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Pro e contro dell'educazione lenta

Dalla Spagna all’Estremo Oriente la puntata di questa settimana ci fa scoprire l’“educazione lenta”, un apprendimento più personale e meno basato

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Pro e contro dell'educazione lenta

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Dalla Spagna all’Estremo Oriente la puntata di questa settimana ci fa scoprire l’“educazione lenta”, un apprendimento più personale e meno basato sugli esami.
Un movimento nato nel Regno Unito e negli Stati Uniti, che adesso è diffuso anche in altri Paesi.

Spagna: ognuno impara al proprio ritmo

In Spagna abbiamo incontrato Joan Domènech Fransesch, direttore scolastico che dal 2004 applica il nuovo approccio educativo. Joan Domènech Fransesch è autore del libro “Elogio dell’educazione lenta”.

Ci spiega cosa significa in concreto l’educazione lenta: “Nella nostra scuola ci sono molte attività basate sulla libera circolazione all’interno della scuola. Fornendo loro questa flessibilità, gli allievi capiscono che si trovano in un luogo nel quale l’apprendimento è possibile ovunque. Non si apprende soltanto stando seduti al banco con un foglio di carta, ma in molti modi diversi. I bambini possono imparare giocando nel cortile. Imparano molto facendo teatro, giocando, parlando tra di loro. Mentre invece, a volte, nella scuola tradizionale il dialogo era proibito e i bambini dovevano restare in silenzio. Parlando, conversando, dialogando si impara moltissimo. A partire dagli allievi, da quello che sanno, quello che chiedono, quello che interessa loro: da questo si comincia per accompagnarli nel processo di apprendimento”.

Cina: scuole di altri tempi

L’educazione cinese è considerata estremamente competitiva, molti allievi scelgono le scuole private per stare al passo. Ma altri scelgono di tornare a un approccio più tradizionale.

Ai piedi del monte Wutong, in una zona rurale nel sud della Cina, la De Qian è tra le prime scuole vecchio stile ad essere stata aperta in Cina. Gli studenti indossano abiti tradizionali, studiano i classici e le arti antiche. La scuola accoglie circa 30 bambini dai 3 ai 13 anni. Ogni mattina, cominciano le lezioni con due ore di calligrafia. Un apprendimento lento, ma che ogni bambino segue al proprio ritmo.

Giappone: “generazione lenta”

In Giappone in primavera gli studenti sono in vacanza per due settimane, prima di cominciare un nuovo anno scolastico. Ma vacanza qui non vuol dire restare a casa a oziare. Come molte scuole giapponesi, il liceo Shibuya, nel cuore di Tokyo, resta aperto e gli studenti frequentano le lezioni di inglese. La maggior parte di loro frequenta anche lezioni serali private.

Nel 2002 il governo ha deciso di introdurre l’istruzione lenta nelle scuole pubbliche. Meno ore in classe, meno pressione. Ma l’educazione lenta è stata abbandonata dopo cinque anni di applicazione pratica. La riforma è stata respinta in massa dai genitori e dai media che criticano tuttora l’emergere di una “generazione lenta”, incompatibile con le aspettative giapponesi di eccellenza ed efficienza.