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USA: proteste in molte cittè contro violenza della polizia. Centinaia gli arresti

Oltre 220 persone sono finite in manette a New York nel corso delle proteste contro il razzismo e le violenze della polizia. Proteste si sono avute

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USA: proteste in molte cittè contro violenza della polizia. Centinaia gli arresti

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Oltre 220 persone sono finite in manette a New York nel corso delle proteste contro il razzismo e le violenze della polizia. Proteste si sono avute in centri commerciali e in diverse parti della città. In queste ore una corte dovrebbe decidere se perseguire un poliziotto colpevole di aver ucciso un uomo disarmato, nero, a Brooklyn, il mese scorso.

Arresti sono stati effettuati anche per il blocco del traffico e il rifiuto di sgomberare le strade. I dimostranti hanno bloccato il traffico nell’ora di punta e in un periodo di strenne natalizie. È stata chiusa per timore di scontri, la stazione dei traghetti che collega Manhattan a Staten Island, dove è morto Eric Garner.

Un altro uomo di colore, disarmato, è stato ucciso dalla polizia a Phoenix, in Arizona. Martedì sera un poliziotto gli avrebbe sparato due colpi dopo una colluttazione. L’agente lo aveva fermato per sospetto spaccio di droga, ma Rumain Brisbon, 34 anni, aveva in tasca solo una confezione di pillole.

L’impressione è che la misura sia colma anche perché, secondo le accuse dei manifestanti, troppo spesso poliziotti bianchi, coinvolti nella morte di cittadini americani neri, l’hanno fatta franca.

“Se restiamo uniti crediamo di poter far sentire le nostre voci e fare la differenza per far capire che questo stato di cose deve finire. Non è una questione razziale. Si tratta di giustizia”, dice un uomo.

Aggiunge una donna: “Le ingiustizie commesse sono state troppe. La gente deve rendersi conto. Le cose non possono continuare come se nulla fosse”.

Manifestazioni si sono avuto in molte città statunitensi in mezzo a imponenti misure di sicurezza. Il 13 dicembre è attesa a Washington una grande marcia nazionale per la difesa dei diritti civili.

A esasperare gli animi la testimonianza del giovane che col suo cellulare aveva ripreso la morte di Garner, provocata da una stretta al collo illegale del poliziotto. Secondo il ragazzo il gran giurì non ha considerato la sua testimonianza né le terribili immagini che aveva girato.