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La Fortezza Europa non apre le porte ma gli hotspot

Cosa sono gli hotspots Il 15 settembre la cancelliera tedesca Angela Merkel e il cancelliere austriaco Werner Faymann hanno ribadito la necessità che

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La Fortezza Europa non apre le porte ma gli hotspot

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Cosa sono gli hotspots

Il 15 settembre la cancelliera tedesca Angela Merkel e il cancelliere austriaco Werner Faymann hanno ribadito la necessità che in Italia e in Grecia vengano allestiti i cosiddetti hotspot. Prima dell’apertura di questi centri di identificazione, i due leader hanno escluso la possibilità di avviare il sistema di quote che dovrebbe distribuire tra tutti i paesi dell’Unione europea 120mila richiedenti asilo arrivati in Ungheria, Grecia e Italia. A Bruxelles, si sta lavorando sulla ricollocazione dei primi 40mila richiedenti asilo arrivati in Italia e in Grecia, come ha detto la portavoce della Commissione europea per le politiche di immigrazione e d’asilo, Natasha Bertaud.

Che cosa sono gli hotspot. Si tratta di centri già esistenti e attrezzati per identificare i migranti, che saranno ampliati. Le strutture permetteranno di tenere in stato detentivo i migranti per un periodo di tempo limitato. Negli hotspot la polizia italiana sarà aiutata da alcuni funzionari delle agenzie europee Europol, Eurojust, Frontex ed Easo: gli agenti saranno impiegati per identificare i migranti che vogliono presentare richiesta d’asilo.

Le forze dell’ordine procederanno a registrare i dati personali dei richiedenti asilo, fotografarli e raccoglierne le impronte digitali entro 48 ore dal loro arrivo, eventualmente prorogabili a 72 al massimo. I migranti saranno trattenuti fino a identificazione avvenuta. Nel caso rifiutino di essere registrati saranno trasferiti nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie), delle strutture detentive, in attesa di essere rimpatriati. In un’intervista radiofonica a Rtl il ministro dell’interno Angelino Alfano ha detto che le operazioni di rimpatrio saranno organizzate e finanziate dall’Unione europea. Se invece accetteranno di essere identificati e presenteranno domanda di asilo, saranno ospitati nei centri di accoglienza per richiedenti asilo in attesa che le loro richieste d’asilo siano prese esaminate dalle autorità.

Gli hotspot in Italia e in Grecia. A Bruxelles, fonti della Commissione europea, hanno dichiarato che gli hotspot stanno già funzionando sull’isola Lampedusa e nelle località siciliane di Augusta, Pozzallo, Porto Empedocle e Trapani. Tuttavia, Mario Morcone, capo dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’interno, ha riferito a Internazionale che solo i centri di registrazione di Lampedusa, Pozzallo e Porto Empedocle sono pronti, e che si aspetta l’autorizzazione di Roma per attivarli come hotspot. In Grecia ne saranno allestiti almeno due: uno sull’isola di Kos e uno nel porto ateniese del Pireo. Le autorità di Atene stanno procedendo a prepararli.

Arrivi via mare nel 2015

Italia:

121.500 (79.000 in Sicilia, 21.000 in Calabria). Provenienza: Eritrea (26 per cento), Nigeria (13 per cento), Somalia (8 per cento)

Grecia:

318.489 (164.000 a Lesbo, 43.000 a Samos, 40.000 a Chios, 37.000 a Kos). Provenienza: Siria (70 per cento), Afghanistan (19 per cento)

Morti e scomparsi nel 2015: 2.962

Fonte: UNHCR, 17 settembre 2015

Le reazioni

Renzi: “Italia pronta per gli hotspots, ma l’Europa deve redistribuire i migranti” (fonte)

L’opinione di Giusy Nicolini, sindaca di Lampedusa (fonte):

“Gli hotspot della Merkel? Qua già esistono… Useremo il Centro per l’identificazione che per anni è stato attivo. Ma l’Europa si dice disposta ad aiutare solo i rifugiati e vuole rimpatriare chi scappa dalla povertà. Io credo invece che tutti debbano essere soccorsi”.

“Hotspot è solo un termine nuovo per le attività che qui sono sempre state svolte all’interno dei Centri. La sola differenza è che coloro che sono arrivati dopo il 15 agosto possono accedere ai criteri di redistribuzione per quota a livello europeo. E per quelli che sono arrivati prima? Perché a loro non si applica?”

Lo scenario

L’Europa si divide sulla risposta da dare alla più grave crisi migratoria mai vista nell’Occidente ricco e civilizzato dalla Seconda guerra mondiale. Per questo sarà molto complicato trovare una intesa al vertice europeo straordinario convocato sul tema.

A premere per una soluzione condivisa, la cancelliera tedesca Angela Merkel. “La Germania intende collaborare, ma non è una sfida tedesca, ma di tutta l’Europa”, ha detto la cancelliera. “L’Europa deve agire unita e assumersi le proprie responsabilità. La Germania non può caricarsi tutto sulle sue spalle”.

Per Angela Merkel la Germania accoglierà solo chi fugge da guerre e conflitti, ma non chi cerca di lasciarsi alle spalle la povertà.

“Siamo un grande paese, e siamo forti. Ma non è realistico pensare che siamo in condizione di risolvere tutti i problemi sociali del mondo”.

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha dichiarato domenica, alla fine di una visita in Giordania ed Egitto, che l’Unione europea ha il dovere di aiutare i profughi siriani a trovare una vita migliore vicino a casa loro.

Il tema delle migrazioni sarà al centro del vertice europeo di mercoledi a Bruxelles. I 28 membri dovranno confrontarsi sul modo di gestire il fenomeno, specialmente dopo le chiusure fisiche delle frontiere da parte di diversi paesi.

E’ il caso dell’Ungheria, che dopo aver blindato i confini con la Serbia ha creato un’impasse per decine di migliaia di profughi, che ancora vagano tra Croazia, Slovenia e Austria.