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Compiti a casa

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Compiti a casa

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Servono ancora i compiti a casa? Sono una parte essenziale dell’apprendimento o una pratica ormai superata e magari da abolire? E, se sono ancora utili, è possibile renderli più efficaci?

In Finlandia il pomeriggio non si passa sui libri

La Finlandia è ai primi posti nelle classifiche internazionali sull’istruzione. A Käpylä, una scuola primaria di Helsinki, ogni classe è suddivisa in due gruppi: il primo studia inglese, il secondo matematica. Questa ripartizione consente all’insegnante di dedicare attenzione a ogni allievo. Il principio guida è che l’insegnamento è impartito a scuola. I compiti a casa non devono occupare gli allievi per più di mezz’ora al giorno.

La lezione dell’Australia: fare di più con meno

Molte persone sarebbero favorevoli ad abolire i compiti a casa per gli studenti delle elementari e anche per quelli delle medie inferiori. Ma la questione continua a far discutere. Richard Walker, professore associato di psicologia educativa all’Università di Sidney, Australia, ha firmato uno studio sul valore pedagogico dei compiti a casa. E’ convinto che, per essere utili, i compiti dovrebbero essere intellettualmente stimolanti e non eccessivamente complicati.

Argentina: compiti si, ma a scuola

In Argentina, prevale la convinzione che i compiti consolidino le nozioni apprese in classe. Ma qui gli alunni possono scegliere di fare i compiti a scuola, fermandosi alcune ore nel pomeriggio. Alla primaria San Luis Gonzaga di Buenos Aires, questo tempo supplementare è gestito da un’insegnante di sostegno. Mirta Garcia è convinta che i compiti insegnino agli alunni a diventare responsabili, preparandoli meglio per il futuro.