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Dalle lacrime di Fabius alla rabbia indigena. Le reazioni all'accordo sul clima

Obama parla di migliore soluzione possibile. Il delegato delle Maldive di punto di partenza. Ma le popolazioni dell'Amazzonia non ci stanno: "Ignorati i nostri diritti"

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Dalle lacrime di Fabius alla rabbia indigena. Le reazioni all'accordo sul clima

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Ovazioni in sala e tifo da stadio:la commozione e le braccia levate al cielo del presidente francese Hollande, di quello della Conferenza Fabius e del Segretario generale Onu Ban Ki-Moon, tradiscono un entusiasmo pressoché unanime, per il primo vero accordo globale sul clima.

Point of view

La storia non ci giudicherà per quello che abbiamo fatto oggi, ma per quello che faremo da oggi

“Sia chiaro a tutti – ha detto Obama -: l’accordo di Parigi definisce il quadro di cui il mondo ha bisogno per contrastare la crisi climatica. È la migliore opportunità che avevamo di salvare il nostro Pianeta”.

In questo video il commento integrale del Presidente degli Stati Uniti Obama sui risultati della Conferenza sul clima di Parigi.

Si poteva fare di più, dice qualcuno dall’assemblea della Conferenza di Parigi, ma il risultato è già molto importante. “È vero che questo accordo non è perfetto – ha detto il delegato cinese alla Conferenza di Parigi sul clima, Xie Zhenhua -. Alcuni punti andrebbero certo migliorati. Nonostante questo, ci permette però di compiere uno storico passo avanti”.

Più marcato invece il disappunto dell’inviato indiano. “Le concessioni fanno parte di qualsiasi negoziato – il suo commento – ma l’accordo avrebbe potuto essere più ambizioso”.

Pragmatico e rivolto al futuro, il commento del Ministro dell’ambiente e dell’energia delle Maldive, Thoriq Ibrahim: “Si tratta certo di un accordo storico, ma la storia non ci giudicherà per quanto abbiamo fatto oggi, ma per quanto faremo a partire da oggi. La portata di questo accordo sarà misurata dalle generazioni a venire”.

Dissonante la voce degli ambientalisti, che nel pomeriggio di sabato sono scesi in strada a Parigi, nei pressi dell’Arco di trionfo. Per quanto ambizioso, l’obiettivo di limitare il surriscaldamento climatico a 1,5°C stabilito dall’accordo, a loro avviso non basta.

Voci critiche si sono levate anche da “Amazon Watch”, che denuncia la mancata integrazione nell’accordo di clausole vincolanti al rispetto dei diritti delle popolazioni indigene. Patricia Gualinga, militante della comunità Kichwa di Sarayaku, in Ecuador, ha dichiarato che i risultati della Conferenza di Parigi “confermano, ancora una volta, che ai governi non interessa il rispetto dei diritti umani”.