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Mark Rutte, avanti con gli hotspot per velocizzare la ridistribuzione dei rifugiati

Emergenza rifugiati ed euroscetticismo crescente all’interno dei propri confini, i Paesi Bassi si avviano, in uno scenario complesso, a guidare la

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Mark Rutte, avanti con gli hotspot per velocizzare la ridistribuzione dei rifugiati

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Emergenza rifugiati ed euroscetticismo crescente all’interno dei propri confini, i Paesi Bassi si avviano, in uno scenario complesso, a guidare la Presidenza semestrale dell’Unione europea. Intervistato da Euronews il Premier Mark Rutte resta, però, ottimista e fiducioso sul futuro dell’Unione.

Euronews
I leader europei stanno lottando da mesi per riuscire a raggiungere un accordo sulla ridistribuzione di 160 mila rifugiati arrivati dall’inizio dell’anno in Italia e in Grecia. Al momento quelli ricollocati in altri Paesi sono circa 300. Nessuno nei Paesi Bassi. Cosa può fare la Presidenza olandese per rendere questo schema funzionale?

Mark Rutte
Se fossero arrivati in Italia e in Grecia, sarebbe relativamente facile organizzare i ricollocamenti. Il problema è che oggi il flusso dei rifugiati proviene dai Balcani Occidentali attraversa la Slovenia, l’Austria e arriva principalmente in Germania e in Svezia e in parte nei Paesi Bassi e in Belgio. C‘è bisogno di costruire delle strutture di ricezione adeguate in questi Paesi e poi vanno messi a punto gli hotspot in Grecia, l’ Italia ha già fatto qualche passo avanti, ma c‘è ancora moltissimo da fare. Soltanto quando gli hotspot saranno davvero funzionali, allora sarà possibile ricollocare le persone nel resto dei Paesi europei.

Euronews
Svezia e Danimarca hanno ripristinato i controlli alle frontiere, una misura che è stata attuata nei mesi passati anche da altri Paesi europei. E altri potrebbero decidere di seguirli in futuro. Sembra che l’intera esistenza dell’area Schengen sia oggi a rischio. Ora lei ha proposto lo scorso novembre di creare una mini area Schengen ridotta a cinque Paesi. Ma qual è il piano per salvare l’area Schengen?

Mark Rutte
Non si tratta di una proposta strettamente olandese, né del mio Governo. Quello che abbiamo detto è che è giunto il tempo di pensare a come gestire un così alto flusso di arrivi, flusso che resta alto anche ora che è inverno e che con ogni probabilità aumenterà ancora con l’arrivo della primavera. Si deve pensare a tutte le alternative. Tra queste sicuramente ci sono i negoziati con la Turchia e poi, il miglioramento delle strutture di ricezione in Grecia e in Italia. Ed è quello su cui ci concentreremo nei prossimi due mesi.

Euronews
Ad aprile i cittadini olandesi voteranno per il Referendum sul Trattato di Associazione tra Ucraina e Unione europea, come pensate di reagire alla vittoria dei no, dati in vantaggio?

Mark Rutte
Stiamo lavorando affinché il risultato delle urne sia positivo. Non è un referendum chiesto dal Governo, ma dai cittadini. Sono loro che hanno raccolto le firme affinché si tenesse il referendum su questo tema. Ecco com‘è andata. Dal canto nostro spiegheremo ai cittadini perché abbiamo messo la firma su questo trattato. Questo per prima cosa perché va nell’interesse del nostro Paese. Perché restiamo un Paese profondamente commerciale e potremmo guadagnare molto di più con un’Ucraina economicamente performante rispetto ad oggi. E poi E poi perché è un accordo che serve a costruire uno stato di diritto, il rispetto dei diritti umani, tutte cose per le quali abbiamo combattuto nell’Unione europea. Quelli che si oppongono lo fanno perché pensano si tratti di un primo passo verso l’allargamento, ma non lo è. L’Unione europea conta già tantissimi accordi di associazione con Paesi dell’America Latina, con il Medio Oriente. E non sono Paesi che un giorno entreranno nell’Unione. Forse parteciperanno al concorso Eurovision, ma non entreranno mai nell’Unione europea.

Euronews
Però insisto, se vinceranno i no, come reagirete?

Mark Rutte
Formalmente dovremo prendere una posizione perché si tratta di un referendum consultivo. La legge prevede che poi la parola passi al Parlamento olandese. Decideremo in che modo reagiremo al referendum, il 6 aprile. Mi impegno affinché il risultato non sia come dice lei negativo.