Secondo il Ministero dell'Istruzione, venerdì 141 dei 3.700 licei francesi sono rimasti chiusi
Le proteste degli studenti delle scuole superiori francesi entrano nel quinto giorno consecutivo, tra denunce di carenze nella scuola pubblica, scontri con la polizia e accuse di uso eccessivo della forza. Le Nazioni Unite seguono con preoccupazione l'escalation delle tensioni, mentre il governo promette nuove risorse per rispondere alle richieste dei manifestanti.
"Seguiamo con preoccupazione gli episodi legati alle proteste degli studenti e ai blocchi dei licei in Francia, alcuni dei quali sono degenerati in violenza", ha dichiarato venerdì Shabia Mantoo, portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Secondo i dati del ministero della Giustizia francese, dalla metà di settembre quasi 7.000 persone sono state fermate dalla polizia. L'86% di loro è minorenne.
Scuole senza insegnanti e strutture inadeguate: le ragioni della protesta
A mobilitarsi sono soprattutto ragazzi tra i 15 e i 18 anni, che denunciano la mancanza di insegnanti, orari scolastici troppo pesanti e strutture degradate. Tra le criticità segnalate figurano anche edifici scolastici non adeguati ad affrontare l'aumento delle temperature.
Le manifestazioni sono state in gran parte pacifiche, ma in alcuni casi si sono verificati episodi di violenza, con incendi appiccati dai dimostranti e pensiline degli autobus danneggiate.
La risposta delle forze dell'ordine, che hanno utilizzato gas lacrimogeni, manganelli e granate stordenti, ha alimentato le polemiche. Organizzazioni per i diritti umani e studenti hanno accusato la polizia di ricorrere a una forza sproporzionata. Le autorità hanno aperto 18 indagini interne sulle denunce di comportamenti scorretti da parte degli agenti.
Il governo francese promette 3.000 insegnanti supplenti
Per cercare di ridurre la tensione, il ministro dell'Istruzione Édouard Geffray ha annunciato giovedì sera l'invio di circa 3.000 insegnanti supplenti nei prossimi giorni. L'obiettivo è coprire le carenze di personale nei 114 licei maggiormente colpiti dalle proteste.
Anche il primo ministro Sébastien Lecornu si è impegnato a presentare entro la fine di ottobre un piano per affrontare la crisi. Il ministro dell'Economia Roland Lescure ha inoltre lasciato aperta la possibilità di destinare ulteriori risorse alle scuole, nonostante i rigidi vincoli previsti per il bilancio del 2027.
Nell'attuale progetto di bilancio, l'istruzione dovrebbe beneficiare del secondo maggiore aumento di spesa dopo la difesa: un incremento dell'1,4%, che porterebbe i fondi complessivi a 90,9 miliardi di euro.
Le misure annunciate, tuttavia, non sembrano sufficienti a placare la mobilitazione. Marius Mesnil, rappresentante del sindacato studentesco, ha criticato le concessioni del governo, definendole "solo qualche briciola", e ha lanciato un appello per una nuova ondata di manifestazioni martedì.