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Turchia: governo e opposizione insieme in piazza contro dittature e colpi di Stato

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Turchia: governo e opposizione insieme in piazza contro dittature e colpi di Stato

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Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Istanbul su invito del principale partito d’opposizione Chp. Un invito a chiedere che siano rispettati i principi democratici dopo il fallito colpo di Stato del 15 luglio, al quale ha risposto anche il partito al potere, l’Akp. Rappresentanti di tutto lo spettro politico hanno riempito la centrale piazza Taksim, in un raro esempio di unità nazionale. Il golpe, in cui sono rimaste uccise almeno 246 persone e ferite più di 2 mila, è stato condannato da tutti i rappresentanti politici, inclusi i socialdemocratici kemalisti e laici del Chp.

“È il giorno della riunificazione – ha detto il leader dell’opposizione Kemal Kilicdaroglu. – È il momento di unirsi per opporsi a ogni tipo di dittatura e colpo di stato. È il momento di ascoltare il grido del popolo”

I militari che hanno sventato il golpe sono stati accolti come eroi. Il capo di Stato maggiore Hulusi Akar ha promesso vendetta contro i traditori: “Quei criminali in uniforme militare, quei gangster, quei serpenti che si sono infiltrati nelle forze armate hanno inflitto gravi danni alla nostra nazione. Ma noi li elimineremo”.

L’appello di Kilicdaroglu alla democrazia era però rivolto innanzi tutto al governo stesso, che dal giorno del fallito colpo di Stato ha sospeso, arrestato o posto sotto indagine più di 60 mila persone, fra militari, poliziotti, magistrati, insegnanti, funzionari e altri presunti oppositori, tra cui Halis Hanci, considerato il braccio destro dell’imam Fethullah Gülen che il presidente Recep Tayyip Erdogan ritiene responsabile del tentato putsch. Arrestati anche 300 militari della Guardia Presidenziale, di cui è stato annunciato lo scioglimento. In molti molti accusano Erdogan di approfittare della situazione per reprimere indiscriminatamente le voci di dissenso.

Alle critiche si aggiunge un rapporto di Amnesty International secondo il quale ci sarebbero “prove credibili” di torture a centinaia di persone detenute nell’ondata di arresti seguita al tentato colpo di Stato. L’ong che difende i diritti umani cita interviste con medici, avvocati e un funzionario di un carcere secondo cui i detenuti sarebbero stati assoggettati ad abusi brutali.

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