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Amnesty International: la pena di morte è sempre piu' applicata in segreto

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Amnesty International: la pena di morte è sempre piu' applicata in segreto

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Almeno 682 persone sono state giustiziate in tutto il mondo nel 2012 secondo il rapporto di Amnesty International, ma numerose sono ancora le esecuzioni di cui non si ha traccia.
Secondo Amnesty alcuni paesi europei tra cui l’Italia producevano iniezioni letali ma, ci ha spiegato David Nichols, un esperto dell’ong a Bruxelles, “nel 2012 è entrato in vigore nell’Unione europea il divieto di esportare medicinali usati per la pena di morte, e questo, ad esempio, ha messo fine alle esecuzioni in Vietnam che dipendeva esclusivamente dalle forniture europee”.

L’unico paese che ancora ha la pena di morte in Europa è la Bielorussia. Almeno tre persone sono state giustiziate l’anno scorso nel paese, considerato l’ultima dittatura in Europa.

“C‘è una pressione molto forte da parte dell’Unione europea, del Consiglio d’Europa e dei paesi dell’ex blocco sovietico, ma queste pressioni hanno uno scarso impatto. I condannati sono giustiziati in segreto” – ha sottolineato Nichols, di Amnesty International a Bruxelles.

Ci sono esecuzioni in segreto anche in Cina e Iran, i paesi in cui la pena di morte è piu’ applicata, insieme ad Iraq, Arabia Saudita e Stati Uniti. Per la Cina e l’Iran è molto difficile avere stime precise sulle esecuzioni. La pena di morte è uno strumento utilizzato molto spesso per reprimere i dissidenti, come avviene in Iran nei confronti di una minoranza araba.

Per parlare della pena di morte in Iran abbiamo contattato un dissidente a Londra, Kamil Alboshoka. Kamil appartiene ad una minoranza araba ed è dovuto fuggire dall’Iran, ma ora si batte perché siano liberati due suoi cugini e tre amici, condannati a morte. In primo luogo gli abbiamo chiesto perché i suoi amici e parenti sono stati condannati.

Kamil Alboshoka, dissidente iraniano:
“Sono mediatori culturali, il regime li ha arrestati accusandoli di aver contatti con gli stranieri, accusandoli di corruzione, e di essere nemici di Dio. Il regime vuole soffocare la voce della nostra minoranza, la città di Ahwaz è occupata dal regime iraniano. I mei amici potrebbero essere giustiziati in qualsiasi momento”

Margherita Sforza, euronews:
“Mi puo’ parlare della sua esperienza, perché ha lasciato l’Iran?”

Kamil Alboshoka, dissidente iraniano:
“Sono stato arrestato nel 2005 durante alcune manifestazioni ad Ahwaz, e mi hanno rilasciato su cauzione. Nel 2006 hanno attaccato la mia famiglia, ucciso mio zio e arrestato i miei familiari. Avevo solo una scelta. Lasciare l’Iran”.

Margherita Sforza, euronews:
“Vuole l’abolizione della pena di morte a livello internazionale?”

Kamil Alboshoka, dissidente iraniano:
“Abbiamo bisogno di abolire la pena di morte in Iran, perché la maggior parte delle persone giustiziate sono attivisti. Secondo le Nazioni Unite nel 2012 sono state giustiziate 508 persone dal regime iraniano. Ma questa cifra non comprende tutte quelle persone che muoiono in prigioni segrete sotto tortura”.

Margherita Sforza, euronews:
Ha informazioni in merito?

“Si. Mio cugino Nasser Albushoka, diciannove anni, è stato ucciso il 30 gennaio 2012. Ma il suo nome non figura nella lista delle esecuzioni. Tre dei miei parenti sono stati uccisi a giugno del 2012, ma il loro nome non figura nella lista dei condannati. E ancora il signor Mohammed Kaaby, è stato ucciso con la tortura, ma il suo nome non figura nella lista dei prigionieri” .

Margherita Sforza, euronews:
“Le esecuzioni in Iran sono pubbliche, spesso negli stadi sportivi. Qual‘è la reazione dell’opinione pubblica?”

Kamil Alboshoka, dissidente iraniano:
“La gente non è contenta, ma non puo’ mostrare la propria disapprovazione, perché il regime è uno stato poliziesco, guidato dai servizi segreti. Nessuno puo’ dire di essere contrario, ma la gente non è contenta”