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Un anno senza ETA: il cammino della riconciliazione

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Un anno senza ETA: il cammino della riconciliazione

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Addio ETA. E’ stata la prima pagina più attesa nel Paese Basco. La fine di trent’anni di violenza è stata possibile solo un anno fa quando l’organizzazione terroristica ha annunciato in un filmato “un cessate il fuoco permanente e generale”.

Per la società basca comincia una nuova sfida: costruire il futuro dalle macerie di un conflitto che lascia ferite molto profonde, specialmente nelle vittime della violenza degli “etarras”.

Cristina Sagarzazu era sposata con un agente della polizia autonoma basca, ritenuto un traditore dall’ETA e ucciso in un attentato compiuto con un’auto carica di esplosivo nel 1996. Cristina ha due figli.

“L’altro giorno, giusto per vedere, ho fatto una domanda a mio figlio minore che ha 17 anni”, racconta Cristina Sagarzazu. “Gli ho chiesto: e se liberassero tutti i detenuti? E lui mi ha risposto: Anche quelli che hanno ucciso? Sì. Mi ha risposto: non se ne parla nemmeno. Dirgli adesso, anche se hanno ucciso saranno liberati, non credo sia il modo per rimarginare le ferite”.

Dall’altro lato del conflitto, i genitori dei detenuti dell’ETA. Arantxa Otaegi deve fare 900 chilometri per far visita a suo figlio in carcere a Siviglia dove sconta 20 anni per tentato omicidio. Anche lei ha difficoltà con il perdono.

“Mi dispiace per tutti i morti, per le vittime e per le famiglie, ma ci sono morti anche dal nostro lato e delle nostre vittime nessuno se ne ricorda”, afferma Arantxa Otaegi. “Dobbiamo chiedere perdono? Se dobbiamo scusarci, che siano loro a chiederci perdono per primi per tutto quello che hanno fatto ai nostri”.

Un anno senza la minaccia dell’ETA non è bastato per riportare i Paesi Baschi alla normalità. Le ferite profonde prodotte da oltre tre decenni di terrorismo sono ancora aperte. Txema Urkijo è il direttore aggiunto dell’Ufficio del governo basco per l’assistenza alle vittime del terrorismo.

Javier Villagarcía, euronews:
“Come ritrovare la normalità nei Paesi Baschi, dopo tante vite spezzate dal terrorismo dell’ETA?”.

Txema Urkijo, Ufficio del governo basco per l’assistenza alle vittime del terrorismo:
“Quella basca è una società numericamente molto ridotta. Siamo appena 2.100.000 abitanti ma la violenza ha toccato tutti. Quanto ci attende è un doloroso lavoro di cicatrizzazione che richiederà la collaborazione di tutti e che dovrà passare per il riconoscimento e la riparazione di tutte le vittime, la difesa della memoria e soprattutto l’investimento in qualcosa di altrettanto importante, che è l’educazione. Un’educazione ai valori e alla tolleranza che possa consentire una convivenza pacifica e democratica, ma che, insisto, richiederà del tempo”.

euronews:
“La sinistra nazionalista basca, braccio politico dell’ETA, ha espresso il suo rammarico per il prezzo della lotta armata e riconosciuto il dolore che ha causato. Basta questo ‘mea culpa’?”.

Urkijo:
“Quanto hanno fatto finora è stato di riconoscere l’esistenza di questo dolore. Un dolore a cui non si è però dato un valore. E’ come se le vittime di un sisma, di una catastrofe naturale, incassassero la compassione della popolazione. Quanto serve è qualcosa di più. E’ il riconoscimento del male come causa di questo dolore. Ed è questo il passo che devono compiere coloro che hanno portato avanti, sostenuto e incoraggiato il terrorismo. Quanto la sinistra basca deve ancora fare è quindi riconoscere il male che ha costituito, provocare questo dolore. E poi fare la conseguente autocritica”.

euronews:
“Voi del governo basco avete organizzato una serie di incontri fra vittime del terrorismo e pentiti. Qual è il bilancio di questa esperienza?”.

Urkijo:
“Decisamente positivo. Si tratta di casi limitati, poco più di una decina, ma ci ha già permesso di constatare, fra i detenuti dell’ETA, la presenza di un nucleo di persone – numericamente ridotto ma qualitativamente molto significativo – che è stato capace di riconoscere non solo che la violenza è inaccettabile ora e come strumento per difendere un progetto politico, ma che lo è stata fin dall’inizio. Che hanno commesso un errore, e che questo errore le ha portate a causare danni irreparabili a molte persone. E’ quanto questo gruppo ha voluto esprimere direttamente ai familiari delle vittime, a coloro che hanno pagato sulla propria pelle: un riconoscimento della propria responsabilità e una richiesta di perdono. Ed è in quest’ottica che questa dozzina di casi ci ha fornito risultati molto gratificanti. Per gli stessi detenuti, ma anche per i familiari delle vittime, che hanno avuto la soddisfazione di sapere che questo passo è avvenuto senza alcuna contropartita in termini di benefici di pena. Una ‘gratuità’ che ha garantito la sincerità della loro domanda di perdono”.

euronews:
“Domenica, nei Paschi Baschi, ci saranno le elezioni regionali, le prime dalla fine della lotta armata dell’ETA. Indipendentemente dai risultati, cosa si attende dai vincitori?”.

Urkijo:
“Che prendano coscienza del momento storico e dell’opportunità storica che hanno davanti. Sarà il governo che avrà la responsabilità e il dovere non solo di finalizzare il processo che metta la parola fine alla stagione del terrorismo, ma anche di consolidare le iniziative di coabitazione e potenziare quelle volte a migliorare la coesistenza pacifica e democratica nei Paesi Baschi. E per questo è fondamentale che prendano coscienza del fatto che ogni iniziativa in tal senso deve necessariamente passare per un consenso fra tutte le forze politiche”.