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Egitto: dopo lo schianto nel Sinai, si teme l'impatto sul turismo

Mentre prende corpo, ma resta in attesa di conferme, l’ipotesi dell’attentato, il possibile bersaglio già ne subisce le conseguenze. Al di là delle

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Egitto: dopo lo schianto nel Sinai, si teme l'impatto sul turismo

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Mentre prende corpo, ma resta in attesa di conferme, l’ipotesi dell’attentato, il possibile bersaglio già ne subisce le conseguenze.
Al di là delle 224 vittime è l’industria turistica a pagare dazio. Quella egiziana, che stava uscendo da tre anni di pesantissima crisi. E poi quella russa, perché la Russia è impegnata nel conflitto contro l’Isis e quindi i suoi cittadini potrebbero essere un bersaglio preferenziale, e perché è il principale mercato per il turismo egiziano.

“In questo periodo – conferma la portavoce della federazione degli operatori del turismo – l’Egitto è la destinazione più venduta, è ancora nel pieno della stagione ed è la destinazione più vicina, soleggiata ed economica. L’80% dei russi che vanno in vacanza all’estero scelgono le spiagge, i posti caldi. E quindi la situazione ora è molto difficile”.

Dopo l’attentato di fine giugno a Sousse, in Tunisia, dove furono colpiti soprattutto turisti britannici, il timore è che si confermi la strategia terrorista dell’attacco al turismo.
Anche il governo di Londra ha immediatamente avviato il rimpatrio dei suoi concittadini, ma non tutti si sentono davvero in pericolo a Sharm El Sheikh:

“Penso che il governo britannico abbia reagito troppo, il premier ha esagerato a mandare tutti gli aerei per i rimpatri senza nemmeno avere ancora il rapporto sulle scatole nere”.

“Qui siamo al sicuro, non c‘è pericolo. Se ci fossero problemi poi non torneremmo per almeno undici anni”.

Per le agenzie turistiche, russe e britanniche in primis, si pone il problema dei costi:oltre a quelli del rimpatrio e delle mancate entrate per il prevedibile calo di prenotazioni, ci sono costi ulteriori legati ai cambi di destinazione offerti a chi aveva già prenotato.