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Kosovo, fuga dalla povertá

Per combattere l’immigrazione clandestina l’Unione Europea ha deciso di chiudere le porte a migliaia di albanesi kosovari che intendono lasciare il

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Kosovo, fuga dalla povertá

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Per combattere l’immigrazione clandestina l’Unione Europea ha deciso di chiudere le porte a migliaia di albanesi kosovari che intendono lasciare il proprio Paese. Dai Balcani è stato finora molto semplice raggiungere i Paesi dell’Eurozona aggirando il Trattato di Schengen. Gli immigrati ottenevano l’asilo in Ungheria e poi puntavano su Italia, Germania e Svizzera.

Recentemente Berlino ha adottato una linea dura circa gli immigrati kosovari che richiedono asilo politico. Si stima che circa 50.000 -100.000 persone abbiamo lasciato il Kosovo negli ultimi tre mesi, sperando in un futuro migliore. «Io sì, ci tornerei. Sono stato in Germania per un anno e otto mesi. Erano tutti gentili con noi. Le condizioni di vita non erano male. Ma dopo è arrivato il momento che ci hanno fatto tornare indietro”, dice un kosovaro.

Un aereo carico di imigrati è arrivato a Monaco di Baviera da Pristina lo scorso 17 marzo. A sette anni dall’indipendenza dalla Serbia, i dati parlano chiaro: il Kosovo è un paese che si sta svuotando. Secondo l’Onu il livello di povertà ha raggiunto la soglia del 29.7%. La disoccupazione è salita toccando il 35%, il 60% tra i giovani. Lo scorso dicembre è stato registrato un aumento vertiginoso degli ingressi irregolari di cittadini kosovari nell’Unione Europea. Secondo Frontex la maggior parte degli ingressi sono stati rilevati sulla rotta dei Balcani.

“La vita era molto dura nei campi profughi in Ungheria. Siamo stati costretti a scappare perché c’erano episodi di violenza, ci sono stati anche dei casi di omicidio. Ecco perchè siamo stati costretti a lasciare l’Ungheria e ad andare in Germania, perché le nostre vite erano in pericolo”, racconta un altro migrante.

Un futuro non proprio roseo per queste persone. Niente soldi, niente lavoro, nessun stipendio. Le condizioni di vita in Kosovo sono difficili, ma anche ottenere asilo politico in uno dei Paesi dell’Unione Europea non è semplicissimo. In pochi ci riescono, rarissimi casi. E le storie di migranti che sono tornati a casa testimoniano quanto detto dalle statistiche.

Storie di vita quotidiana di un paese alle prese con disoccupazione e povertà. L’aumento dell’immigrazione illegale dal Kosovo sta preoccupando anche Bruxelles. Alcuni eurodeputati hanno chiesto al governo di Pristina di intensificare i controlli per combattere la lotta contro i trafficanti di essere umani ritenuti i responsabili dell’esodo dei cittadini kosovari.

“Ho parlato con un sacco di gente che ha lasciato il Kosovo e tutti mi hanno detto che volevano solo una vita migliore. Ma non hanno la minima idea di come ottenere questa vita migliore nell’Unione Europea. Perché non sono mai stati lì. Siamo rimasti isolati per troppo tempo dal resto d’Europa. Schengen viene considerato come qualcosa che li blocca, una barriera. E questo è triste. Anch’io mi sento umiliato a presentare decine di documenti, ad andare ad aspettare davanti alle ambasciate all’infinito per ottenere un visto. Senza alcuna garanzia di ottenere un visto”, racconta Avni Ahmetaj, giornalista.

Per aggirare i controlli, centinaia di kosovari si muovono di notte in autobus alla volta di Belgrado. Veri e propri viaggi della speranza. Ci sono giovani ma anche donne e bambini. Una volta arrivati in Serbia cercano un rifiugio lontando dagli agenti, sperando poi di ripartire per altre destinazioni.

Quasi tutti i migranti illegali vengono alla fine rimandati indietro, e quando tornano si trovano davanti alle istituzioni del Kosovo. Oggi per gli accordi internazionali i kosovari possono muoversi liberamente attraverso la Serbia: fra quanti emigrano meno dello 0,5% ottiene asilo politico.

Attualmente sono tra i 650 e i 750 mila gli albanesi del Kosovo che sono cittadini giuridici dell’Unione Europea poiché la regione ha sempre avuto una forte emigrazione. Spesso alle frontiere vengono allestititi anche centri di accoglienza. Qui si rifugiano i più disperati. Coloro che in patria non hanno più nulla.

Una situazione che preoccupa parecchio il governo kosovaro. Pristina sta pensando di spendere circa 200 milioni di euro per cancellare i debiti che molti hanno col fisco e con le societa’ di servizi pubblici cosi’ da convincerli a rimanere. Per molti tuttavia il Paese non ha più nulla da offrire e quindi l’unica alternativa resta la fuga. Negli ultimi mesi i controlli alle frontiere sono aumentati.

Se 20 mila kosovari emigrano ogni mese, in un paio di anni il Kosovo avra’ perduto un quarto della sua popolazione. Un problema che necessita una soluzione urgente. Non solo dal punto di vista umanitario. Ma anche geopolitico.