gran lunga peggiore. Le mie sono solo parole, i suoi erano fatti”.

Il repubblicano ripiega sulla linea difensiva:

Ma a qualche giorno dalle presidenziali il colpo di scena, l’annuncio del Fbi di riaprire l’inchiesta sulle email di Clinton inviate quando Hillary era segretario di Stato da un sever personale dà un nuovo e insperato slancio al candidato repubblicano.

“È il più grande scandalo dai tempi di Watergate. Hillary ha inviato e ricevuto informazioni di lavoro su un indirizzo di posta elettronica privato mettendo in pericolo la sicurezza del popolo americano”.

La fiducia in sé non è mancata a Donald Trump, così come il piglio provocatorio come ha dimostrato dichiarando prima delle consultazioni:

“Accetterò il risultato di queste elezioni storiche, se vinco”.

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