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Moncef Marzouki: nessuna divisione nel governo tunisino

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Moncef Marzouki: nessuna divisione nel governo tunisino

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Il presidente tunisino Moncef Marzouki, eletto due mesi fa, ha molto lavoro da fare, come garantire la sicurezza nel Paese e risollevare l’economia. Leader del Congresso per la Repubblica, si dice fiducioso sul futuro.

Jamel Ezzedini, euronews:

Moncef Marzouki, militante per i diritti umani, ex oppositore del regime di Ben Ali, lei ha conosciuto l’esilio, gli arresti domiciliari e la prigione. Oggi grazie alla rivoluzione del popolo tunisino lei occupa il ruolo di presidente. La lotta politica ha sicuramente delle difficoltà, ma il potere ha anche il suo fascino. Cosa è cambiato presidente Marzouki?

Moncef Marzouki, presidente della Repubblica tunisina:

Non è cambiato niente, a parte la scena che mi circonda. Io non sono cambiato, sono sempre lo stesso. Non ho cambiato le mie convinzioni, né le mie abitudini, né le mie tradizioni. Quando ero dissidente ho vissuto i problemi dell’opposizione, oggi cerco di risolvere i problemi del potere. E’ la natura dei problemi che è cambiata e la scena. A parte questo non è cambiato nulla.

euronews:

In questo momento ci sono delle divisioni all’interno della coalizione di governo. C‘è uno scontento da parte dei partiti, il Congresso per la Repubblica e il Forum democratico per il lavoro e le libertà nei confronti dei tentativi di Ennahda di impadronirsi del potere?

Marzouki:

Quello che accade nei partiti politici, compreso il partito del Forum democratico, fa parte, secondo me, della dinamica di cambiamento che la società sta vivendo in questo momento. Quello che temiamo è che questa fase di ristrutturazione duri troppo tempo o che abbia una conclusione politica diversa da quello che volevamo, ossia una situazione politica solida e stabile che faccia gli interessi del Paese. Tutto quello che viene detto sulle divisioni all’interno della coalizione è senza fondamento. Questo governo è al lavoro da due mesi e dunque parlare di divisioni sono solo chiacchiere dei giornali.

euronews:

Presidente, gran parte dei tunisini ritiene che all’inizio il Congresso e il Forum democratico abbiano deciso di condividere il potere con Ennahda per trovare un’equilibrio tra le forze politiche, ma oggi in realtà è Ennahda ad avere il potere. I poteri limitati del presidente della Repubblica ne sono la prova?

Marzouki:

Durante la formazione del governo di coalizione noi eravamo in posizione di forza e non di debolezza. Sapevamo che Ennahda non avrebbe potuto governare da solo. Quindi quando abbiamo parlato della condivisione dei poteri, l’abbiamo fatto in seguito a un accordo su un programma politico molto chiaro che garantisce il rispetto dei diritti umani, dei diritti delle donne, dei bambini, di tutti i diritti civili. Poi abbiamo fissato i poteri del presidente, questo si occupa della politica estera in concertazione col governo, si occupa della difesa, della promulgazione delle leggi. Devo dire che sono molto soddisfatto di questi poteri.

euronews:

Molti tunisini pensano che ci sia una mano esterna nelle decisioni politiche prese dalle autorità tunisine e precisamente da parte del Qatar. Che pensa a riguardo?

Marzouki:

Tutto quello che posso dire è che noi prendiamo le nostre decisioni in piena sovranità, nessuno interviene negli affari della Tunisia e soprattutto i qatarioti. Questi sono pronti ad aiutarci, ma noi non prendiamo ordini da nessuno, né dagli Stati Uniti, né dalla Francia, né dal Qatar, da nessuno.

euronews:

Per quanto riguarda la sicurezza nel Paese, le manifestazioni e gli scioperi continuano nonostante l’appello alla tregua sociale lanciato da lei. Il governo resta incapace di risolvere i problemi della sicurezza che minacciano il Paese? C‘è una strategia chiara per rimettere ordine nel Paese?

