Seguiteci
Pubblicità

Libia-Turchia, il memorandum contestato anche dall’Italia: cosa cambia nel Mediterraneo

Foto d'archivio
Foto d'archivio -  Diritti d'autore  European Union
Diritti d'autore European Union
Di Georgios Aivaliotis & Stefania De Michele Agenzie: parliament.ly, libya24.tv
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
Condividi Commenti Segui Euronews su Google
Condividi Close Button

La Camera dei rappresentanti della Libia ha ratificato il memorandum con la Turchia, annullando ogni precedente decisione e aprendo la strada a nuovi accordi con Ankara

Il memorandum turco-libico sulle zone marittime torna a mettere alla prova gli equilibri del Mediterraneo. La Camera dei Rappresentanti della Libia, con sede a Bengasi, ha approvato all’unanimità l’intesa firmata nel 2019 tra Ankara e il governo libico di Tripoli, cancellando le precedenti risoluzioni con cui nel 2020 aveva respinto l’accordo e disposto l’interruzione delle relazioni politiche con la Turchia.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

La decisione riapre un dossier che riguarda direttamente anche l’Italia, affacciata sul Mediterraneo centrale e impegnata da anni nella definizione dei confini marittimi e nella cooperazione energetica con i Paesi della regione.

Roma aveva già contestato il memorandum nel 2020, sostenendo una posizione coerente con quella espressa dall’Unione europea: l’intesa non rispetta il diritto del mare e non può pregiudicare i diritti sovrani degli Stati terzi.

La novità è soprattutto politica: l’approvazione da parte del Parlamento dell’est della Libia rafforza il riavvicinamento tra Bengasi e Ankara, mentre Grecia e Cipro denunciano nuovamente un accordo che, a loro giudizio, non rispetta il diritto internazionale.

Il memorandum del 2019 e la posizione italiana

Firmato il 27 novembre 2019 dal governo turco e dal Governo di Accordo Nazionale libico guidato da Fayez al-Serraj, il memorandum definisce le rispettive aree di giurisdizione marittima nel Mediterraneo. L’intesa traccia una delimitazione che Ankara considera utile a tutelare i propri interessi marittimi e le prospettive di sfruttamento delle risorse energetiche offshore.

L’accordo è contestato da Grecia, Cipro ed Egitto perché, secondo questi Paesi, ignora i diritti marittimi di altri Stati e delle isole greche, creando una linea di delimitazione che non rispetta i principi del diritto internazionale del mare.

Anche il governo italiano contestava il memorandum. Il 29 gennaio 2020, a Roma, l’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il suo omologo cipriota Nikos Christodoulides definirono l’intesa tra Turchia e Libia "inaccettabile": secondo la dichiarazione congiunta, violava i diritti sovrani degli Stati terzi, non rispettava il diritto del mare e non poteva produrre conseguenze giuridiche nei loro confronti. La stessa posizione fu ribadita il 4 febbraio, durante l’incontro a Roma con il ministro degli Esteri greco Nikos Dendias.

La linea di Roma si inseriva nel quadro europeo, dopo che il Consiglio europeo aveva già contestato il memorandum nel dicembre 2019. L’Italia sosteneva quindi le obiezioni di Grecia e Cipro, ma cercava al tempo stesso di mantenere aperti i canali diplomatici con Ankara e con le diverse autorità libiche, considerate interlocutori indispensabili per la stabilizzazione del Paese.

La questione si intrecciava con la definizione dei confini marittimi nella regione. Il 9 giugno 2020 Italia e Grecia firmarono ad Atene un accordo per delimitare le rispettive zone marittime, entrato in vigore l’8 novembre 2021. L’accordo tra Roma e Atene rappresenta un esempio di delimitazione marittima negoziata tra due Paesi, in contrasto con il memorandum turco-libico, contestato perché, secondo l’Italia e altri Stati europei, viola i diritti di Paesi terzi.

Che cosa cambia per l’Italia: confini marittimi ed energia

L’approvazione del Parlamento libico non modifica automaticamente i confini marittimi italiani né attribuisce alla Turchia nuovi diritti opponibili all’Italia. Il memorandum è un accordo bilaterale tra Ankara e Tripoli e la sua approvazione da parte della Camera di Bengasi non può, da sola, vincolare gli Stati terzi.

Il rischio riguarda soprattutto gli equilibri regionali, le rivendicazioni sulle aree offshore e le possibili conseguenze per la cooperazione energetica nel Mediterraneo.

Per l’Italia, la questione non è soltanto giuridica: riguarda anche la sicurezza degli investimenti, le prospettive di esplorazione dei giacimenti di gas e petrolio e la possibilità di sviluppare progetti energetici in un contesto di cooperazione tra i Paesi rivieraschi.

Un rafforzamento dell’asse tra Ankara e le autorità libiche potrebbe aumentare il peso della Turchia nelle future trattative sulle delimitazioni marittime e sulle risorse del Mediterraneo. Questo scenario interessa Roma anche per i suoi rapporti energetici con la Libia, dove Eni è presente dal 1959 e rappresenta il principale operatore internazionale del settore.

