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Iraq: patriarca caldeo "serve intervento truppe sul terreno"

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Di Euronews
Iraq: patriarca caldeo "serve intervento truppe sul terreno"

<p>Un gemellaggio contro la persecuzione della guerra in Iraq. Su iniziativa della diocesi di Lione, la città francese e Mosul si uniscono in nome dei profughi e, in particolare, dei cristiani fuggiti dalla minaccia degli jihadisti. Sarebbero più di 100 mila i cristiani iracheni costretti dall’Isil ad abbandonare tutto per evitare la morte.</p> <p>“Le mie sorelle e i loro figli sono stati espulsi da un villaggio chiamato Batala e hanno trascorso un mese in strada – ricrorda una donna rifugiata in Francia – fino a quando non sono riusciti ad entrare a Kirkuk, dove hanno trovato aiuto”.</p> <p>In Iraq, la vita ai tempi dell’Isil ha i contorni dei campi profughi. Ad Arbil, nel nord, nelle scorse settimane i peshmerga curdi hanno riconquistato sette villaggi cristiani e la Francia ha inviato 18 tonnellate di medicinali e generi di prima necessità.</p> <p>“Quando siamo arrivati nel più grande campo di Arbil, ​​c’erano solo quattro docce per 700 famiglie. La necessità era quella di costruire rapidamente altre docce, perché erano stati riscontrati già alcuni casi di scabbia – ricorda Faraj-Benoît Camurat, responsabile dell’iniziativa – L’azione umanitaria deve garantire che queste persone non trascorrano un inverno in tenda a 0 gradi con il rischio di allagamenti”.</p> <p>La Francia ha ospitato circa 800 cristiani iracheni dall’inizio dell’avanzata jihadista. Famiglie, spesso ricche, che hanno perso anche i documenti. La loro sorte sarà al centro del Concistoro sul Medio Oriente convocato da Papa Francesco il prossimo 20 ottobre.</p> <p>2.27 sot , chaldean parish priest of Lyon<br /> “Sono tristi perché hanno perso tutto all’improvviso e anche perché si sono sentiti traditi dai loro vicini che hanno segnalato sulle porte delle loro case che erano cristiani – racconta Muhannad Al-Tawil, parroco della comunità caldea di Lione – Quando sono arrivati ​​erano scioccati perché avevano perso tutto, erano in preda al panico. Una volta qui, il loro unico obiettivo è quello di trovare la pace e la tranquillità. Poi bisogna regolarizzare la loro posizione e questo è un business enorme. La partenza dopo il pericolo, un altro problema, questa volta amministrativo. È un circolo vizioso”.</p> <p>Lione ha donato ad Arbil un’ambulanza. Ogni giorno vengono visitate gratuitamente dalle 400 alle 600 persone.</p> <p>“L’avanzata jihadista in Iraq va frenata con ogni mezzo, anche con l’intervento delle truppe di terra. La minoranze religiose sono a rischio”. Questo l’appello del patriarca della Chiesa caldea, Louis Raphael Sako, ai microfoni della giornalista di euronews, Raphaelle Djebari.</p> <p>Louis Raphael Sako: Io vivo in Iraq e vedo quindi come vive la gente. Vedo la loro sofferenza e vedo anche le loro paure e le loro speranze. Credo che sia molto importante sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di queste persone. Non parlo solo dei cristiani, ma anche di altre minoranze. La loro esistenza e la loro presenza sono molto importanti per la popolazione locale nel suo insieme, ma lo sono anche per il mondo intero. È un mosaico di differenze che va salvaguardato.</p> <p>Raphaelle Djebari, euronews: L’Onu ha denunciato una “varietà sorprendente di violazioni dei diritti umani” in Iraq. Lei conferma?.</p> <p>Louis Raphael Sako: Sì, assolutamente. La situazione è completamente fuori controllo. L’esercito iracheno ha perso ormai il controllo della metà del paese. Non si tratta di un esercito professionale e anche a Baghdad le milizie creano problemi. Non dico poi solo ai danni dei cristiani, ma anche di altre componenti della popolazione. Si registrano rapimenti, minacce. Bisogna appoggiare il governo iracheno e fare in modo che si istituisca un esercito professionale che sia in grado di proteggere l’insieme della popolazione.</p> <p>euronews: Barack Obama ha detto che ci vorranno almeno tre anni per riportare alla normalità l’Iraq e la Siria. Ritiene che fosse necessario fornire una data? </p> <p>Louis Raphael Sako: Le esternazioni dei leader politici devono essere equilibrate, non devono rivelarsi delle trappole. Prima Obama a detto: ‘Non eravamo al corrente, l’intelligence americana ha sottovalutato la forza e il peso dell’Isil’. E questo, malgrado il fatto che con i loro satelliti, gli Stati Uniti sorvegliano però dappertutto. Poi Obama ha anche detto che ci vorranno tre anni. Si tratta quindi di un doppio messaggio, un messaggio falso. All’Isil dice: “Avete tre anni, disponete di tutto il tempo per riorganizzarvi, per potenziare i ranghi militari e avere anche maggiori possibilità di vendere il petrolio e non solo”. Il messagio per tutti gli sfollati è invece che devono arrangiarsi e sbrigarsela, perché non potranno tornare a casa né nell’immediato, né a breve termine. Tre anni è un lasso di tempo lunghissimo. La gente sarà portata alla disperazione, non avrà la pazienza di attendere così a lungo. Sarebbe stato meglio non sbilanciarsi, continuare nei bombardamenti piuttosto che dire cose del genere. Sono affermazioni che scoraggiano la popolazione e che incoraggiano l’Isil, Daesh. </p> <p>euronews: Lei si è detto favorevole all’invio di truppe sul terreno. Ritiene che sia la soluzione?</p> <p>Louis Raphael Sako: Oggi, i miliziani possono essere cacciati soltanto da una forza militare. Non credo che bastino dei bombardamenti, ma ritengo che servano anche delle truppe sul terreno, con il sostegno e la collaborazione dell’esercito iracheno o dell’esercito curdo.</p>