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Il futuro della sanità in una società in trasformazione

Tra pochi decenni oltre un terzo della popolazione europea avrà più di 60 anni. Una sfida, per i sistemi sanitari nazionali, cui rispondono esperti riuniti a Bruxelles.

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Il futuro della sanità in una società in trasformazione

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I sistemi sanitari in Europa devono adattarsi ai mutamenti della società. È il messaggio emerso dal convegno “Agire insieme – una roadmap per la salute sostenibile”, che si è tenuto il 19 marzo a Bruxelles.

Point of view

Dobbiamo trasformare radicalmente il modo di fornire i servizi, intervenire con i pazienti in una fase precoce e consentire ai cittadini di avere un maggiore controllo sulla propria salute

Nel 2050 il 37 per cento degli europei avrà più di 60 anni. L’invecchiamento della popolazione mette a dura prova la sostenibilità economica dei servizi sanitari.
Il cosiddetto “Gruppo direttivo europeo”, composto da studiosi, membri del settore della sanità e politici, ha suggerito alcune soluzioni.

Il gruppo è presieduto dall’ex ministra alla sanità irlandese, Mary Harney, che spiega: “Lo status quo non è più un’opzione. Se vogliamo mantenere un servizio sanitario europeo di alta qualità, universalmente accettabile senza il timore che possa venire razionato, dobbiamo trasformare radicalmente il modo di fornire i servizi, intervenire con i pazienti in una fase precoce e consentire ai cittadini di avere un maggiore controllo sulla propria salute”

Il gruppo, dopo aver lavorato per più di un anno raccogliendo dati e svolgendo test, ha sviluppato una trentina di progetti pilota in 21 paesi.
Le relative raccomandazioni sono raccolte in un “Libro bianco” che è stato presentato durante il convegno, e che il professor Walter Ricciardi, relatore del Libro Bianco, sintetizza così: “Noi oggi abbiamo una popolazione vecchia, in particolar modo in Europa e soprattutto in Italia e in Germania. Per questa popolazione che ha malattie croniche, cioè che durano tanti anni e che non possono essere guarite, noi dobbiamo riorganizzare i servizi: non solo ospedali, ma anche assistenza sul territorio, e anche a casa”.

L’86 per cento dei decessi è provocato da malattie croniche, che colpiscono più dell’80 per cento delle persone oltre i 65 anni. Una vera piaga, che costa alla sanità 700 miliardi di euro all’anno

Ma come si è arrivati a questa situazione, e come fare per diminuire il numero dei decessi? Risponde Pascale Richetta, vice presidente di AbbVie per l’Europa occidentale e il Canada: “Se prendiamo l’esempio dell’oncologia, vediamo che ci siamo spostati da una condizione molto acuta con prognosi molto gravi a – per molti pazienti – una condizione cronica. Ma per arrivare a questa fase bisogna intervenire il prima possibile. Intervenire molto presto può ridurre al minimo la gravità della malattia cronica e allungare la vita del paziente”.

L’intervento precoce è stato al centro di un progetto di ricerca effettuato a Madrid su oltre un milione di pazienti affetti da patologie muscolo-scheletriche, la principale causa di disabilità a ogni età. I risultati sono impressionanti, come dimostra il professor Juan Jover dell’ospedale San Carlos: “Siamo riusciti a ridurre del 40 per cento il numero di giorni di malattia delle persone colpite da un’invalidità lavorativa recente, con ottimi risultati economici: per ogni euro investito nel programma, si recuperano 11 euro nel giro di un paio d’anni”.

Anche la promozione di stili di vita responsabili avrà un impatto positivo sull’economia, soprattutto in paesi come il Regno Unito, dove il 67 per cento degli uomini e il 57 per cento delle donne sono considerati sovrappeso o obesi.

Un modello elaborato da un gruppo di ricercatori dell’università di Tor Vergata ci permette di prevedere cifre precise. Ce le presenta il professor Vincenzo Atella: “Stili di vita più accorti, che permettono alle persone di arrivare all’età di 50 anni con livelli di sovrappeso minori, riescono a portare a livello europeo risparmi fino a 100 miliardi di euro da adesso al 2050, e questo semplicemente con lo stile di vita, non immaginando interventi di natura farmacologica o altro”.

Riorganizzare la sanità non dovrebbe significare solo tagliare risorse. Misure troppo severe – avverte il Commissario europeo alla sanità Vytenis Andriukaitis – possono rivelarsi controproducenti: “Se parliamo di riforme strutturali, dobbiamo parlare di valutazione d’impatto sulla sanità pubblica. Non si può distruggere l’accesso all’assistenza sanitaria nelle cosiddette riforme strutturali. Che cosa significa sanità? È la condizione necessaria per la crescita e l’occupazione”.

Il detto “prevenire è meglio che curare” vale anche in economia. La ricetta sembra essere semplice. Ora non resta che metterla in pratica.