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La dura battaglia contro la mafia bulgara

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La dura battaglia contro la mafia bulgara

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Nessuno conosce i volti degli uomini che si nascondono sotto i passamontagna delle uniformi del SOBT, la polizia speciale bulgara, incaricata di combattere il crimine organizzato.

Ci sono voluti mesi perché euronews ottenesse il permesso di filmare all’interno di questo campo di addestramento nei dintorni della capitale Sofia.

Gli uomini in maschera devono essere pronti a entrare in azione in ogni momento, ovunque.

All’inizio dell’estate la Commissione Europea ha diffuso un rapporto molto negativo sul Paese, nel quale si osserva che il crimine organizzato bulgaro ha delle carattristiche uniche.

Rapimenti, killer su commissione, traffici sessuali, di droga, di sigarette…le gang bulgare sono molto organizzate e strettamente connesse a uomini d’affari che agiscono nell’ombra e ad altre organizzazioni internaizonali.

Kiro Kirov ha avuto una terribile esperienza con la mafia bulgara. Ha fatto fortuna importando macchinari per le costruzioni, ma questo ha attirato l’attenzione del gruppo criminale chiamato “gli impudenti”, responsabile di una decina di rapimenti.

Kirov è stato loro ostaggio per 17 giorni, qualche anno fa, finché non ha pagato mezzo milione di euro. Ha raccontato così la sua esperienza:

“Mi hanno rapito con una jeep. Avevano i volti coperti. Mi hanno catturato brutalmente. Uno di loro guidava, mentre gli altri mi picchiavano con violenza. Ho provato a gettarmi fuori dall’auto, ho provato a rompere il finestrino, ma non ci sono riuscito.

“Sono stato portato in una stanza molto piccola, non si poteva nemmeno definire una stanza. Le dimensioni erano 200 centimetri di lunghezza, 150 di larghezza e 120 di altezza. C’era un materasso e sono stato ammanettato contro il muro”.

Mentre accarezza il suo amato uccello Koko, Kirov ci pensa due volte prima di rispondere alla domanda se si senta sicuro oggi. Afferma che l’SOBT fa un eccellente lavoro, ma occorrerebbe agire ad altri livelli per sradicare la criminalità:

“Ci sono – afferma – delle gravi lacune, dappertutto. Spesso i criminali arrestati dalla polizia, il giorno dopo, sono rilasciati dal tribunale. Spesso si ammazzano tra loro. O commettono altri crimini. C‘è qualcosa che non funziona qui da noi…lo Stato dovrebbe proteggere di più i suoi cittadini”.

Kirov sostiene che le forze di polizia, gli investigatori, i procuratori e giudici dovrebbero cominciare a lavorare insieme. Una raccomandazione condivisa dagli esperti.

Non ci sono dubbi sulla professionalità dei reparti speciali, ma per l’ex primo ministro Sergey Stanishev, il problema è altrove. Il leader dell’opposizione socialista accusa il governo di centrodestra di adoperarsi solo in azioni di facciata per impressionare gli elettori.

“Il ministro dell’Interno (Tsvetan Gentchev Tsvetanov ndr) ha orgogliosamente annunciato di aver sconfitto 660 gruppi criminali. Ma si tratta solo dei pesci piccoli. Il giorno dopo la Commissione Europea ha menzionato, nel suo rapporto, 12 grandi organizzazioni criminali che agiscono con successo in Bulgaria, fatturando miliardi.

“Il governo sa far questo: arrestare qualcuno, accusarlo…ma se non si hanno risultati in giudizio, se non si trovano le prove, se non si riesce a essere efficenti…sono più che altro pubbliche relazioni. Perché la priorità di questo governo è apparire”.

La tappa successiva è dall’ex direttore dell’antimafia bulgara, incaricata di recuperare il denaro sporco. In un anno, Todor Kolarov ha confiscato proprietà della mafia per 5 milioni di euro. A febbraio si è dimesso per protestare contro la mancanza di volontà politica di combattere la corruzione ad alto livello.