Marzouki:

Senza dubbio a volte ci sono dei problemi di sicurezza nati dalle manifestazioni e dalle proteste, queste in gran parte sono legittime, perché la gente soffre, non ne può più a causa della situazione sociale che peggiora, noi capiamo tutto questo, ma da un altro lato ci sono persone che cercano di provocare scompiglio. Di fronte a questa situazione il governo segue una politica di disciplina e di controllo. Perché noi siamo i figli di questa rivoluzione e noi veniamo da questo popolo, dunque non possiamo seguire gli stessi metodi repressivi che utilizzava Ben Ali sparando sulla gente in nome della sovranità dello Stato. Noi rifiutiamo tutto ciò.

euronews:

Per quanto riguarda la situazione economica del Paese, quali sono le misure concrete che il governo ha preso per riconquistare la fiducia degli investitori e promuovere l’economia soprattutto visto che nell’ultimo periodo il governo è stato debole?

Marzouki:

Occorre che la gente comprenda che il governo è al lavoro solo da due mesi. Ha bisogno di due-tre anni per gettare delle basi solide di una rinascita economica del Paese. Il governo sta ponendo le fondamenta di riforme essenziali di cui vedremo i risultati tra almeno cinque anni. E’ questo che la gente deve capire.

euronews:

Christine Lagarde, la direttrice del Fondo monetario internazionale che è stata in visita di recente in Tunisia, ha parlato dando degli ordini, la Tunisia deve lavorare sul fronte dell’occupazione e far tornare gli investimenti. Ha proposto anche di prestare dei fondi alla Tunisia.

Marzouki:

Non ha dato degli ordini.

euronews:

Diventare l’allievo brillante dell’FMI è il prezzo che la Tunisia, il Paese della rivoluzione, dovrà pagare per uscire dalla crisi economica?

Marzouki:

Nessun altro oltre al popolo tunisino ha il diritto di impartire ordini al presidente della Repubblica e al governo. Certo, ci sono delle poste in gioco finanziarie, ma noi siamo un Paese che ha fatto la rivoluzione, l’economia deve servire solo il popolo. Le mie posizioni a riguardo sono chiare: noi rifiutiamo di ricevere direttive da chiunque. Prendiamo le nostre decisioni in piena sovranità e per fare gli interessi dei tunisini.

euronews:

Presidente, lei ha deciso di espellere l’ambasciatore siriano in Tunisia, in segno di protesta contro la politica di repressione perseguita dal regime siriano contro i civili. I Paesi arabi hanno proposto un progetto di risoluzione che condanna il regime siriano al consiglio di sicurezza dell’Onu, ma nessun Paese arabo ha fatto un passo simile, nessun Paese arabo ha espulso un ambasciatore siriano. Non vede un doppio discorso da parte di questi Paesi?

Marzouki:

Di fronte a questa ferocia e a questa repressione da parte del regime siriano, la questione con cui si confronta la Tunisia non è più una questione di interessi, ma piuttosto di onore. Siamo il primo Paese a essere riuscito a fare la rivoluzione, veniamo visti come modello. Abbiamo la nostra fierezza nazionale, ma anche il dovere di aiutare la Siria. Come possiamo aiutarla? Siamo contro l’intervento militare, quindi almeno simbolicamente noi rifiutiamo che la bandiera del regime baas sia issata nel nostro Paese. Abbiamo preso questa decisione in onore alla Tunisia e alla rivoluzione tunisina. E’ un messaggio ai nostri fratelli siriani a cui esprimiamo sostegno.

euronews:

Lei è a favore della partenza di Bashar Al Assad verso la Russia, lei rinuncia a far tornare l’ex presidente tunisino Ben Ali affinché sia giudicato in Tunisia?

Marzouki:

Se questa alternativa aiuterà a fermare il massacro in Siria, io sono pronto ad accettarla anche se va contro il senso della giustizia. Ma dico sempre che la vita di migliaia di siriani è molto più importante che portare quest’uomo davanti alla giustizia.

euronews:

Lei ha evocato diverse volte la questione del partenariato con l’Unione Europea, primo partner commerciale della Tunisia: qual è la nuova strategia tunisina nei rapporti con l’Unione Europea? C‘è una volontà di rivedere gli accordi firmati che sembrano essere ingiusti nei confronti della Tunisia, secondo diversi osservatori internazionali?

Marzouki:

Le nostre relazioni con l’Unione Europea sono solide e noi cerchiamo di svilupparle con l’obiettivo di servire gli interessi della Tunisia. Penso che ci sia una grande volontà dall’altro lato del mediterraneo di aiutare la Tunisia, vista l’importanza della rivoluzione. Il capo del governo ha incontrato di recente alcuni responsabili europei e io discuterò con responsabili europei quando sarò in visita a Bruxelles e a Strasburgo.