Le reti di rifugi civili in Europa sono obsolete. Le ispezioni effettuate dopo l'attacco di un drone a una base britannica a Cipro hanno evidenziato molti rifugi inutilizzabili, riaccendendo il dibattito sulla protezione civile e sul ruolo limitato dell'Ue
Dopo che un sospetto drone di fabbricazione iraniana ha colpito una base britannica a Akrotiri, a Cipro, nei giorni scorsi, una serie di ispezioni ha rilevato che circa 200 dei 2.500 rifugi civili esistenti sull'isola sono inutilizzabili. Si è scoperta l'esistenza di garage bloccati, scantinati utilizzati come depositi, locali pieni di rifiuti. Mentre alcuni luoghi presenti nell'app SafeCY non potevano essere neppure localizzati.
Per accelerare i controlli sono state mobilitate squadre specializzate, tra cui ingegneri civili del ministero dell'Interno e personale di varie agenzie. Le verifiche sono iniziate il 1 marzo, seguite da istruzioni per la pulizia dei rifugi due giorni dopo.
Il caso di Cipro probabilmente non è isolato: evidenzia al contrario un problema a livello continentale. Le reti di rifugi civili create durante la Guerra Fredda si sono deteriorate e l'Unione europea non gode di autorità diretta per affrontare il problema.
Cosa può e non può fare l'Unione europea sui rifugi civili
Ai sensi dell'articolo 196 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la responsabilità della protezione civile spetta a ciascun Paese membro. L'Ue può solo concedere assistenza o coordinare. Non può imporre la costruzione di rifugi, finanziare la creazione bunker o stabilire requisiti tecnici. Il principio di sussidiarietà lascia a Bruxelles poca autorità su questo tema, a meno che tutti i membri non decidano di modificare il trattato.
Ciò che l'Ue è in grado di controllare è la capacità di risposta alle emergenze. Il Meccanismo unionale di protezione civile (Ucpm), che opera attraverso il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze, consente agli Stati membri di richiedere assistenza quando la capacità nazionale risulta sovraccarica. Il sistema "rescEU" europeo, uno stock di rifugi temporanei dispiegabili sul territorio, può essere mobilitata in caso di necessità.
Cosa fornisce il sistema rescEU e quanto costa
L'Ue ha impegnato oltre 196 milioni di euro per questi rifugi, in sei Stati membri, per il periodo 2021-2027. La Svezia detiene la riserva più grande: 40,4 milioni di euro in scorte finanziate da Bruxelles, in grado di ospitare 36mila persone, comprese unità svernate con servizi igienici e docce, stoccate a Vålberg e Kristinehamn e gestite dall'Agenzia svedese per le emergenze civili.
La Polonia sta costruendo sei "città container" dispiegabili, ciascuna delle quali può essere assemblata in 10-14 giorni, per un costo di 35,5 milioni di euro. Croazia, Slovenia, Spagna e Romania dispongono a loro volta di scorte.
Ogni Stato membro, compreso Cipro, può richiedere queste riserve attraverso l'Ucpm, con l'Ue che copre fino al 100 per cento dei costi di trasporto e logistica. Ma si tratta di unità modulari, tende e campi prefabbricati. Sono dunque infrastrutture per gestire le evacuazioni, non bunker di protezione civile resistenti a bombe o missili.
Cipro potrebbe chiedere in ogni caso di ospitare una propria riserva rescEU, sulla scorta del modello svedese, utilizzando i finanziamenti europeo anziché le risorse nazionali. Ad oggi, però, non è stata presentata alcuna richiesta in tal senso.
Le lezioni tratte dall'Ucraina
Il test più significativo sulla capacità di garantire rifugi di emergenza nell'Ue è avvenuto dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia nel 2022.
Attraverso l'Ucpm, Bruxelles ha consegnato più di 140mila tonnellate di aiuti per un valore totale di 796 milioni di euro. Gli aiuti specifici per gli alloggi sono stati pari a 62,3 milioni di euro, tra cui oltre tremila unità abitative prefabbricate per 30mila persone, 16mila letti e milioni di coperte e tende. Le forniture sono passate attraverso gli hub logistici in Polonia e Romania prima di raggiungere gli oblast in prima linea, tra cui Kharkiv, Donetsk e Zaporizhzhia, che hanno ricevuto circa il 50-60 per cento delle forniture.
L'operazione ha confermato che l'Ue è in grado di mobilitarsi rapidamente e su larga scala, ma ha anche evidenziato dei limiti. Le stazioni delle metropolitane e i rifugi antiatomici sono stati costruiti e finanziati a livello nazionale; l'Ue ha fornito appunto soccorso agli sfollati, non protezione a coloro che si sono rifugiati sul posto.
Grandi differenze tra le nazioni europee
Il divario tra gli Stati membri dell'Ue in termini di rifugi civili è ampio. La Finlandia gestisce 50.500 siti che coprono l'85 per cento dei suoi 5,5 milioni di abitanti, secondo una dottrina di difesa totale con scantinati a doppio uso ed edifici pubblici integrati nella rete. I Paesi nordici e baltici sono i più preparati, con l'Estonia e la Lettonia che hanno integrato anche scuole e ospedali.
La Germania ha meno di 600 bunker funzionanti, che coprono circa lo 0,5 per cento della popolazione. Il governo federale ha annunciato piani per investire fino a 30 miliardi di euro per creare capacità per 1 milione di persone entro il 2030, un programma che è ancora però nella fase iniziale delle gare d'appalto.
I Paesi Bassi non hanno quasi alcuna capacità di accoglienza funzionante dopo decenni di smantellamenti e non è stato annunciato alcun programma di rilancio. Anche Francia, Italia e Spagna hanno una copertura minima, con una pianificazione di emergenza incentrata principalmente sui disastri naturali piuttosto che sulle minacce militari.
Cipro ha iniziato il suo programma di costruzione di rifugi nel 1999, riutilizzando gli spazi sotterranei esistenti invece di costruirne di nuovi. Il governo sta ora elaborando una legge per richiedere che i sottosuoli dei nuovi edifici residenziali prevedano rifugi, offrendo incentivi per la costruzione ai costruttori privati.
Che influenza ha Bruxelles
Come detto, però, senza una modifica del trattato, non è possibile stabilire norme obbligatorie in tutta l'Ue. Bruxelles può utilizzare però alcuni strumenti "politici".
Il fondo di prevenzione e preparazione dell'Ucpm, pari a 1,26 miliardi di euro, sostiene le valutazioni nazionali dei rischi, le verifiche dei rifugi e le esercitazioni transfrontaliere. I meccanismi di controllo reciproco potrebbero contribuire a estendere il modello finlandese ad altri Stati. Dopo una crisi, i fondi di coesione possono essere utilizzati per migliorare i rifugi in base alla clausola di solidarietà.
L'Ue non ha lanciato ad oggi alcun programma specifico per le infrastrutture utili come rifugi civili permanenti negli Stati membri. E nell'ambito degli attuali cicli di finanziamento del Meccanismo di protezione civile non sono state individuate sovvenzioni specifiche per la preparazione di Cipro.