Liam Gallagher sostiene che i Fontaines D.C. "non sono abbastanza bravi" per aprire gli Oasis nel tour "Live ’27"... Ma per favore.
Liam Gallagher ne dice tante, ma la sua ultima uscita non potrebbe essere più fuori luogo.
Il tour Live ’27 è stato annunciato il mese scorso, dopo molte speculazioni e sulla scia del grande successo del tour Live ’25 della band britpop. A causa dell’enorme richiesta, il prossimo tour – che include date in tutta l’Europa continentale – è stato ampliato a 42 concerti, ormai tutti esauriti.
Finora solo Richard Ashcroft è stato confermato come special guest per i prossimi concerti, e sappiamo già di un gruppo che non salirà sul palco con loro...
Il frontman dal verbo facile degli Oasis ha detto che la band irlandese Fontaines D.C. non è "abbastanza brava" per aprire i concerti del tour Live ’27, aggiungendo che "non hanno nessun pezzo".
Con tutto il rispetto per Gallagher, autoproclamatosi "Godlike rasta icon legend biblical omnipresent prophet" (come recita il suo account X), il suo commento è una colossale sciocchezza.
Partiamo dall’inizio: i Fontaines D.C. sono probabilmente il gruppo migliore oggi in attività tra studio e palchi. Affermazione forte, certo. Ma basta guardare ai fatti...
Dal debutto del 2019 con "Dogrel", Grian Chatten e la sua formazione post-punk sono cresciuti a un ritmo quasi senza precedenti. In soli otto anni hanno pubblicato cinque album, ognuno migliore del precedente: una band che non si adagia sugli allori e continua a spingere il proprio suono in avanti.
Il loro terzo album, "Skinty Fia" del 2022, sembrava il punto più alto, a chiudere una trilogia che farebbe impallidire la maggior parte dei gruppi contemporanei. Poi è arrivato "Romance" nel 2024, un disco che nella nostra lista dei migliori album dell’anno abbiamo definito "una consacrazione" e la conferma che sono, senza ombra di dubbio, "una delle band moderne più costantemente entusiasmanti in circolazione".
Lo hanno dimostrato anche dal vivo, con concerti recenti in cui non solo hanno mantenuto le promesse sul palco, ma hanno mostrato di non avere paura di difendere ciò in cui credono – a differenza di certi cantanti zuccherosi, da primo lento in matrimoni melensi.
Sembra quasi impossibile che riuscissero a superare "Romance" e che non fosse in arrivo un inevitabile calo... E invece, ancora una volta, i Fontaines D.C. hanno superato ogni aspettativa con l’uscita del loro quinto LP, venerdì scorso (16 ottobre). "Dopamine Chamber" è un disco cupo, tetro e di grande respiro cinematografico che li consacra come la migliore band della loro generazione. Hanno abbracciato una direzione più elettronica, ricca di synth, con molti brani – come il singolo di lancio "Marianne" e uno dei vertici dell’album, "Mimesis" – che richiamano i Depeche Mode. Un altro riferimento costante sono i The Cure: i riff di "Happy For You" e "You Miss Me" rimandano direttamente al songbook di Robert Smith.
Al di là di questi richiami, e questo è un grande merito della band, "Dopamine Chamber" non dà mai l’impressione di appoggiarsi al passato in cerca di ispirazione e suona sempre come un lavoro pienamente dei Fontaines. I testi e la voce di Chatten, ancora una volta travolgenti, confermano che è un frontman magnetico: invita l’ascoltatore, in questo nuovo album, a trovare forza nell’affrontare le tenebre al cuore dei tempi cupi in cui viviamo, invece di rifugiarsi in un ottimismo cieco.
Insomma, "Dopamine Chamber" è un’opera straordinaria, a un passo dallo status di capolavoro, e Liam Gallagher farebbe bene ad ascoltare davvero i brani che i Fontaines D.C. hanno nel loro arsenale prima di insultarli. Nessuna band contemporanea ha raggiunto il loro livello di qualità costante e, se si confronta questa media di cinque centri su cinque con la discografia degli Oasis, è difficile non arrivare alla conclusione che l’ultima uscita di Gallagher sia, francamente, senza appello.
Nessuno nega che gli Oasis siano stati al centro del movimento Britpop e abbiano contribuito a definire il suono degli anni ’90 per un’intera generazione. Tuttavia, la loro produzione impallidisce rispetto a quella dei Fontaines D.C. Certo, "Definitely Maybe" (un disco che nella buona parrocchia di Euronews Culture è stato giudicato sopravvalutato) e "(What’s The Story) Morning Glory?" sono considerati classici. Ma gli Oasis non pubblicano un album davvero coeso dal 1998, con "The Masterplan". Il loro ultimo lavoro, "Dig Out Your Soul" (2008), ha lasciato parecchio a desiderare e, a quanto pare, non ci sono piani concreti per tornare in studio a breve. Si limitano a portare in tour i vecchi successi.
Non c’è nulla di male in questo, e non si tratta di mettere due band una contro l’altra, quanto piuttosto di riconoscere che è dovuto un certo rispetto.
Allora come spiegare i commenti di Gallagher? Forse affondano le radici in un’intervista del 2024 con Studio Brussel, in cui il chitarrista dei Fontaines, Carlos O’Connell, ha detto che "non gliene poteva fregare di meno" della reunion degli Oasis. In quell’occasione, il bassista Conor Deegan III ha aggiunto: "A dire il vero, non mi entusiasma neanche a me. Ho la sensazione che restiamo intrappolati nell’era passata – tipo gli anni Dieci – e in una deriva nostalgica tale da dimenticarci di creare cose nuove".
Questo ha spinto Gallagher a rispondere: "Fuck them little spunkbubbles I’ve seen better dressed ROADIES."
Come vuoi, Liam. Ma al di là di commenti che sembrano arrivare da un bambinone cresciuto che fa i capricci, quei "spunkbubbles" dimostrano costantemente di rappresentare il futuro. Di certo non si affidano solo alla nostalgia per vendere biglietti. "Dopamine Chamber" dimostra soltanto che gli Oasis dovrebbero ritenersi fortunati ad avere una band del calibro dei Fontaines come gruppo di apertura. As you were.
"Dopamine Chamber" è già disponibile.