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Aylan ci fa riaprire le porte di casa

Aylan non arriverà mai in Europa, morendo al largo delle coste turche è diventato il figlio di tutti. Il suo sacrificio ha scosso la coscienza del

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Aylan ci fa riaprire le porte di casa

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Aylan non arriverà mai in Europa, morendo al largo delle coste turche è diventato il figlio di tutti.

Il suo sacrificio ha scosso la coscienza del mondo. La Commissione europea è al lavoro. In attesa di risposte concrete all’urgente crisi, in attesa di una politica dell’immigrazione comunitaria, la solidarietà e il volontariato tappano i buchi della lentezza istituzionale.

Le proposte dei singoli commuovono e forse aprono la via a soluzioni altre: come quella della mamma di Oristano pronta ad ospitare a casa propria donne e bambini.
La proposta fatta su Facebook ha ricevuto nel giro di poco centinaia di like.

Aylan ha avuto il merito di restituirci il valore della condivisione.

Gizem Adal, euronews:

“Mentre i leader europei faticano a decidere sulle modalità di accoglienza dei numerosi profughi, cadaveri di bambini approdano sulle coste.

Per discutere di una delle più grandi crisi umanitarie dalla Seconda Guerra mondiale, ci colleghiamo con Metin Çorabatır, presidente del Centro di ricerca sull’asilo e le migrazioni di Ankara.

La foto del bimbo siriano Aylan Kurdi trovato morto sulla spiaggia turca di Bodrum ha suscitato emozione e indignazione in tutto il mondo. Dopo quanto è accaduto, pensa che le autorità agiranno per prendere misure concrete?”

Metin Çorabatır:

“Spero di sì. Speriamo che questo dolore non rimanga solo nei cuori, ma che coloro che prendono decisioni nelle stanze del potere trovino una soluzione a lungo termine. Devono cominciare a cercare una soluzione seria a proposito dei diritti umani, dei diritti dei rifugiati. E devono concentrarsi soprattutto sulla cooperazione internazionale.”

Euronews:

“Per molti anni, Lei è stato il portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Come esperto della questione, cosa pensa che debbano fare l’Europa e il resto del mondo? Qual è la soluzione giusta?”

Metin Çorabatır:

“Ora il peso maggiore è sulle spalle dei Paesi vicini alla Siria come la Turchia, il Libano e la Giordania. La Turchia ha ospitato da sola 2 dei 4 milioni di siriani per molto tempo.

Ciò crea tensioni economiche, sociali e di vario tipo. È un peso grandissimo e nessun Paese, neanche il più grande e ricco, può gestirlo. Invece quando guardiamo ai paesi europei, per esempio vediamo che il Regno Unito ha accettato le richieste di asilo di soli 216 siriani.
Qui i numeri possono essere fuorvianti. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2014, nell’Unione europea sono state registrate 890.000 domande di asilo. È il secondo numero più alto dal 1990.

I Paesi vicini, in particolare la Turchia, sopportano il peso maggiore. Questo dev’essere preso in considerazione mentre si cercano soluzioni.
Per evitare disaccordi, innanzitutto bisogna parlare la stessa lingua e cercare soluzioni comuni.”

Euronews:

“Tenendo conto che il numero di rifugiati aumenta considerevolmente e che l’opinione pubblica in Europa è molto influenzata da questa tragedia, pensa che le autorità europee agiranno finalmente per trovare una soluzione duratura per fermare la guerra in Siria?”

Metin Çorabatır:

“Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, creato per mantenere la pace, in questa circostanza non ha compiuto alcun passo. Si è dimostrato completamente inutile, come in alcune delle crisi precedenti.

L’aspetto politico della tragedia è il più importante, è quello che ha causato questa crisi dei rifugiati. Purtroppo fino ad oggi l’Occidente, il Consiglio di Sicurezza, la Russia e la Cina non hanno trovato una soluzione o forse non hanno voluto cercarla.

Almeno dopo la tragica morte di questo bambino, i politici devono compiere passi seri, non solo versare lacrime davanti alle telecamere.

Questi passi seri devono focalizzarsi sulle preoccupazioni umanitarie, sui diritti umani, sui princìpi che riguardano i rifugiati e bisogna trovare soluzioni durature.”