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Barcellona vs Madrid: l'indipendenza della discordia

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Barcellona vs Madrid: l'indipendenza della discordia

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Quattrocento chilometri di catena umana: è con un’azione spettacolare che lo scorso 11 settembre i separatisti catalani hanno voluto far capire a Madrid che stavolta fanno sul serio.

“Indipendenza”: è questa la richiesta in caratteri cubitali che arriva ad ammantare la Sagrada Familia e si trasforma in incubo per il governo centrale spagnolo.

In aperta sfida agli altolà di Madrid, il Parlamento catalano trova nel presidente della regione Arturo Mas il paladino del verbo indipendentista.

È lui, una decina giorni prima di Natale, ad annunciare il raggiungimento di un accordo con le principali forze politiche locali: il 9 novembre 2014, la data per il possibile referendum sull’indipendenza con cui rovina le feste a Madrid.

“Il momento verrà – l’auspicio formulato da Mas – in cui le istituzioni spagnole negozieranno con quelle catalane e permetteranno lo svolgimento di questo referendum, nel rispetto delle leggi esistenti. Le possibilità sono numerose”.

Due i quesiti che la consultazione prevedrebbe: “Volete che la Catalogna divenga uno Stato?”. E se sì, “Volete che si tratti di uno Stato indipendente?”. Interrogativi che a Madrid suonano come uno schiaffo, inducendo la pronta reazione del governo.

A mobilitarsi è lo stesso premier Mariano Rajoy, che sfruttando simbolicamente una conferenza stampa con il Presidente del Consiglio Europeo Hermann van Rompuy, ribadisce argomenti e chiusura già espressi dal Minstro della Giustizia.

“Questo referendum è incostituzionale e non sarà mai celebrato – dice -. Quanto deciso dai partiti catalani è in totale opposizione con la Costituzione e con la Legge”.

Alla sordità delle istituzioni spagnole, il presidente della Catalogna Arturo Mas risponde cercando di sensibilizzare Bruxelles e leader internazionali. “Sono convinto – scrive in una lettera fra gli altri indirizzata al cancelliere tedesco Angela Merkel e al premier britannico David Cameron – di poter contare su di voi per incoraggiare questo passo pacifico, democratico e trasparente, al quale siamo profondamente dediti sia io che la vasta maggioranza dei catalani”.

A riassumere il tono delle risposte che Mas riceve dalle cancellerie europee è quella di José Manuel Barroso: “Non rientra nel mio ruolo – scrive il Presidente della Commissione Europea – esprimere opinioni o incoraggiamenti in merito a una questione che riguarda l’organizzazione costituzionale di uno Stato membro”.

Malgrado sondaggi che danno quasi la metà dei catalani favorevoli all’indipendenza, il premier Rajoy ostenta ottimismo. E, forte del nutrito arsenale legislativo offerto dalla costituzione spagnola, sostiene che il referendum non si farà.

Intervista ad Antoni Gutiérrez-Rubi: “Rajoy deve dare delle risposte ‘’

Il Parlamento catalano ha fatto un passo ulteriore con l’approvazione di una petizione indirizzata al Parlamento spagnolo per autorizzare il governo della Catalogna a indire un referendum sul futuro politico della regione. Per approfondire l’argomento abbiamo interpellato l’analista politico Antoni Gutiérrez-Rubí.

Francisco Fuentes, euronews: Quali sono a suo avviso le conseguenze immediate di questa decisione?

Antoni Gutiérrez-Rubi: ‘‘La prima conseguenza è quella di rilanciare il processo per l’indipendenza. La seconda è che le due grandi forze politiche della Spagna – il Partito Popolare e il Partito Socialista – dovranno spiegare perché si oppongono. Fino a ora, si è solo eccepito che il referendum non è autorizzato dalla Costituzione, ma la Costituzione permette la delega delle competenze. La terza conseguenza, la più immediata, è il ritorno del processo sovranista al centro del dibattito sul futuro della Spagna e della Catalogna.’‘

Francisco Fuentes, euronews: È passato un mese da quando il presidente della Catalogna Artur Mas ha annunciato l’intenzione di indire nel prossimo novembre un referendum. In queste settimane ha inviato una serie di lettere a diversi colleghi europei, senza esito al momento. Come valuta questa sua strategia?

Antoni Gutiérrez-Rubí: ‘‘Il suo intento è quello di spiegare ai partner europei che il governo spagnolo non permette, in alcun caso, che una regione come la Catalogna possa decidere sul suo futuro e sulle sue relazioni con la Spagna, come invece ha fatto il Regno Unito che ha permesso un referendum per l’indipendenza della Scozia. Lui pone l’accento su una certa incomprensione da parte del governo spagnolo, non solo sulle richieste dei catalani, ma sull’idea stessa del referendum, del voto. Vedremo cosa succederà con questa petizione che presto arriverà al Congresso dei Deputati. Il governo spagnolo e i partiti politici dovranno spiegare e dimostrare perché in Spagna non è possibile fare quello che si è fatto nel Regno Unito.

Francisco Fuentes, euronews: Perché non è possibile questo tipo di dialogo in Spagna?

Antoni Gutiérrez-Rubí: ‘‘Penso che il Capo del governo Rajoy sia prigioniero della base elettorale del Partito Popolare, la più refrattaria e nazionalista della Spagna che rifiuta in modo categorico di fare delle riforme, che appaiono sempre più necessarie, alla nostra architettura istituzionale e in modo particolare alla Costituzione. Inoltre, il Partito Socialista, a causa della sua lunga tradizione che si fonda sul principio prioritario di egualitarismo, sembra non avere la chiave e la flessibilità politica per instaurare una nuova relazione bilaterale tra Catalogna e Spagna, sulla base di un nuovo accordo. L’immobilismo di Rajoy non garantisce una soluzione al problema di fondo, al fatto che una significativa maggioranza di cittadini catalani vuole decidere sul proprio futuro e avere un nuovo rapporto con la Spagna.’‘