I numeri aiutano a capire la posta in gioco. Nel 2025, la produzione di idrocarburi attribuibile a Eni in Libia è stata pari a circa 162 mila barili equivalenti di petrolio al giorno. Nel marzo 2026, il gruppo ha annunciato due nuove scoperte di gas offshore, Bahr Essalam South 2 e Bahr Essalam South 3, a circa 85 chilometri dalla costa libica. Le prime stime indicano oltre 28 miliardi di metri cubi di gas in posto complessivi.

Le nuove scoperte si trovano a circa 16 chilometri a sud del giacimento di Bahr Essalam, il più grande campo di gas offshore libico in produzione dal 2005. La vicinanza alle infrastrutture esistenti potrebbe consentire uno sviluppo relativamente rapido. Secondo Eni, il gas sarà destinato sia al mercato interno libico sia all’esportazione verso l’Italia.

A febbraio 2026, inoltre, Eni si è aggiudicata insieme a QatarEnergy una nuova licenza esplorativa per il blocco offshore O1, nella provincia petrolifera e del gas della Sirte. L’area si estende per circa 29 mila chilometri quadrati e presenta ulteriori potenzialità esplorative. Il consorzio prevede attività di indagine sismica e perforazione nel corso del primo periodo esplorativo di cinque anni.

A collegare direttamente la produzione libica al mercato italiano è il gasdotto sottomarino GreenStream, che unisce la costa libica alla Sicilia. Nel 2025, tuttavia, le esportazioni di gas libico verso l’Italia attraverso questa infrastruttura sono scese a circa un miliardo di metri cubi, secondo Reuters, anche a causa dell’aumento della domanda interna libica e delle difficoltà infrastrutturali.

Questi investimenti e queste scoperte non ricadono automaticamente nell’area interessata dal memorandum turco-libico. Non ci sono elementi per affermare che la nuova approvazione ne modifichi direttamente i diritti di sfruttamento. I dati mostrano però quanto siano concreti gli interessi energetici in gioco: eventuali nuove tensioni sulle delimitazioni marittime potrebbero complicare il contesto diplomatico e operativo nel quale si sviluppano esplorazioni, investimenti e cooperazione tra i Paesi del Mediterraneo.

Per Roma, la sfida è quindi duplice: difendere il principio secondo cui gli accordi bilaterali non possono pregiudicare i diritti degli Stati terzi e preservare, allo stesso tempo, la stabilità necessaria a garantire gli investimenti e la cooperazione energetica nel Mediterraneo.

Bengasi riapre il dialogo con Ankara

Il voto della Camera dei Rappresentanti segna anche un cambiamento nei rapporti interni alla Libia. Il Parlamento dell’est aveva respinto nel 2020 i due memorandum firmati con la Turchia, uno sulla delimitazione delle aree marittime e l’altro sulla cooperazione in materia di sicurezza e difesa. Aveva inoltre adottato una risoluzione per interrompere le relazioni politiche con Ankara.

Con la nuova decisione, entrambe le precedenti risoluzioni vengono revocate. La svolta arriva dopo anni di contrapposizione tra la Turchia, che aveva sostenuto militarmente il governo di Tripoli, e le forze dell’est libico guidate dal generale Khalifa Haftar.

Secondo le informazioni diffuse dai media libici, la nuova approvazione potrebbe aprire la strada a una cooperazione più stretta tra la Turchia e l’est della Libia, anche sul piano politico e militare. Il riavvicinamento potrebbe rafforzare la posizione di Ankara nel Paese e ampliare il suo spazio d’azione nel Mediterraneo centrale.

Il governo di unità nazionale di Tripoli ha accolto favorevolmente la decisione, descrivendola come un passo verso il rafforzamento delle relazioni bilaterali e della cooperazione con Ankara.

Nella stessa sessione, la Camera di Bengasi ha deciso di istituire una commissione incaricata di dialogare con le autorità competenti sulla frammentazione del sistema giudiziario libico e di lavorare alla sua unificazione. Non sono stati resi noti ulteriori dettagli sulle procedure attuative del memorandum né sui successivi passaggi formali.

Voce unitaria da Costa e von der Leyen

Con un post su X, il presidente del Consiglio europeo, António Costa, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno condannato il memorandum turco-libico illegale, sottolineando che "questo accordo viola i diritti sovrani di Paesi terzi, non è conforme al diritto del mare ed è nullo e privo di effetti".

Dichiarazione integrale:

"Siamo profondamente rammaricati per la ratifica odierna da parte del Parlamento libico del cosiddetto memorandum d'intesa tra Libia e Turchia sulla delimitazione delle giurisdizioni marittime nel Mar Mediterraneo".

"Ricordiamo che la posizione dell'Unione europea su questa questione è stata espressa con chiarezza dal Consiglio europeo nel 2019 e rimane invariata".

"Questo accordo viola i diritti sovrani di Paesi terzi, non è conforme al diritto del mare ed è nullo e privo di effetti".

"Ribadiamo la nostra solidarietà alla Grecia e a Cipro".

"Riconfermiamo la posizione costante e nota dell'Unione europea contro qualsiasi intervento esterno in Libia".

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti Segui Euronews su Google

Notizie correlate

Elettrificazione, IA e fossili: cosa aspettarsi dal vertice sul clima in Turchia il prossimo mese

Esportazioni a rischio: gruppo armato chiude oleodotto dal maggiore giacimento della Libia

Bengasi, bomba contro il generale di Haftar: cosa sta succedendo in Libia e perché riguarda l’Italia