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La "fabbrica dei troll" del Cremlino

Riceverà un risarcimento simbolico la donna licenziata da un'agenzia di propaganda filo-Putin per averne rivelata l'attività

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La "fabbrica dei troll" del Cremlino

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Lyudmila Savchuk, la donna che ha rivelato l’esistenza di un’agenzia specializzata nel diffondere la==propaganda russa==su internet, ha vinto la causa.

La compagnia per la quale ha lavorato, gestendo vari blog filo-russi sulla piattaforma LiveJournal, dovrà versarle un simbolico risarcimento di un rublo, oltre al pagamento dell’ultimo stipendio.

La causa intentata dalla 34enne ha rivelato le pratiche della “Agenzia per le indagini su internet”, ribattezzata dai media “la fabbrica dei troll”.

Le rivelazioni di Savchuk

Lyudmila Savchuk, giornalista freelance, afferma di aver accettato il lavoro con l’obiettivo di portare alla luce le attività dell’agenzia e aggiunge di collaborare con altri attivisti del gruppo InfoPeace.

“Ho deciso ad ottobre 2014 di fare ricerche su questa struttura dall’interno. Ne ho parlato con alcuni amici attivisti e ho chiesto anche pareri legali”, ha raccontato.

Da gennaio a marzo 2015, pagata qualche centinaio di euro al mese, Savchuk, assieme ad altri dipendenti, ha inondato siti e social media di lodi di Vladimir Putin.

Ma dopo aver rilasciato un’intervista in forma anonima nella quale spiegava in cosa consisteva il suo lavoro, è stata licenziata.

Cos'è la fabbrica dei troll?

Le rivelazioni di Savchuk non hanno sorpreso i russi, ma hanno piuttosto confermato ciò che già immaginavano: i troll del Cremlino hanno invaso internet.

“Il business dei troll diventa più popolare anno dopo anno” afferma Platon Mamatov, che ha dichiarato al New York Times di aver gestito una propria “fabbrica di troll” negli Urali dal 2008 al 2013, dando lavoro a decine di collaboratori incaricati di promuovere le politiche del partito di Vladimir Putin, Russia Unita. Secondo Mamatov, agenzie simili operano nel Paese a tutti i livelli e le persone pagate per lavorare come troll sarebbero migliaia, ma, visto che la loro attività è segreta, è difficile stimarne esattamente il numero.

Come funziona il business dei troll?

Commenti anti-occidentali e==false informazioni==inondano Facebook, Twitter, YouTube, Livejournal.com e il network russo VK.com. Ad ogni piattaforma è dedicato un apposito dipartimento.
La lingua russa è la più usata per questa propaganda.

I troll sono soprattutto giovani, non firmano alcun contratto e sono pagati in contanti.

“Nessuno sa esattamente da dove arrivi il denaro” specifica Savchuk “e mi infastidisce sapere che in Russia non ci sono soldi per importanti progetti sociali e poi ce ne sono per stupidaggini come questa”.

Il Cremlino smentisce di essere collegato alla struttura e afferma di non saperne nulla.