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Brexit, gli schieramenti atipici di "In" e "Out"

Sabato 20 febbraio David Cameron, dopo aver raggiunto un accordo con i suoi omologhi europei a Bruxelles, fissa finalmente la data del referendum

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Brexit, gli schieramenti atipici di "In" e "Out"

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Sabato 20 febbraio David Cameron, dopo aver raggiunto un accordo con i suoi omologhi europei a Bruxelles, fissa finalmente la data del referendum sulla permanenza del suo paese nell’Unione europea: sarà il 23 giugno.

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L'Unione europea, con tutti i suoi difetti, ha dimostrato di essere una struttura internazionale cruciale

Lunedì 22 febbraio, alla Camera dei Comuni, le divisioni rimescolano le carte in tavola facendo saltare le alleanze tradizionali di destra e sinistra. Il leader laburista, Jeremy Corbin, evita di posizionarsi chiaramente contro il Brexit. Il partito conservatore del primo ministro si sfalda. Il sindaco di Londra, Boris Johnson, esprime disprezzo per l’accordo negoziato da Cameron, diventando il portabandiera dei sostenitori dell’uscita dall’Unione europea. Altri nomi di spicco dei Tories si schierano con i dissidenti e si lanciano nella campagna per l’“Out”. Tra loro, diversi membri del governo, tra cui la ministra del lavoro Priti Patel, il leader della Camera dei Comuni Chris Grayling, il ministro della giustizia Michael Gove e la ministra per l’Irlanda del Nord Theresa Villiers.

Una scissione del tutto atipica. Il primo ministro fa campagna per l’“In” e si rallegra di essere appoggiato da diversi membri dell’opposizione: “Ci sono tantissime cose su cui non siamo d’accordo fra laburisti, liberali, verdi e altri, ma resta il fatto che siamo tutti uniti nel sostenere l’idea che la Gran Bretagna debba rimanere in un’Unione europea riformata, e penso che questa sia una grande squadra”.

E alla fine anche l’euroscettico Jeremy Corbin si sbilancia in favore dell’“In”, pur mantenendo una posizione critica nei confronti dell’Europa: “Non si può costruire un mondo migliore senza impegnarsi con il mondo – costruire alleanze e realizzare il cambiamento. L’Unione europea, con tutti i suoi difetti, ha dimostrato di essere una struttura internazionale cruciale in questo senso. È per questo che appoggiamo la campagna a favore della permanenza della Gran Bretagna in Europa, e spero che lo farete anche voi”.

Più militante, e da diverso tempo, anche la premier scozzese, leader dello Scottish National Party, Nicola Sturgeon, ha invitato i britannici a votare in massa perché il Regno Unito continui a far parte dell’Unione europea.