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Australia, in piazza contro gli abusi nella prigione minorile Don Dale

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Australia, in piazza contro gli abusi nella prigione minorile Don Dale

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La bandiera degli aborigeni e gli slogan contro ogni forma di tortura. Centinaia di persone sono scese in piazza in tutta l’Australia per dire no contro il trattamento degli aborigeni nei centri di detenzione giovanile. Alla base della protesta dei filmati-inchiesta che mostrano una serie di abusi subiti dai detenuti di una prigione minorile nel nord del paese.

“Quello che abbiamo visto è uno degli attacchi più brutali e razzisti contro i nostri giovani, uno dei peggiori nella storia recente di questo paese. Ora la domanda è solo una: il governo cosa ha intenzione di fare? Affidare a un giudice conservatore l’inchiesta è una vera ipocrisia”, chiede Jenny Munro, attivista aborigena.

Il video ha scatenato una vera bufera e ha riaperto il dibattito sui rapporti tra il governo australiano e la popolazione indigena e sul modo di gestire la criminalità.

“Voglio che chi ha commesso simili crimini contro gli aborigeni risponda di quello che ha fatto. Voglio vedere i politici tenere conto della normativa emessa contro la tortura e contro chi usa violenza nei confronti dei popoli indigeni”, fa notare un australiano.

I filmati trasmessi nel corso del programma “Four Corners” mostrano un detenuto legato a una sedia e incappucciato in un modo che ricordava i detenuti della prigione di Abu Grahib, in Iraq. Un altro video mostra degli agenti usare lacrimogeni contro alcuni detenuti chiusi nelle loro celle, mentre in un altro ancora si vede un giovane detenuto semi-nudo circondato da guardie lo tengono bloccato al suolo.

Secondo Amnesty International, i bambini aborigeni hanno 26 volte più probabilità di finire in carcere di altri bambini, in un contesto di lacune educative, alto tasso di disoccupazione e abuso di sostanze. L’ONG Human Rights Watch (HRW) da tempo chiede al governo di rispondere agli abusi nei centri di detenzione per i minorenni.

Il primo ministro Malcolm Turnbull ha subito fatto sapere che l’inchiesta non riguarderà soltanto le accuse al centro di detenzione Don Dale ma sarà estesa anche al resto del sistema penitenziario del Northern Territory.

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