A oltre undici anni dall'incidente, il tribunale doveva stabilire se lo Stato avesse fallito nei controlli sul copilota. Ora il ricorso è stato respinto
In Germania il tribunale regionale di Braunschweig ha respinto la richiesta di 30 familiari delle vittime del disastro Germanwings del 2015, che chiedevano un ulteriore risarcimento per il danno non patrimoniale direttamente alla Repubblica federale di Germania. Secondo i giudici, eventuali ulteriori richieste possono essere avanzate nei confronti della compagnia aerea Germanwings GmbH.
La sentenza riguarda lo schianto del 24 marzo 2015 sulle Alpi francesi, costato la vita a tutte le 150 persone a bordo dell'Airbus A320: 144 passeggeri e sei membri dell'equipaggio.
La causa contro lo Stato tedesco
I 30 familiari avevano citato in giudizio la Repubblica federale, chiedendo somme comprese tra 500 e 110.000 euro. Alla base della causa c'era la convinzione che l'Ufficio federale dell'aviazione non avesse verificato adeguatamente l'idoneità al volo del copilota Andreas Lubitz.
Secondo i familiari, le autorità avrebbero dovuto individuare isegnali che indicavano che Lubitz non era più nelle condizioni di pilotare un aereo. Il copilota, infatti, soffriva di gravi problemi psicologici e aveva ottenuto un certificato di malattia valido anche per il giorno dello schianto, senza comunicarlo alla compagnia.
Le indagini avevano stabilito che Lubitz provocò volontariamente la discesa dell'aereo, che si schiantò contro una montagna nella regione francese delle Alpi dell'Alta Provenza.
La Convenzione di Montreal
Il tribunale di Braunschweig ha fatto riferimento alla Convenzione di Montreal, il trattato internazionale che disciplina la responsabilità dei vettori nel trasporto aereo.
Secondo i giudici, i familiari possono far valere nei confronti di Germanwings pretese risarcitorie di entità analoga a quelle che intendono ottenere dallo Stato. Per questo, secondo il tribunale, non sussistono i presupposti per riconoscere un ulteriore risarcimento per danno non patrimoniale a carico della Repubblica federale.
La Convenzione, ha ricordato il collegio, consente in linea di principio di far valere sia diritti propri sia quelli al risarcimento del danno non patrimoniale trasferiti dagli originari titolari.
Per i familiari non è solo una questione di soldi
La decisione arriva a più di undici anni dalla tragedia. Per i familiari, tuttavia, il procedimento non riguarda soltanto l'entità dell'indennizzo, ma anche la possibilità di chiarire se e in che misura il disastro avrebbe potuto essere evitato.
Dopo lo schianto, Germanwings aveva versato 10.000 euro a ciascun familiare. Secondo il tribunale, eventuali ulteriori richieste di risarcimento dovrebbero quindi essere rivolte innanzitutto alla compagnia aerea.
Una posizione contestata dall'avvocato Elmar M. Gimulla, che rappresenta i familiari. Secondo il legale, in questo modo l'Ufficio federale dell'aviazione potrebbe sottrarsi alla responsabilità sostenendo di non avere strumenti sufficienti per esercitare i propri controlli.
Tra i familiari che hanno portato avanti la causa c'è Klaus Radner, che ha perso alcuni dei suoi cari nel disastro. Alla fine di agosto aveva spiegato che continuare a cercare risposte era, per lui, "l'ultima cosa che posso fare per i miei cari". E aveva aggiunto: "Continuerò a lottare fino alla fine".