“Le confische – spiega – sono un mezzo per prevenire i crimini. Se si perseguono i pesci grossi con successo, i pesci piccoli ci penseranno su due volte. Se si ritiene che il crimine organizzato possa semplicemente sparire da solo, per dedicarsi ad affari legali, questo semplicemente non avverrà. E se si deciderà troppo tardi di combatterlo si andrà incontro a una guerra civile”.

Il nuovo ministro della Giustizia, Diana Kovatcheva, prima di entrare nel governo guidava la divisione bulgara di “Transparency International”. La sua priorità è rifondare la giustizia, affidando ruoli chiave magistrati di provata integrità. Entro fine anno ci sarà una nuova legge sulle confische.

“Chi si macchia di reati gravi come associazione a delinquere o corruzione non sarà in grado di reinvestire i proventi che ne ha conseguito, perché saranno confiscati. Ci sarà un approccio nuovo, anche rispetto a quanto avviene in Europa. La confisca non arriverà dopo la condanna, sarà il frutto di un procedimento civile nel quale sarà sottratto ai criminali ogni bene la cui origine non possa essere provata”.

Rintracciare criminali bulgari è facile. Basta andare nel cimitero centrale di Sofia e cercare le lapidi più alte e costose, realizzate in marmo nero.

Dopo la caduta del comunismo, la Bulgaria ha avuto un difficile periodo di transizione. I ’90 sono stati anni macchiati di sangue. Ma la violenza continua ancora.

Ogni tanto qualche pesce grosso viene fatto fuori, consentendo a quelli piccoli di crescere a loro volta.

Nell’ultimo decennio ci sono stati 150 omicidi su commissione in Bulgaria. Molti dei quali rimangono irrisolti.

Abbiamo incontrato Nanka Koleva. Suo marito, un pubblico ministero, è stato assassinato. La Corte europea dei diritti umani ha condannato la Bulgaria per non aver investigato a dovere su questo omicidio. Nanka è convinta che suo marito aveva scoperto qualcosa di pericoloso. Ricorda tra le lacrime quel giorno:

“Era un giorno di lavoro. Alla sera attendevamo degli amici a casa. Avendo degli ospiti, mio marito voleva uscire per comprare qualcosa. Gli è stato fatale, non avrebbe mai dovuto farlo. Tutti i criminali implicati nella morte di mio marito sono conosciuti, ma la polizia mantiene il segreto. A premere il grilletto sono stati ex membri delle forze speciali”.

La Bulgaria ha da poco inaugurato una corte speciale anti-mafia. Nel Paese, da cinque anni membro dell’Unione Europea, sanno bene che senza un reale progresso nella riforma della giustizia, l’accesso all’area Schengen rimarrà un miraggio.

Ma il procuratore capo antimafia, Georgi Ushev, è ottimista:

“La Bulgaria ha bisogno di questa corte speciale antimafia, perché i processi contro la criminalità organizzata sono stati finora trattati nei tribunali regionali, troppo lentamente. Malgrado ciò, ci sono già tanti procedimenti in corso contro i pezzi grossi. Non sono d’accordo, dunque, con chi dice che vengano combattuti solo i piccoli criminali”.

La Bulgaria sta cercando di alzare il tiro contro il cirmine organizzato. Ma la Commissione Europea vuole veri risultati. Le riforme in atto devono ancora fornire prova della loro efficacia. Per questo la Bulgaria continuerà a restare sotto osservazione. Almeno fino alla fine del 2013.

Per ascoltare lintervista completa (in inglese) con il ministro della Giustizia Diana Kovatcheva, cliccare su questo link
Bonus interview: Diana Kovatcheva, Bulgarian Minister of Justice

Per ascoltare l’intervista completa (in inglese) all’ex primo ministro bulgaro, leader dell’opposizione socialista, Sergei Stanishev, cliccare su questo link
Bonus interview: Sergei Stanishev, former Bulgarian PM

Per ascoltare l’intervista (in inglese) a Zinaida Zlatanova, capodelegazione bulgaro alla Commissione Europea, cliccare su questo link
Bonus interview: Zinaida Zlatanova, Head of the European Commission Representation in Sofia