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Cile: un voto per il cambiamento

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Cile: un voto per il cambiamento

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Una a sinistra e l’altra a destra. Una vuole mettere fine all’eredità lasciata da Pinochet. L’altra anzi la rivendica.

Da una parte Michelle Bachelet, già presidente. Dall’altra
Evelyn Matthei, ex ministro del Lavoro. Le due donne in corsa per la presidenza si sfideranno al secondo turno delle elezioni cilene. Bachelet prevista vittoriosa già al primo turno ha dovuto incassare l’exploit di Evelyn Matthei che contro tutte le previsioni ha raccolto il 25% delle preferenze.

La ex presidente dovrebbe alla fine spuntarla. Ma per riuscire a proseguire la via delle riforme, ha bisogno del sostegno del parlamento. Prima fra tutte riforma costituzionale, la stessa ereditata dalla dittatura.

È la priorità di Michelle Bachelet, davanti all’attesa riforma dell’istruzione.

“Proseguiremo le riforme per una nuova Costituzione – ha dichiarato Michelle Bachelet – che rappresenti tutti e che sia moderna. Una Costituzione che comprenda l’idea di uno stato sociale di diritto e che garantisca l’esercizio di questi diritti per tutti i cittadini.
La trasformazione piú importante e profonda che dobbiamo compiere è la riforma dell’istruzione, in modo da garantire
un’eduzione pubblica di qualità, gratuita, senza mire di profitto e includente. Una scuola che consideri l’istruzione un diritto sociale e non un bene di consumo”.

Promesse che gli studenti in tutti questi mesi di lotta pretendono siano rispettate. Come il diritto allo studio garantito e gratuito, in un paese dove per ottenere il diploma superiore occorre indebitarsi.

Una formula liberista imposta da Pinochet, dove la privatizzazione ha colpito istruzione e sanità.

Ben poco coinvolti al primo turno, i cileni nelle urne del 15 dicembre decideranno su un mandato presidenziale che ha davanti a sé molte sfide. In gioco c‘è la trasformazione di un paese che attraverso le riforme si liberi dei pesi della dittatura. Un passaggio che forse, in un momento di congiutura economica, non tutti i cileni sono disposti ad affrontare.

Beatriz Beiras, euronews: Analizziamo i risultati di questo primo turno delle presidenziali in Cile con Marta Lagos, in collegamento con noi da Santiago del Cile.

Buongiorno signora Lagos. Lei è analista politico, direttrice e fondatrice dell’associazione Latinobarómetro. I Cileni tornaneranno alle urne il 15 dicembre, il voto di ieri non è stato risolutivo per Michelle Bachelet alla quale è mancato il 3% dei voti per ottenere la presidenza al primo turno. Si può dire che è stata una vittoria amara per la Bachelet e una sconfitta dolce per Evelyn Matthei?

Marta Lagos, analista politico: Direi piuttosto che è una sconfitta bruciante per la destra cilena, perché dopo un solo mandato, rende il potere alla coalizione che lo aveva perso. Penso che oggi assistiamo al fallimento della destra che si è ripegata su posizioni estreme, con un candidato il cui partito è composto in maggioranza da ex membri del governo Pinochet. Quindi c‘è il fallimento dei nostalgici di Pinochet e un’enorme richiesta di centro.

euronews: Le due contendenti non avranno il sostegno degli altri candidati sconfitti al primo turno. Questa situazione può causare una polarizzazione delle posizioni nella seconda fase della campagna elettorale?

Lagos: Il grande problema della seconda fase della campagna sarà la partecipazione. Ieri abbiamo constatato che solo il 49% dei cileni è andato alle urne. È l’affluenza più bassa dal 1990 in Cile, il tasso di partecipazione più basso dal ripristino della democrazia. In questo momento si sta toccando il fondo in termini di rappresentanza politica. Qui, ciò che è in gioco è la costruzione di una democrazia che consenta la convocazione di tutti i cittadini e le leggi ereditate dalla dittatura non sostengono il sistema rappresentativo. E questo è ciò che è in gioco in queste elezioni.

euronews: Michelle Bachelet propone ai cileni una serie di riforme tra cui la modifica della costituzione ereditata dalla dittatura, l’aumento delle tasse alle grandi imprese e un’istruzione gratuita e di qualità. La coalizione chiamata Nuova Maggioranza avrà un sostegno sufficiente in parlamento per realizzare queste riforme?

Lagos: Sì, in questo momento la Nuova Maggioranza ha 20 deputati e cinque senatori in più. Quindi ha la maggioranza dei 4/7 necessaria per fare alcune riforme. Mancano ancora due o tre senatori per poter procedere alla riforma della Costituzione. Alla Camera bassa ci sono i numeri per attuarla, ma non alla Camera alta. La novità è che i cileni hanno votato per cambiare, hanno votato per un cambiamento. Credo che le elezioni di ieri abbiano lanciato un segnale molto chiaro: hanno dato al prossimo Presidente un parlamento forte per poter realizzare le riforme.

euronews: Queste elezioni hanno decretato l’ingresso in parlamento di diversi leader studenteschi, non è vero?

Lagos: Sono stati eletti quattro leader del movimento studentesco del 2011. Alcuni di loro sono stati eletti con una maggioranza schiacciante, a testimonianza del grande sostegno verso il movimento studentesco che raccoglie l’87% di popolarità tra i cittadini. La loro presenza darà una forte spinta alle richieste di una riforma dell’istruzione. Ora, l’unico problema è che siamo in una congiuntura economica negativa, il prezzo del rame è sceso e il Cile dovrà attendere per finanziare questa riforma. Ma grazie a Dio, non abbiamo debiti e spero che otterremo dei crediti.