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Fmi: ora la ripresa è a tre velocità

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Fmi: ora la ripresa è a tre velocità

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Sembra ieri quel mese di gennaio in cui il Fondo monetario internazionale dipingeva, per quest’anno, una crescita del Pil mondiale del 3,5%.

In tre mesi – tra tagli automatici alla spesa, crisi bancarie e nuove politiche di stimolo – l’organizzazione è stata costretta a rivedere al ribasso la sua stima dello 0,2%.

Dipingendo un nuovo quadro fatto di promossi e bocciati: “Ci siamo spostati da una ripresa a due velocità a una ripresa a tre velocità”, spiega Olivier Blanchard, Direttore del dipartimento di ricerca.

“Mercati emergenti e economie in via di sviluppo stanno andando ancora forte – specifica – ma nelle economie avanzate sembra esserci una forbice crescente tra gli Stati Uniti e l’area euro.”

Promosso con lode il Giappone, le cui prospettive sono decisamente aumentate e che incassa anche il plauso per la decisione di immettere liquidità contro la deflazione.

Rimandati gli Stati Uniti: bene l’aver evitato il baratro fiscale, male aver lasciato scattare il cosiddetto “sequester”, l’aumento delle tasse sulle buste paghe. Risultato: rivisti al ribasso i dati sia per il 2013 che per il 2014.

Bocciata, infine, l’eurozona: il caso Cipro non è piaciuto all’Fmi, che tira le orecchie alla Banca centrale europa ricordandole che spazio di manovra per una politica più espansiva, vista la bassa inflazione, c‘è.

Le prospettive economiche globali, dice il rapporto dell’organizzazione, sono comunque migliorate grazie ai progressi nella riduzione dei deficit nelle economie avanzate e ad un ritorno di fiducia sui mercati finanziari. L’attività di ripresa dovrebbe prendere piede nella seconda metà del 2013.

Per capire quali sono le principali sfide e cosa aspettarsi dai prossimi anni Euronews ha parlato con Carlo Cottarelli, Direttore del Dipartimento Affari Fiscali dell’Fmi.

Aleksandra Vakulina, Euronews: “Pochi Paesi europei possono dirsi contenti dello stato del proprio deficit. L’obiettivo del 3% sul Pil per molti pare irraggiungibile nel breve periodo. Tagliare il debito significa ridurre anche la crescita. Come può un governo superare tale contraddizione?”

Carlo Cottarelli: “E’ un problema complicato. L’austerità è un po’ come una medicina: la devi prendere, ma se ne prendi troppa non va bene. Quindi bisogna dosarla bene. Questa è un po’ la sfida che affronta l’Europa: prendere la medicina dell’austerità nelle giuste dosi. Da quello che possiamo osservare, in generale, il ritmo dell’aggiustamento è quello giusto. Ma l’Europa deve prendere un po’ le distanze dallo sforzo verso specifici target nominali. L’obiettivo del 3% deve essere raggiunto, ma non deve essere raggiunto in un anno specifico. Su questo, però, devo dire che trovo incoraggiante che l’Unione Europea abbia mostrato un certo grado di flessibilità nell’affrontare casi specifici, permettendo ai Paesi di rallentare nel ritmo dell’aggiustamento quando necessario.”

Euronews: “Lei dice che negli Stati Uniti è stata evitata una notevole stretta fiscale, ma i politici ancora non riescono a trovare un accordo. Come può il Paese ridurre il suo debito insostenibile se la questione non viene risolta?”

Carlo Cottarelli: “Qualcosa deve essere fatto, sia dal lato della spesa che delle entrate, nel medio termine. Sfortunatamente non è stato ancora possibile raggiungere un accordo, un consenso al Congresso, su un piano di aggiustamento fiscale di medio termine. Ciononostante, bisogna tenere a mente che, persino in assenza di un piano, sono stati fatti tagli abbastanza grandi e il deficit è stato ridotto di un bel po’ negli Stati Uniti a partire dal 2009. E’ sceso di più di 6 punti percentuali sul Pil. Semmai, si può dire che lo stanno tagliando troppo in fretta quest’anno perché l’aggiustamento del deficit si sta producendo ad una velocità che è un po’ troppo alta rispetto a quanto sta accadendo nell’economia reale statunitense, e la ripresa è abbastanza fragile.”

Euronews: “Quanto basa il suo ottimismo sul fatto che i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo sembrano aver cominciato ad ingranare?”

Carlo Cottarelli: “L’economia mondiale procede a 3 velocità differenti, e quella più rapida viene osservata nei mercati emergenti. I mercati emergenti sono stati colpiti molto meno dalla crisi del 2008/2009 rispetto alle economie avanzate. Questo ha contribuito al fatto che ora continuiamo a vedere una crescita in queste economie. Dobbiamo anche tenere a mente che questo è solo un processo con cui tali economie recuperano terreno, con un aumento della crescita nella produttività e una certa crescita anche nel mercato del lavoro in questi Paesi. Per cui, crediamo che tale processo proseguirà e che le economie emergenti continueranno ad espandersi ad un ritmo molto veloce nel medio termine.”