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L'India alza i tassi per la prima volta in tre anni con la guerra in Iran che spinge l'inflazione

ARCHIVIO. Un giornalista controlla il cellulare davanti alla Reserve Bank of India (RBI) a Mumbai, 7 giugno 2017
FILE. Un giornalista controlla il cellulare fuori dalla Reserve Bank of India (RBI) a Mumbai, 7 giugno 2017 -  Diritti d'autore  AP Photo/Rafiq Maqbool
Diritti d'autore AP Photo/Rafiq Maqbool
Di Quirino Mealha
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La Reserve Bank of India ha alzato i tassi di interesse per la prima volta in oltre tre anni, mentre la guerra in Medio Oriente fa salire i prezzi e indebolisce una rupia già fragile.

La banca centrale indiana è passata a una fase di irrigidimento, varando un aumento di un quarto di punto percentuale, mentre le ricadute della guerra in Iran spingono al rialzo i prezzi e pesano sulla valuta nazionale.

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La Reserve Bank of India (RBI) ha alzato il tasso repo di riferimento, cioè il tasso applicato alle banche commerciali per i prestiti, di 25 punti base. Il tasso è ora al 5,50%, con tutti e sei i membri del comitato di politica monetaria favorevoli alla decisione.

La mossa allinea l'India ad altre banche centrali che hanno irrigidito la politica monetaria per contenere l'inflazione o sostenere le proprie valute.

La RBI aveva mantenuto i tassi invariati da quando il conflitto è esploso a febbraio, mentre valutava in che modo le oscillazioni del prezzo del petrolio avrebbero inciso sulla più dinamica tra le grandi economie mondiali.

La solida crescita registrata nell'ultimo trimestre ha dato ai responsabili della politica economica margine per concentrarsi sull'aumento dei prezzi, in un Paese che dipende dalle importazioni per la maggior parte del suo fabbisogno energetico e dove un monsone debole rischia di far salire i costi alimentari.

L'inflazione dei prezzi al consumo è salita al 4,82% in agosto, superando per il terzo mese consecutivo l'obiettivo di medio termine del 4% fissato dalla banca centrale. I dati indicano che le pressioni sui prezzi non riguardano più solo alimentari e trasporti.

La RBI deve inoltre fare i conti con una rupia in calo, che nei giorni scorsi si è attestata vicino ai minimi storici.

Per sostenere la valuta, l'istituto ha varato una serie di misure per attirare dollari statunitensi, tra cui un piano di depositi rivolto agli indiani residenti all'estero che ha raccolto circa 127 miliardi di dollari (113 miliardi di euro).

Questi interventi hanno fermato temporaneamente la caduta della rupia, ma la valuta è tornata sotto pressione mentre gli investitori esteri continuano a vendere azioni indiane e il prezzo del petrolio resta vicino a 100 dollari al barile.

In quanto terzo importatore mondiale di petrolio, l'India riceve di norma circa metà del suo greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, una rotta quasi completamente bloccata dall'inizio del conflitto.

Secondo gli analisti, ciò rende l'India una delle economie più esposte a uno shock energetico globale, con il rincaro di greggio e fertilizzanti che gonfia la fattura delle importazioni.

Risorse addizionali per questo articolo • AFP

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