Dopo il megaincendio che ha devastato migliaia di ettari in Gironda, i vigili del fuoco iniziano una lunga sorveglianza sui "fuochi zombie": braci sotterranee che potrebbero riaccendersi per mesi
L'emergenza non è finita con lo spegnimento delle fiamme. In Gironda, nel sud-ovest della Francia, dove il gigantesco incendio partito da Saumos ha già distrutto circa 42.000 ettari di vegetazione, vigili del fuoco e forestali si preparano a una battaglia che potrebbe durare mesi.
A preoccupare sono infatti i cosiddetti "fuochi zombie", incendi sotterranei che continuano a covare nel terreno e nelle torbiere, pronti a riemergere anche molto tempo dopo la fine del rogo principale.
Cosa sono i "fuochi zombie"
Nelle aree boschive di Saumos, Andernos e Le Porge, il fuoco può propagarsi sotto la superficie, alimentato dalla vegetazione secca e dalla torba, per poi riaffiorare a distanza dal punto d'origine. Si tratta di un fenomeno già noto ai soccorritori, che rende particolarmente difficile dichiarare un incendio completamente estinto.
"Il rogo di Landiras è rimasto caldo per due anni ed è ancora sotto sorveglianza", spiega il tenente Cyril Venière, vigile del fuoco arrivato dalla regione dell'Indre-et-Loire per dare supporto alle operazioni. "Ci vorranno settimane, se non mesi, prima di riuscire a spegnere definitivamente questo incendio", aggiunge, sottolineando come l'intera area dovrà essere monitorata a lungo.
Perché è così difficile spegnerli
Il problema principale è rappresentato dalla torba, un materiale naturale ricco di carbonio formato dalla lenta decomposizione della materia vegetale. Questo strato del terreno può continuare a bruciare lentamente senza fiamme visibili, mantenendo vive le braci nel sottosuolo.
Quando tornano condizioni favorevoli, come temperature elevate, vento e siccità, il fuoco può riaccendersi improvvisamente in superficie, dando origine a nuovi focolai anche lontani dall'incendio iniziale.
Il comandante Matthieu Jomain, del Servizio antincendi e di soccorso della Gironda, ricorda quanto accaduto dopo il devastante incendio di Landiras del 2022: "Questi fuochi che covano nel terreno e riemergono spontaneamente, senza alcuna apparente fonte di innesco, ci hanno creato enormi difficoltà perché comparivano in punti diversi, senza una logica evidente".
In alcuni casi, durante le operazioni successive all'incendio del 2022, i vigili del fuoco hanno persino valutato l'impiego di scavi per raggiungere e spegnere le braci sotterranee.
Un monitoraggio che durerà mesi
Secondo gli esperti, l'incendio di Saumos presenta caratteristiche geologiche differenti rispetto a quello di Landiras, con terreni più vari e complessi. Per questo motivo sarà necessario mappare accuratamente le aree percorse dalle fiamme per individuare i punti più a rischio e organizzare una sorveglianza costante.
A questo compito contribuisce anche l'associazione Défense de la forêt contre les incendies (DFCI), che in Aquitania può contare su circa 2.500 volontari impegnati nella cosiddetta "garde du feu", il presidio permanente delle aree incendiate.
Il presidente dell'associazione, Bruno Lafon, teme però che le forze disponibili non siano sufficienti. "Ad agosto farà ancora molto caldo e ci saranno riprese del fuoco praticamente ogni giorno", avverte.
Per questo la DFCI punta anche sul coinvolgimento degli agricoltori e auspica il supporto dell'esercito per controllare l'intera area, ceppo dopo ceppo. Un lavoro lungo e meticoloso che potrebbe proseguire fino all'arrivo delle piogge autunnali e invernali, considerate l'unico vero alleato per spegnere definitivamente i "fuochi zombie" nascosti sotto la foresta.