A pochi mesi dalle presidenziali francesi, sempre più candidati puntano sui social e sul 'clipping', pubblicando brevi video per aumentare le interazioni. Tra i partiti che ne fanno più uso, quello di sinistra La France Insoumise
Uno slogan. Una frase forte. Un momento che segna. Sui social network oggi sono queste sequenze a funzionare meglio: video brevi, ma d'impatto, che concentrano l'attenzione degli utenti e massimizzano la visibilità online.
In un momento in cui i social sono saturi di contenuti, il "clipping" permette di emergere. "Il tempo di attenzione è estremamente limitato. Quindi non c'è nulla di più efficace", spiega Ariane Ahmadi, esperta di comunicazione politica.
Negli ultimi due anni questo settore si è sviluppato rapidamente. Agenzie, i cui fondatori hanno in genere meno di 25 anni, costruiscono campagne di marketing con lavoratori autonomi, chiamati clipper, che pubblicano da account anonimi e sono spesso pagati in base al numero di visualizzazioni. Tra i clienti dichiarati figurano influencer o aziende come Snapchat, Disney o L'Oréal.
Le tariffe vanno da poche centinaia a diverse decine di migliaia di euro. A questi prezzi organizzano un miraggio di viralità. Pubblicando massicciamente clip, l'obiettivo è dare l'impressione che un film, un prodotto o una personalità siano ovunque. Per Rhys McKay, irlandese alla guida dell'agenzia Lumina Clippers, questo metodo compra l'attenzione del pubblico, "la risorsa più preziosa".
Un potenziale che anche i responsabili politici hanno individuato. Nel 2024 Donald Trump ne ha fatto persino uno strumento centrale di campagna. "Per me il clipping è davvero ciò che è più popolare, ciò che può generare un sentimento di identificazione e un'emozione insieme molto intensa e molto fugace", prosegue Ahmadi.
Un sistema "ben collaudato" per due partiti francesi
In vista dell'elezione presidenziale in Francia, La France insoumise (LFI) e il Rassemblement national hanno investito anche questo terreno.
All'interno del partito classificato all'estrema sinistra dal ministero dell'Interno, il "clipping" è realizzato internamente ed è presentato come una nuova forma di volantinaggio. Questi brevi estratti sono un elemento "centrale" della comunicazione digitale di La France insoumise, spiega uno dei suoi artefici, il deputato Antoine Léaument.
Quando Jean-Luc Mélenchon tiene un comizio, il partito utilizza strumenti dedicati per tagliare e sottotitolare in diretta. Secondo Ariane Ahmadi, il leader di LFI ha un discorso "molto frontale" e un rapporto con gli elettori "molto diretto", il che facilita il "clipping".
Il movimento delega questo lavoro anche ai suoi militanti. Gli estratti vengono pubblicati sui canali ufficiali e distribuiti a account vicini per inondare i social. Antoine Léaument ritiene che questo sistema "ben collaudato" sia una "forza" per imporre i loro messaggi. "Oggi La France insoumise dispone di una forza di fuoco digitale estremamente importante", sottolinea.
L'ex deputato Philippe Doucet, già dirigente del Partito socialista, ricorre anch'egli al "clipping", con l'agenzia Clip.farm. Giudica che una campagna gli consente di raggiungere "pubblici che non cliccherebbero mai su un formato politico lungo" come quelli del suo canale YouTube.
Anche Emmanuel Macron ha giocato su questo con la sua frase "for sure", diventata ormai celebre. Raphaël Glucksmann si è invece appropriato del suo "cap clair".
Altri responsabili politici francesi sono un po' in ritardo, spiega Ariane Ahmadi. "Gabriel Attal ed Édouard Philippe hanno piuttosto un fisico longilineo e un atteggiamento abbastanza controllato. Questo rimanda a una certa concezione borghese del rapporto con il corpo, ma anche del modo di muoversi. Se vogliono fare clipping, dovranno quindi lavorare assolutamente su questo aspetto per adottare un registro più frontale, in cui la comunicazione passa per le immagini e le emozioni, in particolare attraverso il corpo", analizza l'esperta.
Un quadro legale ancora poco chiaro in politica
In politica, però, questa pratica solleva questioni giuridiche quando viene affidata a fornitori esterni. In Francia, la pubblicità a fini di propaganda elettorale sui social network è vietata nei sei mesi che precedono una consultazione.
Il ricorso a un'agenzia per produrre e diffondere video politici potrebbe quindi creare problemi, anche se i confini di questa normativa restano sfumati.
"Se vado in un partito, metto in piedi l'ecosistema completo e lo fatturo, per esempio, a un importo elevato, loro possono poi fare il clipping internamente", spiega Lucas, fondatore di Clipperz. "Quello che era illegale, cioè passare da un prestatore per fare, tra virgolette, della propaganda, diventerebbe più legale, perché sarebbero loro, internamente, a farlo, con volontari e con persone che lo fanno, tra virgolette, gratuitamente e senza un servizio finanziario in cambio".
"La zona è grigia, non è né nera né bianca. Per questo preferisco non correre rischi. Ma oggi sto valutando sempre più seriamente di implementare il sistema internamente per alcuni partiti", sottolinea l'imprenditore digitale.
Un parere che non è condiviso da tutti gli attori del clipping: alcuni assicurano che le agenzie non dovrebbero occuparsi di politica, arrivando a denunciare una forma di "manipolazione di massa". Tutti concordano però su un punto: il ricorso a questo formato è destinato a continuare a diffondersi. Resta da vedere come il mondo politico se ne approprierà.