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Una serra che viaggia

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Una serra che viaggia

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Julián López Gómez, euronews: “Sembra un comune container da trasporto, e invece ospita una sofisticata serra altamente tecnologica che, secondo i suoi ideatori, potrebbe aiutare a garantire la sostenibilità delle foreste europee. Come e perché? Siamo andati a scoprirlo nel nord dell’Italia”

Nel vivaio, centinaia di piantine di querce, faggi e pini sono accudite con grande attenzione.

Lo spostamento continuo delle vaschette consente alle varie specie di crescere in un ambiente ideale.

“I sensori ambientali che sono all’interno sia del container sia della camera di crescita – dice la dottoressa Rosaria Santamaria – ci informano su temperatura, quantità di anidride carbonica e umidità. E possiamo andare anche a regolare la velocità di rotazione della camera, e anche muovere il braccio”

I sensori ottici e le telecamere montate sul braccio robotico permettono agli scienziati di monitorare la situazione anche a distanza. “Con le telecamere – precisa la biologa – possiamo anche vedere la situazione di crescita, quindi stando anche lontani, ad esempio io anche nel week-end con il mio cellulare posso vedere se effettivamente le luci funzionano, grazie al nostro sensore”

Grazie ai led è possibile riprodurre cicli diurni e notturni adattabili a seconda delle specie coltivate.

“Abbiamo effettuato una serie di studi preliminari per definire i corretti parametri di coltivazione – spiega Tatiana Marras -: in termini semplici, la temperatura dell’aria, l’umidità dell’aria, il numero di ore di luce e anche l’intensità luminosa, che consentono di ottenere delle piante a rapido accrescimento, ma allo stesso tempo robuste e dal corretto apparato radicale, due elementi fondamentali per consentirne il trasferimento all’esterno, in campo aperto”

Gli scienziati sostengono di aver sviluppato il prototipo per mostrare in che modo le piante potessero prosperare utilizzando meno acqua, meno pesticidi, meno fertilizzanti e meno energia. A questo scopo, andavano considerati diversi aspetti e diversi parametri., dice il professor Donato Chiatante: “Per noi è stato importante, ad esempio, capire precedentemente che un parametro importante poteva essere l’altezza raggiunta dalla pianta rispetto alla superficie del contenitore, perché questo poteva dare un’idea doppia: sia del fatto che crescessero, ma poteva metterci in condizioni anche di calcolare la cinetica dell’altezza, e quindi la velocità di sviluppo”

Il prototipo, alimentato con pannelli fotovoltaici, è stato progettato per essere portatile. Può quindi essere facilmente trasportato anche in regioni isolate dove sono necessarie determinate specie di piante. Perché, ci informa il dendrologo Bartolomeo Schirone, coordinatore del progetto Zephyr, “Le piante hanno una variabilità nel genoma, genetica nelle varie parti, nei vari paesi: la quercia da sughero spagnola è diversa dalla quercia da sughero italiana e diversa da quella francese. Con questa macchina noi possiamo raccogliere seme sul posto, produrre piantine sul posto e ripiantarle sul posto senza produrre inquinamento genetico”.

Secondo gli scienziati la serra portatile potrebbe essere commercializzata fra sei anni. I primi clienti saranno probabilmente vivai forestali, paesaggisti e urbanisti.

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