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Vertice umanitario: prevenzione e istruzione le priorità nei prossimi anni

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Vertice umanitario: prevenzione e istruzione le priorità nei prossimi anni

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Qualcosa di nuovo sotto il sole di Istanbul, una prima volta per il settore degli aiuti umanitari, il vertice che si è tenuto nella megalopoli turca questi due giorni. Un settore in debito d’ossigeno, benché i fondi oggi siano 12 volte superiori a quelli di cui beneficiava 15 anni fa. Secondo gli esperti i costi dell’assistenza umanitaria potrebbero essere ridotti se si desse priorità alla prevenzione.

Dice Kate Gilmore, vice alto commissario Onu per i diritti umani: “Un dollaro investito oggi nella difesa dei diritti umani farà risparmiare decine di migliaia di dollari in futuro. Questo ci permetterà di uscire dall’approccio miope che abbiamo oggi nei confronti dell’azione umanitaria, lavorare ora per il futuro attraverso la compassione, in modo che il mondo diventi più sicuro sul lungo termine”.

Il primo risultato del vertice è stato il lancio del cosiddetto “Grand Bargain”, il “grande patto” che punta a ridurre i costi delle attività amministrative per dirottare un miliardo di dollari nei prossimi cinque anni alle persone con urgente bisogno di assistenza. Questo potrebbe contribuire a colmare un deficit di 15 miliardi di dollari.

Altra priorità, i bambini. Sono quasi 75 milioni i minori che non sono potuti andare a scuola l’anno scorso a causa di conflitti o di calamità naturali. In media, solo il 2 per cento degli aiuti umanitari va all’istruzione. L’Unione europea intende quindi agire in questo senso, ha annunciato il commissario Ue agli aiuti umanitari Chystos Stylianides: “Ho già deciso di quadruplicare il nostro budget per l’istruzione in situazioni d’emergenza, perché l’istruzione per noi è una difesa contro la radicalizzazione, contro il reclutamento forzato, i matrimoni forzati, e naturalmente rappresenta le fondamenta di tutto il resto”.

Non sono mancate le critiche, mentre la Russia ha deciso di non partecipare. Tra i presenti, c‘è chi ha colto l’occasione per denunciare la gestione della crisi dei profughi, come la presidente del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo in Serbia, Irena Vojackova: “Prenderei l’esempio della Serbia per mostrare i risultati dell’inazione dell’Europa, dove non sono state prese decisioni su come categorizzare profughi e migranti e su come gestirli, e quindi abbiamo avuto flussi incontrollati che hanno attraversato il paese”.

Medici senza frontiere ha boicottato il vertice, in protesta contro la mancanza di iniziative concrete per mettere fine alle “gravi restrizioni praticate da alcuni Stati” all’accesso agli aiuti.

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