I ministri dell’Ue vogliono irrigidire la politica migratoria: nuove norme sui rimpatri, più poteri a Frontex, più controlli alle frontiere e cooperazione rafforzata con i Paesi di origine e transito. L’Ue gestisce davvero in modo efficace le migrazioni?
La migrazione è stata uno dei principali temi all'ordine del giorno del Consiglio "Giustizia e Affari interni" della scorsa settimana, a Lussemburgo.
Il Consiglio è arrivato dopo il Munich Migration Meeting del 26 settembre, durante il quale diversi ministri hanno chiesto rimpatri più rapidi, controlli più rigidi alle frontiere esterne e un ruolo operativo più ampio per Frontex.
Il 1º ottobre il Consiglio ha dato il via libera definitivo a nuove norme per rendere più efficaci i rimpatri delle persone prive del diritto legale di soggiornare nell'Ue. Queste norme, che entreranno in vigore nelle prossime settimane, completano il Patto su migrazione e asilo e ne sostengono l'attuazione.
Le nuove norme dell'Ue sulle politiche migratorie
Il commissario Magnus Burnner ha inoltre illustrato i piani per rafforzare Frontex e intensificare l'uso di droni e di altre tecnologie per la sorveglianza delle frontiere e la protezione delle infrastrutture, con 130 milioni di euro aggiuntivi rispetto ai 250 milioni già previsti dal piano d'azione dell'Ue sui droni.
Burnner vuole anche che l'Ue intensifichi la diplomazia migratoria con i principali Paesi di origine e di transito, tra cui Bangladesh, Pakistan, Paesi del Golfo, Egitto, Libia e Marocco, con l'obiettivo di intervenire sulle rotte migratorie prima che le persone arrivino alle frontiere europee.
I leader hanno concordato di procedere con il nuovo regolamento europeo sui rimpatri e di rendere le procedure di ritorno più rapide ed efficaci, anche attraverso una cooperazione più stretta con Paesi come il Marocco.
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